Per capire qualcosa in più sulla vita di Santa Rita, è necessario fare un viaggio, seppur in questo caso virtuale, a Cascia, invasa da migliaia di fedeli e turisti in quanto cuore pulsante di spiritualità. Siamo nella zona più montuosa dell’Umbria, vicino al Parco Nazionale dei Monti Sibillini. E’ qui che questa deliziosa cittadina, rinomata per il suo zafferano, si trova adagiata sinuosamente sul colle Sant’Agostino, stretta nell’abbraccio di alteri rilievi che digradano sino al fiume Corno, affluente del Nera. Tappa imperdibile la Basilica di Santa Rita, consacrata il 18 maggio 1947 ed eletta a basilica nel 55, sotto il pontificato di Pio XII. Edificata grazie agli apporti economici di tanti devoti, sparsi per il mondo, con l’opera incessante della badessa Madre Teresa Fasce, che volle fortemente la sua costruzione per accogliere i devoti della Santa dei casi impossibili, è rivestita di travertino bianco, tipico delle case di Tivoli, con un impianto a croce greca con 4 grandi absidi laternali e una cupola centrale a dominare il presbiterio. La cappella di Santa Rita, come noto, ne custodisce il corpo, in un’urna in cristallo del 1930.
Su progetto dell’ingegnere del Vaticano monsignor Spirito Maria Chiapetta, l’edificio venne modificato in corso d’opera da Giuseppe Calori e Giuseppe Martinenghi. Sopra l’altare, contribuiscono all’atmosfera mistica della chiesa, tutta una serie di candelieri e una croce in argento sbalzato del XVII secolo. Sulla sinistra, tramite una porta molto stretta, si accede alla chiesa della beata Rita, dove è stata venerato il corpo della santa dal 1577 al 1974 Ai fianchi del portale sono situate dieci formelle a rilievo eseguite da Eros Pellini con Storie della vita di santa Chiara. Sull’architrave noterete l’iscrizione, tratta dall’antico sarcofago della santa, in cui è scritto “Salve Rita vas amoris, sponsa Christi dolorosa / tu de spinis Salvatoris pulchra nasceris ut rosa”, ovvero Salve Rita vaso d’amore sposa di Cristo dolorosa / tu dalle spine del Salvatore bella nasci come una rosa.
otto l’altare della cappella della Consolazione è custodito invece il corpo del beato agostiniano Simone Fidati, importante predicatore e scrittore che portò a Cascia il “Corpus Christi”. La tradizione afferma che il miracolo avvenne nel 1330 a Siena quando un sacerdote, che andava a portare la comunione ad un infermo, mise l’ostia nel breviario. Arrivato a casa del malato, notò che l’ostia si era trasformata in sangue e che le macchie di sangue avevano la fisionomia di un volto umano bellito da rilievi con l’Ultima Cena di Eros Pellini e che accoglie il “Corpus Christi”.


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