L’ultimo studio del fisico britannico Stephen Hawking sull’origine del cosmo, di cui erano stati anticipati i contenuti a pochi giorni dalla sua morte avvenuta lo scorso 14 marzo, è stato pubblicato sul “Journal of High Energy Physics”: il titolo è “A Smooth Exit from Eternal Inflation?” (“Un’uscita morbida dall’inflazione eterna?”).
L’argomento – spiega Media INAF – è quello dell’inflazione cosmologica: un periodo, immediatamente successivo al big bang, durante il quale l’universo si sarebbe espanso in modo vertiginoso.
Un periodo durato quanto a lungo? Sebbene lo scenario comunemente accettato preveda una durata di appena qualche frazione di secondo, secondo alcuni modelli – quelli, in particolare, dell’universo a bolle – si tratterrebbe di un processo in alcune “porzioni” del cosmo tutt’ora in corso. Questo perché gli effetti quantistici all’origine dell’inflazione, invece di arrestarsi, non farebbero altro che propagarsi all’infinito, innescando a cascata un’inarrestabile ramificazione di processi inflattivi in nuove regioni dell’universo. E dando così origine a una struttura a bolle – un frattale senza fine, ipotizzano alcuni – nella quale ciascuna “bolla” finirebbe per rappresentare un universo a sé. Un vero e proprio multiverso, dunque, nel quale il nostro particolare universo non sarebbe altro che una bolla fra tante – una bolla nella quale, essendo l’inflazione già terminata, si sono potute formare stelle, galassie, pianeti e anche esseri come noi.
La teoria non è nuova, soprattutto in relazione alla possibilità o meno di sottoporla a verifica sperimentale. La novità della proposta di Hawking e del collega Hertog sta nei limiti che cerca di porre all’infinità di questa struttura a bolle. Arrivando così a isolare un insieme circoscritto di universi possibili.


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