Astrofisica: ecco la stele di Rosetta dei blazar, un modello per svelare i segreti di altri oggetti celesti

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Le antiche iscrizioni delle piramidi egizie sono rimaste un mistero fino al 1799, quando è stata scoperta la cosiddetta stele di Rosetta: la prima chiave per decifrare i geroglifici e capire finalmente la lingua dei faraoni. Ora un gruppo internazionale di astronomi guidato dal Max Planck ha trovato la chiave per comprendere l’analogo spaziale della stele di Rosetta. Si tratta del nucleo galattico attivo della galassia OJ 287, che può essere considerato un prototipo per svelare alcune importanti caratteristiche di tutti i blazar – ovvero i ‘cuori’ delle galassie che contengono buchi neri supermassicci.

Gli scienziati – riporta Global Science – hanno scoperto che questo oggetto genera un getto di emissioni radio con un intervallo temporale di circa 22 anni. Si tratta di un flusso di plasma originato della zona centrale del nucleo, e osservabile appunto alla lunghezza delle onde radio. Gli astronomi del Max Planck sono riusciti a indagare questo fenomeno con un dettaglio senza precedenti, utilizzando radiotelescopi sparsi su tutto il globo. I risultati, pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, mostrano che modifiche nel moto di questo getto energetico genera due fenomeni differenti: la dispersione del getto stesso nel cielo e la variazione di luminosità dell’intera galassia (nell’immagine in alto, rispettivamente A e B).

Da qui il ruolo di ‘stele di Rosetta’ dei blazar: il meccanismo che regola le emissioni del nucleo galattico attivo di OJ 287 potrebbe essere utilizzato anche per spiegare lo stesso fenomeno in altri oggetti simili. In quest’ottica, il getto di plasma sarebbe un po’ come il greco antico utilizzato per decifrare i geroglifici – in termini astronomici, i misteriosi blazar che abitano le galassie dell’universo.