Cacciatori di stelle cadenti? Il ‘bottino’ più ricco potrebbero assicurarselo quelli che scruteranno la volta celeste da Alicudi e Filicudi; dalla parte nord dell’Alto Adige, al confine con l’Austria; dalla Sardegna, soprattutto a metà della costa est; dalla Maremma toscana verso il grossetano e da alcune zone della Basilicata.
Impresa più difficile, invece, per chi trascorrerà la Notte di San Lorenzo in Val Padana o nelle grandi città come Roma, Napoli, Torino e Milano, nella valle dell’Arno o in Puglia (Gargano a parte).
Vita dura per gli appassionati italiani di astronomia e per chi, più semplicemente e secondo tradizione, non rinuncia ad esprimere desideri. Perché l’inquinamento luminoso (l’eccesso di illuminazione che compromette la visione nitida della volta celeste) complica un po’ le cose, soprattutto in Italia.

E allora? Per assicurarci una notte di San Lorenzo davvero magica, il primo consiglio è di consultarele mappe del buio e dell’inquinamento luminoso realizzate da CieloBuio perché se la situazione dell’inquinamento luminoso riguarda tutto lo Stivale, qualche eccezione c’è e chi vive o può recarsi in queste ‘isole di buio’ potrà godersi una notte davvero magica.
Questo non vuol dire che nei giorni precedenti o successivi non si possano avvistare le ‘lacrime’ del Santo, ovvero lo sciame delle Perseidi, ma è un paio di giorni dopo il fenomeno astronomico dà il meglio di sé.
L’orario migliore? Dopo la mezzanotte, andando verso mattina, ‘‘quando più luci sono spente e la Terra, percorrendo la sua orbita, ci pone proprio di fronte alle stelle cadenti. Un po’ come quando andiamo in auto verso un temporale: dal parabrezza vediamo molte più gocce di pioggia che non dal lunotto posteriore”, spiega il presidente di CieloBuio. E per chi abita in una grande città, come le citate Roma e Napoli, Torino e Milano, il consiglio è di farsi almeno 30-40 km per allontanarsi dall’area urbana e ridurre l’impatto dell’inquinamento luminoso sulla visibilità del cielo.