Esiste una relazione tra inquinamento ambientale degli interferenti endocrini e insorgenza dell’autismo?

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Il 16 Agosto è stato pubblicato uno studio che dimostrava il ruolo dell’insetticida dichlorodiphenyltrichloroethane DDT nell’insorgenza dell’autismo in 778 bambini in uno studio osservazionale condotto dal 1987 al 2005 in cui veniva misurato il livello di DDT nel sangue di più di un milione di gestanti. Esiste una relazione tra inquinamento ambientale degli interferenti endocrini (varie sostanze chimiche di uso quotidiano) e insorgenza dell’autismo? Il 21 Agosto nel corso della 6 Sessione, dedicata a Salute ed Ambiente (Health and Environment), tenutasi nell’ambito dei Seminari sulle Emergenze Planetarie presso il Centro Ettore Majorana di Erice (Presieduta dal Prof. Antonino Zichichi), la Prof. Emilie Rissman dell’Università della Nord Carolina)  – spiega in una nota il Centro – ha riportato la riduzione del comportamento di  “contatto  sociale” equiparato all’autismo umano in un modello murino, in cui i topi esposti durante lo sviluppo embrionale e fetale al BPA (Bisfenolo A) mostravano comportamenti interattivi diversi dai soggetti non esposti. E’ per questo motivo che gli scienziati riuniti ad Erice concordano che gli inquinanti noti come interferenti endocrini, che agiscono a concentrazioni bassissime, dosabili solo con metodiche altamente sensibili (quali la spettrometria di massa), vadano eliminati dai nostri alimenti, cosa che dovrebbe avvenire dal 6 Settembre p.v. a fronte della normativa Europea emessa nel Febbraio 2018. La Prof. Rissman, ha inoltre descritto, per quanto riguarda lo sviluppo neuro comportamentale, il meccanismo d’azione del BPA, nel modello murino studiato, come dovuto ad alterazioni epigenetiche (cioè dell’espressione genetica) che vengono trasmesse anche  alle successive generazioni (4 e 5) ma sono modificabili da fattori ambientali, inclusa l’interazione madre-figlio come affermato dal Prof. Stefano Parmigiani per quanto riguarda studi condotti su modelli animali e non sull’uomo come è stato erroneamente riportato.

Questi dati, pertanto, non solo stressano la necessità di monitorare la reale abolizione del BPA da imballaggi e contenitori alimentari (soprattutto da quelli dei neonati)“, “vigilando sulla re-introduzione di sostanze analoghe al BPA che ne abbiano gli stessi effetti tossici, ma trasmettono anche, per la scoperta del meccanismo epigenetico, un forte messaggio di speranza sulla identificazione di metodiche per la diagnosi precoce e di protocolli terapeutici innovativi. In effetti studi di epigenetica sullo sviluppo delle capacità cognitive dovute alla relazione madre figlio, condotti in modelli animali di primati non umani, possono essere cruciali per l’identificazione precoce dei sintomi della malattia e per la messa a punto di strategie terapeutiche “epigenetiche” da adottare nelle prime fasi dello sviluppo postnatale per mitigarne gli effetti.

Un workshop specifico su queste tematiche dal titolo Epigenetic in cognition, developmental and evolutionary perspectives, organizzato dal Prof. Parmigiani, sarà tenuto ad Erice dal 25 al 29 Settembre p.v.  La complessità dell’argomento, non di facile divulgazione, può essere fonte di distorsione con comunicazioni sintetiche a “spot” di fulmineo impatto da parte di media generalisti, con conseguenti falsi allarmismi e reazioni non rispondenti agli argomenti originariamente trattati da parte dei lettori più sensibili all’argomento.