Dista 3.500 km dalla costa del Cile, ed è una nota destinazione turistica, soprattutto per la straordinaria collezione di 900 monumentali figure umane in pietra che la popolano, con tratti distintivi e un’altezza che arriva a 10 metri: l’isola di Pasqua è una meta molto apprezzata, con le sue statue, i Moai, scolpite dal popolo dei Rapa Nui, che si ritiene sia arrivato nell’isola del sudest del Pacifico nel XII secolo.
La località sta diventando affollata da turisti e immigrati dalla terraferma, tanto da trasformarsi in una minaccia per lo stato di salute dell’isola.
Da oggi i turisti che desiderano visitare l’isola di Pasqua non possono fermarsi più di 30 giorni, a seguito dell’entrata in vigore di una misura per regolamentare la crescita della popolazione, in modo da garantirne la sostenibilità ambientale. Il periodo massimo di soggiorno è stato ridotto da 90 a 30 giorni per cileni non Rapa Nui e stranieri. Chi vuole visitare l’isola di Pasqua da oggi deve riempire un formulario, avere una prenotazione alberghiera o l’invito di un isolano e un biglietto di andata e ritorno, mentre può andare a vivere sull’isola solo chi è genitore, partner o figlio di un Rapa Nui. Possono risiedere sull’isola anche i dipendenti pubblici, i dipendenti di società che forniscono servizi al governo e chi ha un’attività economica familiare indipendente.
Secondo l’ultimo censimento, del 2017, sull’isola vivevano 7.750 persone, quasi il doppio della popolazione di qualche decennio fa, prima del boom turistico ed edilizio.
Sostenibilità ambientale: isola di Pasqua affollata, vacanze a tempo limitato


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