Terremoto Molise, il sismologo: “Noi cittadini dobbiamo prepararci a salvare le nostre vite se non ci pensa lo Stato”

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L’Appennino è fortemente sismico, se non ci pensa lo Stato a prepararsi, è bene che noi stessi cittadini ci prepariamo a difendere le nostre vite“. Così il sismologo Antonio Moretti, sulla propria pagina Facebook all’indomani dell’ultima scossa di terremoto che qualche giorno fa ha scosso il Molise e non solo. “La crisi sismica attuale – spiega Moretti – è focalizzata su di una struttura trascorrente circa E-W, già ben nota e studiata. Il meccanismo focale, cioè la soluzione degli sforzi che agiscono sul piano di faglia rilevabile sul sito INGV, è perfettamente coerente con la struttura indicata, che va da Campobasso fino alla punta del Gargano. Il terremoto più forte su questa struttura è stato quello del 1627, che fece 1500 vittime prevalentemente a causa di un maremoto che colpi le coste di Lesina. Anche a Manfredonia ci fu un maremoto che, secondo le cronache dell’epoca, raggiunse la metà dell’altezza delle mura del forte verso la marina“.

“Le scosse attuali sono più all’interno rispetto al 1627 ma sulla stessa struttura. Trattandosi di una faglia trascorrente – precisa Moretti – , cioè a piano verticale e scorrimento orizzontale, non si può parlare di “scosse di assestamento” come nelle faglie appenniniche, ma di ulteriori scorrimenti lungo il piano di faglia. Con queste premesse, temo che un minimo di prudenza sia d’obbligo. Facendo i debiti scongiuri, non è impossibile un terremoto di maggiore intensità. Per chi sta lungo la costa, il rischio non è tanto del crollo di abitazioni quanto di possibili onde di maremoto. Certo non paragonabili a quelle del Pacifico, ma sufficienti per costituire pericolo. Quindi se dovete uscire, non dormite sulla spiaggia. Se io abitassi nell’interno francamente dormirei in auto – conclude l’esperto -. Per chi invece si sente sicuro in casa, meglio avere vicino al letto una sorgente di luce, torcia o cellulare, non si sa mai fosse necessaria una fuga improvvisa, ingloriosa ma salutare”.