Secondo una ricerca condotta dal National Institute on Ageing negli Stati Uniti, il consumo giornaliero di aspirina non ridurrebbe il rischio infarto e ictus, e invece aumenterebbe “significativamente” il rischio di sanguinamento, in particolare nel tratto gastrointestinale e nel cervello.
I ricercatori hanno studiato 19.114 persone anziane, 16.703 in Australia e 2.411 negli Stati Uniti: i partecipanti allo studio sono stati seguiti per circa 4.7 anni.
Tra le persone che hanno assunto aspirina, il 90,3% è rimasto in vita alla fine del trattamento senza invalidità fisica persistente o demenza, rispetto al 90,5% di coloro che hanno assunto un placebo. Il gruppo che assumeva aspirina ha mostrato un aumentato rischio di morte rispetto al gruppo placebo: è deceduto il 5,9% dei partecipanti che assumeva aspirina contro il 5,2% che assumeva un placebo.
Si è inoltre osservato che l’aspirina sarebbe associata a un aumentato rischio di sanguinamento, principalmente nel tratto gastrointestinale e nel cervello: si sono registrati casi di sanguinamento clinicamente significativo nel 3,8% del gruppo che ha assunto aspirina e nel 2,7% tra coloro che hanno preso un placebo.


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