E’ allarme polmoniti in Italia. In particolare, la legionella, malattia infettiva che colpisce l’apparato respiratorio e si trasmette attraverso l’acqua nebulizzata per inalazione, torna a preoccupare società e istituzioni. Particolarmente colpita la Lombardia, con picchi di casi registrati nella bassa bresciana orientale e in altre zone della regione.
“Insieme alle Ats coinvolte, stiamo facendo tutto il possibile per fare chiarezza. Dai risultati delle indagini, fin qui eseguite, mi sento di tranquillizzare tutti, i cittadini in primis, sul fatto che la curva epidemica appare in calo, il numero crescente di casi che stiamo fornendo rappresenta una fotografia dell’ultima settimana, frutto di indagini sempre più dettagliate”.
A dirlo è l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, in Consiglio regionale. A partire dal 2 settembre sono stati 235 gli accessi in pronto soccorso, il maggior numero nelle giornate di giovedì 6 e venerdì 7 settembre, 196 le persone attualmente ricoverate, 12 hanno rifiutato ricovero o sono già dimesse, due i decessi (uno con diagnosi accertata di legionellosi), 12 i casi confermati (compreso il decesso).
Per quanto riguarda quelli clinicamente impegnati e ricoverati in reparti di terapia intensiva il numero sale a 9. L’ultimo, nel bresciano, di un giovane di 29 anni che, dopo essersi presentato al pronto soccorso di Gavardo (Brescia) con i sintomi della legionella, è stato trasferito al San Gerardo di Monza. Il 70% delle persone che è stata da colpita da polmonite sono uomini, prevalentemente maschi anziani e over 60, o con patologie che comportano immunodepressione e fattori di rischio quali il fumo.
Farebbe eccezione il 29enne che avrebbe avuto comunque già presentato un quadro clinico complesso. “Prosegue la ricerca clinica sui singoli casi – ha detto l’assessore Gallera – per avere certezza dell’agente eziologico delle polmoniti nei ricoverati”. A destare particolare attenzione è stato un accesso in numero superiore a quello atteso al pronto soccorso di Montichiari (Brescia) di persone con polmonite, nel tardo pomeriggio di giovedì 6 settembre, per il quale è stato allertato il dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria dell’Ats, Agenzia tutela alla salute, Brescia.
“Da subito – ha spiegato Gallera – stante i quadri clinici e di laboratorio, è stato escluso che si trattasse di un virus. Sono stati ricercati i possibili batteri interessati: legionella, pneumococco, coxiella, in quanto possibili agenti di polmoniti ‘di comunità'”.
I comuni colpiti, che quindi hanno registrato almeno cinque casi, Carpenedolo, Montichiari, Asola, Remedello, Calvisano, Acquafredda, Desenzano, Isorella, Visano, si trovano tutti tra Brescia e Mantova e risultato affacciati sul fiume Chiese. Al momento non sembra sussistere il pericolo sulle limitazioni all’uso di acqua pubblica, punto sul quale anche Gallera ha tranquillizzato.
“Sono stati convocati – ha precisato l’assessore – da subito i gestori degli impianti di distribuzione dell’acqua potabile per verificare eventuali interconnessioni delle reti tra i comuni: tale evenienza è stata esclusa. Sono stati effettuati campionamenti alla rete idrica, con più di 50 punti considerati, nelle abitazioni dei soggetti con diagnosi di legionellosi“.
Ai casi lombardi se ne aggiunge un altro avvenuto a Torino. Una donna di 61 anni sarebbe morta a causa della malattia in una nota clinica privata della città. La vittima sarebbe venuta a contatto con il batterio, secondo i conoscenti, al mare durante le vacanze. Sono in corso indagini dell’Ufficio di igiene sull’origine del batterio e dell’infezione
