San Rossore 1938: al via la mostra “Ebrei in Toscana XX-XXI Secolo” e il ciclo di film e incontri “Italia anno 5779”

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Mercoledì 12 settembre a Pisa è stata una giornata di eventi nell’ambito di “San Rossore 1938”.

Alle 17.30 al Giardino Scotto (Sotterraneo del Bastione Sangallo, Lungarno Fibonacci, 2) è stata inaugurata la inaugura la mostra “Ebrei in Toscana XX-XXI Secolo”, a cura di ISTORECO (Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nella Provincia di Livorno). Alle 18.30, nello stesso luogo, si è svolta la presentazione del libro “San Rossore 5 settembre 1938. Il seme cattivo delle leggi razziali in Italia” a cura di Mafalda Toniazzi (Pisa University Press, 2018) con Paolo Pezzino, presidente Istituto Nazionale “Ferruccio Parri” – Rete degli Istituti Storici per la Resistenza e per l’Età Contemporanea.

Alle 20.30 al Cinema Arsenale (Vicolo Scaramucci, Pisa) ha quindi preso il via ciclo di film e presentazioni “Italia anno 5779”, in tutto 10 appuntamenti sino al 5 novembre.  Alle 22 la serata si è conclusa con la proiezione del film “La lunga notte del 43” di Florestano Vancini (1960), da Una notte del ’43 di Giorgio Bassani. Il programma completo di “Italia anno 5779”  è disponibile sul sito dell’Università di Pisa e del Cinema Arsenale. Fra gli eventi e i protagonisti, da sottolineare il 19 settembre alle 20,30 al Cinema Arsenale la proiezione del film “1938. Diversi” di Giorgio Treves, la prima uscita nelle sale dopo la presentazione al Festival del Cinema di Venezia, e il 4 ottobre dalle 16 la giornata dedicata a Giorgio Bassani con la figlia, Paola Bassani Pacht.

La mostra “Ebrei in Toscana XX-XXI Secolo”, ad ingresso gratuito e visitabile fino al 1 novembre 2018, racconta 100 anni di vita delle comunità ebraiche toscane e i loro intrecci con il resto delle comunità ebraiche italiane e internazionali.

Il percorso espositivo sviluppa il tema della Shoah in modo analitico e approfondito, ma non esclusivo. L’attenzione è sulla storia della minoranza ebraica in epoca contemporanea. Si comincia con il periodo risorgimentale – sarà a partire dall’Unità d’Italia che questa comunità diventerà una componente portatrice di eguali diritti e possibilità – per arrivare alla Iª Guerra Mondiale, alla quale gli ebrei parteciparono numerosi combattendo molto spesso nelle file degli ufficiali. Quindi con l’avvento del fascismo, si racconta di come gli ebrei abbiano avuto comportamenti simili a tutti gli altri cittadini italiani, in parte schierati a sostegno, in parte avversari del regime e in parte ancora nascosti in quella zona occupata dalla grande maggioranza che non applaudì, né si oppose.

All’interno del grande capitolo della persecuzione, la mostra indaga quindi delle fughe, degli arresti, della morte, attraverso alcune vicende individuali seguite nel loro percorso, per raccontare la materialità e la diversità di queste storie il cui lieto fine spesso è stato legato solo al caso.

Il racconto si conclude con il secondo dopoguerra e fa capire come, dalle macerie delle sinagoghe distrutte, la realtà delle comunità ebraiche si sia ristrutturata e al contempo come si siano sviluppate e strutturate le politiche della memoria nello spazio pubblico.