Vesuvio, vulcanologi a confronto: “Ecco come migliorare la difesa in città”

Sei giornate per mettere oltre 800 ricercatori mondiali a confronto su come “tradurre le conoscenze scientifiche sul rischio vulcanico in azioni di protezione civile a favore della popolazione”. Così Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcalogia, introduce il congresso internazionale ‘Cities on Volcanoes’, che da oggi al 7 settembre riunisce alla Mostra d’Oltremare di Napoli scienziati e decision maker sulle citta’ che sorgono in zone vulcaniche.

Tra i temi al centro delle discussioni anche la divulgazione scientifica dei dati, sempre più necessaria: “Spesso – spiega Doglioni – il tam tam sui social è più seguito delle informazioni scientifiche che mettiamo sul sito dell’Ingv. Bisogna lavorare per far crescere la consapevolezza tra la popolazione, che deve sapere che eruzioni accadranno in futuro, non sappiamo quando, ma accadranno. Ad esempio Napoli e Pozzuoli hanno una stratigrafia, una memoria delle rocce che ci dice che quello che e’ accaduto in passato accadra’ ancora, ma al momento non abbiamo nessuna indicazione di variazione sull’area vulcanica dei Campi Flegrei dove resta un livello di allerta giallo. L’area è monitorata attentamente su tutti gli aspetti di sismicita’, degassamento, variazioni altezza del suolo, dati Gps e satellitari, e questo vale anche per il Vesuvio e per Ischia, dove il sisma del 2017 può essere associato a fenomeni di insorgenza del vulcano dell’isola”.

A Napoli tanti saranno i focus con i ricercatori, tra cui un confronto tra due aree altamente urbanizzate e a rischio vulcanico come Napoli e Kagoshima, in Giappone, mentre il 6 settembre i lavori si concentreranno sulla panificazione urbanistica nelle citta’ esposte al rischio vulcanico.