Accadde oggi: nel 1943 a Roma il rastrellamento di oltre mille Ebrei tra cui 200 bambini, la maggior parte morì ad Auschwitz

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Era l’alba, le 5:30 del mattino, quando il 16 ottobre 1943 a Roma trecentosessantacinque uomini delle SS tedesche diedero il via al tragico rastrellamento nelle case della comunità ebraica della capitale. Il giorno non fu scelto a caso: di sabato, festivo per gli ebrei, avrebbero trovato in casa quasi tutti i componenti delle famiglie. La retata coinvolse non solo il ghetto, ma anche altre zone della città: 1259 persone vennero sequestrate e condotte a bordo di camionette militari al Collegio Militare di Palazzo Salviati. Da qui, dopo diversi giorni di controlli, furono rimandati a casa solo 237 cittadini. Tutti gli altri, a bordo di un treno composto da 18 carri bestiame, partirono per il campo di sterminio di Auschwitz. Dopo due anni, nel 1945, di tutti coloro che erano saliti a bordo di quel treno dell’orrore, tornarono a casa solo sedici persone, una donna e quindici uomini. La voce dei bambini e di tutti gli altri ebrei rastrellati si spense per sempre.

Fanno riflettere, lette oggi, le parole del testo “La resistenza silenziosa. Leggi razziali e occupazione nazista nella memoria degli ebrei di Roma” a cura di Marco Impagliazzo: “Il 16 ottobre 1943 è una data importante per la comunità ebraica di Roma, ma anche per la città intera. Per gli ebrei romani è l’ultima tappa di un triste itinerario iniziato nel settembre del 1938 con la promulgazione delle leggi razziali. Tra queste due date esiste un profondo legame: per molti ebrei romani infatti le leggi razziali hanno rappresentato l’anticamera dei campi di sterminio nazisti”. Si legge ancora nel testo: “Dal 1938 gli ebrei in Italia devono diventare “invisibili”. Tuttavia, come avrebbe mostrato il 16 ottobre, gli ebrei erano molto visibili, facilmente reperibili: erano registrati in una lista, quindi perfettamente identificabili, per separare il loro destino dal resto della popolazione romana”.

“In molte storie degli ebrei romani e italiani risuona l’interrogativo: perché le leggi razziali discriminavano senza motivo alcuno una parte degli italiani? Si legge nel diario inedito di un ufficiale delle Regie Forze Armate: «Perché anche da noi si è ripresa la persecuzione contro gli israeliti? E si sono emanate quelle leggi sulla difesa della razza che sono il disonore della moderna civiltà?». Certo non tutti gli italiani condividevano la persecuzione nei confronti degli ebrei: probabilmente la maggioranza era contraria. Non solo una diffusa contrarietà ma pure con significativi episodi di solidarietà verso i perseguitati. Lo Stato dichiaratamente antisemita era spesso contraddetto, a livello pratico, alla gente che non lo seguiva. Il vissuto degli ebrei mette anche in luce come niente fosse ideologicamente prestabilito nel comportamento dei romani”. 

La memoria, come sempre, è fondamentale nella vita e nella storia di un popolo. Dimenticare questi fatti, dimenticare di cosa può essere capace l’uomo, dimenticare che alcune cose possono accadere e sono accadute, è il modo più tristemente efficace per fa sì che tutto questo orrore possa ripetersi in futuro. Le morti innocenti non hanno mai giustificazione, e inoltre i segnali per arrivarci sono tanti ed evidenti. Dunque si rende imperativo non chiudere gli occhi, non far finta di non riconoscere quei segnali, qualora si ripresentino. Perché se la storia è maestra di vita, probabilmente è soprattutto questo ciò che deve insegnare.