“Si ripresenta l’incubo della blue tongue in Sardegna. Questa volta a far paura è il sierotipo 3 del quale ancora non è presente nell’isola il vaccino, che si aggiunge agli altri due sierotipi (1 e 4) attivi nell’isola“: lo spiega in una nota Coldiretti Sardegna, che ha scritto nei giorni scorsi all’assessore regionale alla Sanità per manifestare “tutta la propria preoccupazione per questo nuovo rinfocolamento che rischia di danneggiare soprattutto il settore bovino con il blocco delle esportazioni. Blocco che, vista l’organizzazione del settore bovino da carne basato sull’esportazione dei vitelli vivi, rischia di causare ingenti perdite“. L’isola è interessata dall’epidemia della blue tongue “da ormai 15 anni, nel corso dei quali ci sono state diverse ondate virulente che hanno da una parte decimato le greggi e dall’altra bloccato l’esportazione dei bovini oltre Tirreno. Problema quest’ultimo particolarmente temuto visto che il settore bovino da carne sardo esporta la maggior parte dei propri vitelli fuori dalla Sardegna vista la mancanza di centri di ingrasso. Il blocco delle movimentazioni oltre al non rispetto dei contratti in essere crea non pochi problemi agli allevatori che si ritrovano ad avere ulteriori spese per il mantenimento degli animali che nel frattempo crescono e non rispettano più gli standard contrattuali.
“Siamo molto preoccupati per questo nuova epidemia – sostiene il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -, anche perché purtroppo conosciamo bene le conseguenze. Per questo abbiamo scritto all’assessore alla Sanità manifestando la nostra preoccupazione e chiedendo la massima attenzione e monitoraggio perché con il blocco delle esportazioni sono a rischio milioni di euro in un periodo positivo per il settore dopo la firma di contratti di filiera vantaggiosi”. “Alla Regione abbiamo chiesto di intervenire immediatamente con l’arrivo e l’implementazione dei vaccini per i sierotipi 1 e 4– dice il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -. Mentre per quanto riguarda il sierotipo 3, per il quale manca il vaccino, chiediamo di poter utilizzare l’esame APCA per aprire le frontiere e poter esportare”.


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