Halloween è dietro l’angolo e alcuni festeggeranno guardando film horror su zombie che mangiano il cervello. Purtroppo non serve viaggiare molto con la fantasia per pensare ad un simile scenario: i parassiti della vita reale che si nutrono del cervello umano sono più difficili da eliminare della loro controparte cinematografica. Ora i ricercatori hanno sviluppato delle nanoparticelle d’argento rivestite di farmaci antiepilettici in grado di uccidere l’ameba “mangia cervello”, senza nuocere alle cellule umane. I risultati di questo nuovo studio sono stati pubblicati su ACS Chemical Neuroscience.
Anche se rare, le infezioni causate dall’ameba “mangia cervello” (Naegleria fowleri) sono quasi sempre mortali. La maggior parte dei casi è provocata dall’inalazione di acqua calda e sporca di stagni, sorgenti termali e piscine senza cloro. Un’altra specie, Acanthamoeba castellanii, può causare cecità entrando negli occhi attraverso lenti a contatto sporche. I trattamenti più comuni includono farmaci antimicrobici, che però causano spesso gravi effetti collaterali a causa delle alte dosi richieste per accedere al cervello.
Ayaz Anwar e colleghi si sono chiesti se 3 farmaci antiepilettici (diazepam, fenobarbital e fenitoina) potessero uccidere l’ameba, da soli o in combinazione con nanoparticelle d’argento, che possono migliorare la somministrazione dei farmaci, aggiungendo anche i loro effetti antimicrobici. I farmaci sono noti per attraversare la barriera emato-encefalica. Il team ha chimicamente legato i farmaci alle nanoparticelle d’argento ed esaminato la loro abilità di uccidere l’ameba.
I ricercatori hanno scoperto che ognuno dei tre farmaci da solo poteva uccidere le specie N. fowleri e A. castellanii, ma che agiva meglio quando legato alle nanoparticelle. Questa combinazione proteggeva le celle umane dai microbi, aumentando il tasso di sopravvivenza rispetto alle cellule umane infettate e non trattate. I ricercatori propongono che questi farmaci, con il contributo della nanoparticelle d’argento, siano in grado di uccidere l’ameba legandosi ai recettori di proteine o ai canali ionici sulla membrana degli organismi unicellulari.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?