Incidenza del diabete in forte crescita: allarme maculopatia e retinopatia diabetica

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Il diabete è una delle patologie croniche a più ampia diffusione nel mondo, in particolare nei Paesi industrializzati, e costituisce una delle più rilevanti e costose malattie sociali della nostra epoca. Secondo le stime attuali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel mondo vivono 422 milioni di diabetici. In Italia, secondo l’ISTAT, il diabete colpisce il 5,5% della popolazione pari a 3,2 milioni di persone, ma tra gli ultrasettantacinquenni si arriva al 20,3%. Inoltre si stima che circa da un terzo a metà dei casi di diabete di tipo 2 già insorti non siano ancora diagnosticati in quanto asintomatici. Il diabete, soprattutto per il suo carattere di cronicità e per la tendenza a determinare complicanze nel lungo periodo e per il progressivo spostamento dell’insorgenza verso età giovanili, rappresenta un problema sanitario globale che ha messo in allarme tutti i servizi sanitari delle varie nazioni.

La retinopatia diabetica
«Il più rilevante problema di salute pubblica secondo l’OMS è proprio il diabete e le sue complicanze – spiega il professor Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia all’Università Vita e Salute di Milano – Tra queste una delle più invalidanti è la retinopatia diabetica, che rappresenta la principale causa di cecità, soprattutto nei soggetti in età lavorativa cioè quelli tra i 20 e i 65 anni che abitano nei Paesi industrializzati».

Crescita esponenziale
I dati epidemiologici sono allarmanti. Secondo una delle più ampie meta analisi (ovvero uno studio scientifico realizzato analizzando centinaia di altre ricerche), prodotta dall’Imperial College School of Public Health di Londra e pubblicato su Lancet nell’aprile del 2016, basato su 751 studi realizzati tra il 1980 e il 2014 in 146 Paesi ha evidenziato come in 34 anni il numero di diabetici sia quadruplicato. In particolare gli uomini sono aumentati del 9% e le donne dell’8%. Continuando questo trend nel 2025, cioè fra sette anni si arriverà a 700 milioni di pazienti diabetici. Un’emergenza che rischia di causare il collasso dei sistemi sanitari di tutti i paesi.

La situazione italiana
Anche nella nostra penisola la diffusione del diabete è aumentata vertiginosamente: e? quasi raddoppiata in trent’anni (coinvolgeva il 3% della popolazione nel 1980), ma se il confronto viene limitato al 2000, nel 2016 le persone con diabete sono aumentate in valore assoluto di oltre 1 milione mentre la prevalenza è passata da 3,8% a 5,3%. Tale aumento e? dovuto in parte all’invecchiamento della popolazione e alla diffusione di condizioni a rischio come sovrappeso e obesità, scorretta alimentazione, sedentarietà e disuguaglianze economiche.

Emergenza pandemia
Il diabete colpisce senza distinzione di sesso e di razza; è presente in tutti i Paesi, ma la massima prevalenza si ha nelle nazioni più industrializzate: è considerata infatti la “malattia dei ricchi” perché tende ad aumentare in concomitanza con l’avanzare del benessere socioeconomico. Per questo motivo l’OMS lo ha definito una vera e propria “pandemia”, utilizzando un termine che normalmente viene riservato alle malattie infettive.

Retinopatia diabetica, prima causa di cecità

diabeteIl diabete è una patologia cronica – non si guarisce – e “sistemica” ossia colpisce tutto l’organismo: occhi, reni, cuore, vasi sanguigni e nervi periferici. L’occhio è l’organo più a rischio e, soprattutto, lo è la retina, la sua parte più nobile dove hanno sede i recettori della luce. Tra le complicanze più gravi e frequenti del diabete c’è infatti la retinopatia diabetica: come detto tra le principali cause di ipovisione e cecità, soprattutto nei soggetti in età lavorativa cioè quelli tra i 20 e i 65 anni che abitano nei Paesi industrializzati.

«I dati epidemiologici oggi disponibili – spiega Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico – indicano che la retinopatia diabetica si riscontra in circa un terzo dei pazienti diabetici e nel 2% dei soggetti è presente una forma grave di tale complicanza». Una meta-analisi basata sugli studi condotti in 14 Paesi tra il 1990 e il 2012, ha rilevato che la retinopatia diabetica è la causa principale di cecità e di gravi deficit visivi. Un altro studio (Leasther Diabetes Care, 2016) ha evidenziato come anche la retinopatia diabetica sia in forte aumento: dal 1990 al 2010 ha causato un incremento di cecità del 27% (e del 64% di gravi difetti visivi). I dati assoluti confermano la gravità della patologia:

  • su 32 milioni di persone cieche nel mondo, i casi dovuti alla retinopatia diabetica superano le 900mila unità;
  • 191 milioni di persone hanno gravi deficit visivi da retinopatia diabetica.

L’esame che salva dalla cecità
La retinopatia diabetica è una condizione patologica altamente invalidante i cui sintomi spesso compaiono tardivamente, quando le lesioni sono in fase avanzata e le possibilità di trattamento sono ridotte. Anche in assenza di sintomi chi è diabetico si deve sottoporre con una certa periodicità a visite oculistiche che prevedono l’esame del fondo oculare e l’OCT (Tomogra?a a Coerenza Ottica), un esame molto accurato e non invasivo, che richiede meno di due minuti, che non dà falsi positivi, né falsi negativi. «E’ cruciale fare l’OCT – spiega il professor Francesco Bandello Ordinario di Oftalmologia, H San Raffaele – perché è il mezzo che permette una diagnosi precisa ma soprattutto è indispensabile fare l’esame precocemente, alle prime avvisaglie dei sintomi della malattia. Come sempre in medicina è la prevenzione la strada della salute».

Screening precoci
I programmi di screening ed i trattamenti precoci per la retinopatia diabetica consentono di ridurre in maniera significativa le gravi complicanze visive e i casi di ricovero. I dati a disposizione fanno ritenere che una diagnosi tempestiva e trattamenti appropriati ridurrebbero del 50-70% i casi di grave compromissione visiva a causa del diabete. Tuttavia, rimane ancora troppo elevato il numero di pazienti colpiti dalle complicanze più gravi della retinopatia diabetica.

I problemi per la sanità pubblica
Recentemente il Centre for Economic and International Studies – CEIS dell’Università di Roma Tor Vergata ha elaborato uno studio prospettico per meglio definire quale futuro potrebbe delinearsi in termini epidemiologici e relativi costi della retinopatia diabetica. La simulazione effettuata ha documentato che tra il 2015 e il 2025 si stima un aumento complessivo di circa 150.000 pazienti retinopatici sul territorio nazionale, pari al 18%. Lo studio, inoltre, ha evidenziato la presenza di un aumento di pazienti affetti da retinopatia diabetica che necessitano di ricovero ospedaliero e che si prevede passino dai circa 124.000 nel 2015 a circa 156.000 nel 2025. In presenza di un’offerta sanitaria già carente in questo settore, l’aumento del 18% della popolazione con retinopatia diabetica comporterà ulteriori problemi alla qualità dei servizi erogati e all’outcome sanitario dei pazienti stessi. Questi dati sottolineano una importante priorità per il nostro  Servizio Sanitario Nazionale: se non si interviene da subito in maniera adeguata, i problemi legati ad ipovisione e cecità aumenteranno drasticamente e con essi, inevitabilmente, anche i costi diretti e indiretti legati alla patologia. Tutto ciò determinerà così una maggiore iniquità di accesso alle cure per i nostri pazienti.

Programmazione sanitaria per affrontare la crisi
Alla luce di tali premesse risulta, quindi, necessaria una programmazione sanitaria in grado di garantire una migliore gestione del paziente affetto da retinopatia diabetica, che miri ad un maggiore controllo dei fattori di rischio quali glicemia, ipertensione arteriosa, dislipidemie; ad identificare precocemente la retinopatia mediante uno screening sulla popolazione diabetica, per migliorare la prognosi visiva e ridurre i costi; a garantire gli interventi necessari e un follow up adeguato nel tempo a tutti i pazienti.

Una nuova arma contro maculopatia e retinopatia diabetica

Se è vero, come purtroppo hanno rilevato le ultime previsioni dell’Organizzazione Mondiale   della Sanità, che il diabete sta diventando una pandemia globale e che anche le due complicanze più gravi di questa patologia, ossia la maculopatia e la retinopatia diabetiche, secondo le ultime rilevazioni statistiche dei più accreditati studi epidemiologici confermano un aumento esplosivo; è altrettanto vero che la ricerca scientifica ha trovato misure terapeutiche di straordinaria efficacia.

L’intelligenza artificiale: prodigio scientifico
Come è noto l’intelligenza artificiale, spesso indicata semplicemente con AI (Artificial Intelligence), è l’abilità di un sistema tecnologico di risolvere problemi o svolgere compiti e attività tipici della mente e dell’abilità umane. Computer sempre più potenti e la possibilità di avere enormi quantità di dati hanno reso possibile la creazione di software molto elaborati, che cambieranno radicalmente la nostra vita. Alcuni di questi prodigi e innovazioni fanno già parte della nostra vita, per esempio gli assistenti virtuali degli smartphone, come Siri, o i sistemi che consigliano che libro acquistare o film vedere i base ai nostri comportamenti. Sono software intelligenti che imparano dall’esperienza e sviluppano autonomamente la capacità di risolvere problemi. E che hanno già portato (e porteranno) importanti trasformazioni in medicina, uno dei campi di applicazione dell’intelligenza artificiale più interessanti: aiuteranno sempre più i medici a raccogliere, analizzare e organizzare i dati clinici, fare diagnosi precoci, pianificare trattamenti e trovare le migliori soluzioni per i pazienti. L’Intelligenza Artificiale è la grande speranza del 21esimo secolo in tutti i settori, soprattutto nel campo medico terapeutico. Gli esempi già in uso non mancano, soprattutto nel campo delle patologie oculari.

L’algoritmo che legge la patologia retinica
La Food and Drug Administration statunitense ha approvato un dispositivo di diagnostica basato su intelligenza artificiale che non necessita di un medico specializzato per interpretare i risultati. Il software, chiamato IDx-DR, grazie a un algoritmo, è in grado di rilevare una forma di malattia oculare visionando semplicemente le foto della retina scattate con una speciale macchina fotografica, che sono poi su un computer. L’algoritmo del software IDx-DR valuta se l’immagine caricata ha una qualità sufficiente per ottenere un risultato e poi analizza le immagini per determinare se il paziente ha o non ha la retinopatia diabetica. In uno studio clinico che ha utilizzato più di 900 immagini, IDx-DR ha rilevato correttamente la retinopatia in circa l’87% dei casi, e potrebbe correttamente identificare coloro che non hanno avuto la malattia in circa il 90% dei casi.

Ciò significa che la tecnologia elaborata dall’intelligenza artificiale può essere utilizzata per attuare screening di massa di retinopatia e che tale rilevamento può essere fatto da un infermiere o anche da un medico non specialista dell’occhio. In questo modo si ottiene uno degli obiettivi fondamentali nella prevenzione con una  diagnostica più precoce, più facile e accessibile. Questa tecnica verrà utilizzata nella campagna  programmata per il mese di febbraio prossimo dal Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO) e che vedrà 25 centri di eccellenza a disposizione per diagnosi e visite gratuite su tutto il territorio nazionale, durante il Mese della Prevenzione di retino e maculopatia diabetica.

Screening diagnostici più facili
Sempre in campo oculare, Google ha lanciato il progetto DeepMind Health, che è in grado di processare milioni di informazioni mediche in pochi minuti, velocizzando i processi sanitari, che siano di natura clinica, come l’archiviazione delle cartelle, ma soprattutto di screening diagnostici. Il progetto Google DeepMind Health, che ha preso avvio nel 2016 con una collaborazione con il Moorfields Eye Hospital di Londra, consiste nell’analizzare un milione di scansioni di coerenza ottica (OCT, l’esame fondamentale per individuare la maculopatia) di migliaia di pazienti, per sviluppare un algoritmo di apprendimento automatico in grado di individuare i segni di particolari patologie oculari quali degenerazione maculare legata all’età e retinopatia diabetica. Anche questa nuova tecnica verrà usata nella campagna del Mese della Prevenzione.

Lenti a contatto misurano la glicemia
Ed è sempre Google, insieme alla Novartis, ad occuparsi di un’altra interessante scoperta che lavora alla possibilità di creare delle lenti a contatto che possano monitorare il livello di glucosio nel sangue. Una scoperta fondamentale ed utilissima per tutti coloro che soffrono di diabete. Grazie a microsensori, microchip e dispositivi miniaturizzati, le lenti riuscirebbero a fare il loro lavoro attraverso la lacrimazione: le lacrime scorrerebbero infatti sopra di esse ed un chip invierebbe i dati ad un computer remoto. Lenti a contatto che riescono a controllare la glicemia migliorerebbero di gran lunga la vita di chi soffre di diabete: i pazienti non sarebbero infatti più costretti a continui prelievi di sangue perché le lenti a contatto monitorerebbero in maniera continua e poco invasiva, avvertendo immediatamente il soggetto se i livelli di glicemia non sono nella norma. Il prototipo di queste smart contact lens è stato presentato a gennaio del 2014 e sarà immesso sul mercato tra cinque anni.

Il ruolo del medico futuro
Certamente l’intelligenza artificiale sta cambiando la realtà scientifica e di ricerca della medicina. Ed è legittimo chiedersi come cambierà la relazione tra medici e pazienti, nel momento in cui sarà mediata da macchine divenute intelligenti. Ci saranno conseguenze inattese o effetti avversi?  Trarre il massimo vantaggio dall’Intelligenza Artificiale non deve farci dimenticare che queste tecnologie non possono sostituire l’uomo: sono di enorme aiuto analizzando una quantità di dati impossibile per il cervello umano, ma è sempre quest’ultimo l’elemento che dà un senso ai dati analizzati. Sta quindi all’uomo usare l’AI in modo virtuoso, dal punto di vista sia scientifico sia morale, senza mai dimenticare la dimensione etica del rapporto con il paziente.

Un grande sondaggio rivela lacune nell’informazione sulla retino e maculopatia diabetiche

diabeteIl Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO) in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano, di fronte alle ultime allarmanti rilevazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che denunciano una forte crescita di diabete tanto da prevedere il rischio di una prossima pandemia in tutto il mondo, Italia compresa, ha commissionato all’agenzia AstraRicerche un sondaggio nazionale nel mese di settembre scorso  tramite 1.052 interviste a un campione di persone 50-70enni, tra cui anche 400 pazienti diabetici per stabilire il livello di conoscenza della nostra popolazione riguardo una patologia che colpisce in Italia  3 milioni e 200 mila pazienti. Ma soprattutto la ricerca demoscopica ha cercato di sondare le conoscenze su due delle più gravi complicanze di questa patologia e cioè la maculopatia e la retinopatia diabetiche le quali, anch’esse secondo le ultime rilevazioni epidemiologiche, confermano un aumento in crescita esplosiva.

BASSO LIVELLO DI CONOSCENZA
A una prima lettura del sondaggio appare un livello di conoscenza desolatamente basso, scarso soprattutto per quanto riguarda i comportamenti di prevenzione e spesso una pressochè totale ignoranza della necessità di seguire diagnosi precoci sia per la maculopatia che per la retinopatia diabetiche.  Per il 54 per cento degli interpellati il diabete è una patologia quasi semisconosciuta, con punte oltre il 20 per cento di interpellati che ammettono una totale ignoranza e perfino tra coloro che affermano di essere diabetici un 19 per cento confessa di sapere poco o nulla della malattia.

SOLO IL 6% CONOSCE LA GRAVITÀ DEL DIABETE Analogamente il sondaggio mostra numeri allarmanti quando al campione viene chiesto quali effetti negativi e quali conseguenze il diabete comporta. Più del 40 per cento (e addirittura il 30 per cento tra il campione dei diabetici) ignora una qualsiasi grave conseguenza del diabete. Solo il 23 per cento riferisce genericamente di danni agli occhi e il 16 per cento indica la cecità, ma solo il 6 per cento sa precisare tra le conseguenze più gravi la retinopatia e la maculopatia diabetiche.

RETINOPATIA E MACULOPATIA SCONOSCIUTE
Quando vengono approfondite queste due tematiche il campione interpellato rivela imbarazzanti lacune e imprecisioni pressapochistiche. Oltre il 41 per cento non ha mai sentito parlare di retinopatia diabetica, e sollecitato dagli intervistatori il 16 per cento definisce la patologia una grave conseguenza del diabete. Ancora più ignota e ignorata la maculopatia diabetica: ben il 60 per cento non la conosce e perfino il 41 per cento del diabetici confessa un’analoga lacuna. Solo il 6 per cento è consapevole che è una grave complicanza diabetica.

IGNORATI ESAMI E TERAPIE
Ma appare ancor più drammatica l’ignoranza di alcune informazioni quando si affronta il tema della diagnosi e della terapia. Soltanto il 7 per cento conosce la Tomografia a Coerenza Ottica (OTC) l’esame cruciale per diagnosticare la maculopatia e solo il 30 per cento sa che cos’è e a cosa serve l’esame del fondo oculare che è un altro momento fondamentale della prevenzione della retinopatia.  In fatto di terapia e di compliance il sondaggio rileva altre note desolanti: solo il 9 per cento conosce una delle terapie più efficaci, l’iniezione intravitreale, che è in grado di controllare sia la retino che la maculopatia.

IL MESE DELLA PREVENZIONE
Alla luce di questi dati – commenta Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico, che ha promosso il sondaggio nazionale – diventa fondamentale un’azione di informazione e soprattutto di diagnosti su tutto il territorio. E infatti insieme con il professor Francesco Bandello, ordinario di oftalmologia dell’Università Vita e Salute del San Raffaele, è stata preparata un’iniziativa di grande impegno sociale, il MESE DELLA PREVENZIONE che dal 2 febbraio prossimo e per tutto il mese vedrà 25 centri di eccellenza in tutta Italia a disposizione per visite e diagnosi gratuite sulla maculopatia e retinopatia diabetiche. E’ un’iniziativa che per il suo alto valore sociale e sanitario ha avuto il patrocinio del Ministero della Salute.”