Strada provinciale 1 da Santa Lucia a Santadi, nel Cagliaritano, distrutta e spazzata via per tre chilometri dalla forza dell’acqua. In alcuni tratti anche per tre metri di profondità. E’ il resoconto del sopralluogo effettuato questo pomeriggio dal delegato per la viabilità della Città metropolitana di Cagliari Fabrizio Marcello. Le altre strade oggetto di verifica: Sp 91 direzione Capoterra chiusa, Sp2 libera dalla statale 130 fino all’ingresso di Uta, mentre la provinciale 92 dalle Saline Contivecchi fino alla Sp2 è praticabile ma con prudenza.
Intanto continua la conta dei danni, che appare ingente. “Pessimo risveglio, dopo una notte da incubo per la Sardegna del Sud: in una sola notte è caduta tanta acqua quanta ne è caduta nell’intero anno passato. Il bilancio è grave e preoccupante e, in questa situazione, anche l’agricoltura paga un dazio elevato”, afferma una nota del Consiglio nazionale dell’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali.
“Passata l’emergenza, si registreranno danni alle produzioni cerealicole di frumento e orzo e agli erbai, visto che siamo in periodo di semina; dovremo verificare l’impatto sugli agrumeti di Muravera e nel comprensorio di Sarrabus, e infine dovranno essere quantificati i danni alle coltivazioni orticole in serra e in pieno campo che caratterizzano la produzione agricola del comprensorio di Assemini-Capoterra. Infine, ci sono le aziende zootecniche con gli animali in sofferenza perché le stalle sono isolate per la viabilità secondaria resa impraticabile dalle piogge”, si legge nella nota del Conaf. “Si è trattato di un evento eccezionale, ma è altrettanto vero che tali catastrofiche conseguenze potrebbero essere evitate, o ridotte, con più accorte strategie di gestione del territorio”, avvertono gli agronomi.
”Quanto successo in Sardegna, e pochi giorni fa nel Sud Italia, mostra ancora una volta l’inadeguatezza degli strumenti utilizzati per affrontare queste situazioni che interessano da anni la nostra nazione. La nostra categoria professionale è da sempre impegnata su tutti i fronti, affinché si passi dalle parole ai fatti, attraverso l’attivazione di politiche e governance che parlino di prevenzione e non più di somma urgenza’‘, afferma il presidente del Conaf, Sabrina Diamanti.
”Le comunità locali -ricorda Corrado Fenu, consigliere nazionale dell’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali- devono ritornare a gestire in prima persona il territorio, a esserne responsabilizzate. Dobbiamo dare valore alla loro azione di tutela, per esempio attivando strumenti e modelli di gestione innovativi, come i contratti di gestione territoriale. Coinvolgendo in modo attivo le popolazioni locali, si rende il territorio un bene comune, e in questo modo si cambia approccio: dalla gestione delle emergenze al controllo del territorio”.
”La difesa del suolo -continua Ettore Crobu, presidente della Federazione sarda dell’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali- è la vera emergenza, perché la prima grande opera pubblica necessaria al Paese è la prevenzione e la mitigazione del rischio idrogeologico. Con i cambiamenti climatici in atto, dobbiamo abituarci a convivere con lunghi periodi di siccità e con improvvise, copiose e devastanti precipitazioni. Il mondo rurale può svolgere un ruolo di primo ordine, soprattutto nella fase di prevenzione. Bisogna accompagnare l’agricoltore, con il supporto del mondo tecnico-scientifico e politico nel riappropriarsi delle aree marginali”.
