Carcinoma a cellule renali: parere positivo del CHMP per l’estensione di indicazione di nivolumab in associazione a ipilimumab

Bristol-Myers Squibb ha annunciato oggi che la Commissione per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia Europea del farmaco ha adottato parere positivo raccomandando l’associazione di nivolumab con un basso dosaggio di ipilimumab nel trattamento in prima linea dei pazienti con carcinoma a cellule renali (RCC) in stadio avanzato a rischio intermedio/sfavorevole. Questa raccomandazione sarà rivista dalla Commissione Europea, che rilascia l’approvazione dei medicinali nell’Unione Europea (UE).
Nei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato permane un rilevante bisogno clinico insoddisfatto“, ha affermato Arvin Yang, M.D., Ph.D., responsabile dello sviluppo, area melanoma e tumori genitourinari, di Bristol-Myers Squibb. “L’opinione positiva del CHMP è incoraggiante e siamo lieti della possibilità di portare in tutta l’Unione Europea la prima combinazione di terapie immuno-oncologiche per i pazienti con RCC eleggibili al trattamento”.
La raccomandazione del CHMP si basa sui dati positivi dello studio clinico di fase 3 CheckMate -214, che è stato interrotto precocemente dopo che da un’analisi ad interim pianificata è emerso che l’associazione di nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg ha dimostrato un significativo aumento della sopravvivenza globale (OS) con una diminuzione del 37% del rischio di morte in pazienti a rischio intermedio/sfavorevole, indipendentemente dal livello di espressione di PD-L1, rispetto a sunitinib (HR 0,63; IC 99,8%: da 0,44 a 0,89; p <0,0001), che rappresenta lo standard di cura attuale. La OS mediana nei pazienti trattati con nivolumab in associazione a un basso dosaggio di ipilimumab non è stata raggiunta (IC 95%: da 28,2 a non stimabile [NE]), rispetto ai 25,9 mesi osservati per i pazienti trattati con sunitinib. L’associazione di nivolumab a un basso dosaggio di ipilimumab ha anche dato risposte durature con un maggiore tasso di risposta obiettiva, 41,6% (IC 95%: da 36,9 a 46,5; p <0,0001; n = 177/425) rispetto al 26,5% di sunitinib (IC 95%: da 22,4 a 31,0; n = 112/422). La durata mediana della risposta di nivolumab in associazione a un basso dosaggio di ipilimumab non era stata ancora raggiunta (IC 95%: da 21,8 a NE) tra i pazienti che avevano risposto, rispetto ai 18,2 mesi per sunitinib (IC 95%: da 14,8 a NE). Il profilo di sicurezza complessivo è stato coerente con studi precedenti di nivolumab in associazione a un basso dosaggio di ipilimumab.
I risultati dello studio CheckMate -214 sono stati presentati per la prima volta al congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) 2017 e sono stati pubblicati nel New England Journal of Medicine a marzo 2018.

Lo studio CheckMate -214
CheckMate -214 è uno studio di fase 3, randomizzato, in aperto, che ha valutato la combinazione di nivolumab 3 mg/kg e ipilimumab 1 mg/kg rispetto a sunitinib in pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato o metastatico (RCC), non precedentemente trattati. Nella popolazione di studio a rischio intermedio/sfavorevole, 425 pazienti hanno ricevuto nivolumab 3 mg/kg più ipilimumab 1 mg/kg ogni tre settimane per quattro dosi, seguite da nivolumab 3 mg/kg ogni due settimane, e 422 pazienti hanno ricevuto sunitinib 50 mg una volta al giorno per quattro settimane, seguite da due settimane di riposo per ogni ciclo. La dose raccomandata per l’associazione di nivolumab a un basso dosaggio di ipilimumab è quella di nivolumab 3 mg/kg seguita da ipilimumab 1 mg/kg, ciascuno infuso per via endovenosa per 30 minuti nello stesso giorno, ogni tre settimane, per quattro dosi. Dopo aver completato le quattro dosi della combinazione, si dovrebbe somministrare nivolumab per via endovenosa, al dosaggio di 240 mg ogni due settimane per 30 minuti oppure al dosaggio di 480 mg ogni quattro settimane per 60 minuti, fino alla comparsa di progressione della malattia o di tossicità inaccettabile.
Le misure degli outcome di efficacia co-primari dello studio sono state la sopravvivenza globale, il tasso di risposta obiettiva (risposta completa + risposta parziale) e la sopravvivenza libera da progressione, come determinato da un comitato di revisione radiografica indipendente (IRRC) in pazienti a rischio intermedio/sfavorevole. I pazienti sono stati inclusi indipendentemente dal loro stato di PD-L1.

Il carcinoma a cellule renali
Il carcinoma a cellule renali è il tipo di tumore del rene più comune negli adulti, responsabile ogni anno di oltre 140.000 morti nel mondo. Il carcinoma renale a cellule chiare è il tipo di tumore renale a prevalenza più alta e rappresenta l’80-90% dei casi totali. Il carcinoma renale è circa due volte più comune negli uomini che nelle donne, con alti tassi di malattia in Nord America e in Europa. Globalmente, il tasso di sopravvivenza a cinque anni, nei pazienti con diagnosi di tumore del rene metastatico o avanzato, è del 12,1%.

Bristol-Myers Squibb: avanguardia nella ricerca oncologica
Siamo in prima linea nella ricerca scientifica nell’ambito dell’immuno-oncologica (I-O) grazie a un ampio portfolio di agenti approvati e in fase di sperimentazione. Il nostro programma diversificato di sviluppo clinico sta valutando ampie popolazioni di pazienti in più di 50 tipi di neoplasie, con 24 molecole allo stadio clinico disegnate per colpire diverse vie del sistema immunitario. La nostra profonda esperienza e l’innovatività del disegno degli studi clinici ci consentono di progredire nella ricerca delle combinazioni tra farmaci immuno-oncologici, combinazioni di farmaci immuno-oncologici con chemioterapia, di farmaci immuno-oncologici con terapie target e di farmaci immuno-oncologici con radioterapia, in differenti tipologie di tumori, contribuendo con senso di urgenza allo sviluppo delle prossime terapie in arrivo. Continuiamo a essere pionieri nella ricerca che contribuirà ad acquisire conoscenze più approfondite sul ruolo dei biomarcatori immunologici e su come la biologia di ogni tumore possa essere utilizzata come guida nelle scelte terapeutiche durante il percorso di cura del paziente.
L’obiettivo di rendere l’immuno-oncologia una realtà per molti pazienti che possono trarre beneficio da queste terapie richiede non solo capacità di innovazione da parte nostra ma anche una stretta collaborazione con i maggiori esperti nel campo. Le partnership con il mondo accademico, le istituzioni, le associazioni dei pazienti e le aziende biotech supportano il nostro fine collettivo di offrire nuove opzioni di trattamento per migliorare gli standard della pratica clinica.

Nivolumab
Nivolumab è un inibitore del checkpoint immunitario PD-1 che è stato progettato per potenziare il nostro sistema immunitario al fine di ristabilire la risposta immunitaria anti-tumorale. Rinforzando il sistema immunitario contro il cancro, nivolumab è divenuto un’importante opzione di trattamento per molti tipi di tumore.
Il programma globale di sviluppo di nivolumab si basa sulle conoscenze scientifiche di Bristol-Myers Squibb nel campo dell’immuno-oncologia e include un’ampia gamma di studi clinici, in tutte le fasi della sperimentazione, compresa la fase III, in molti tipi di tumori. Ad oggi, nel programma di sviluppo clinico di nivolumab sono stati arruolati più di 25.000 pazienti. Gli studi clinici con nivolumab hanno contribuito ad approfondire le conoscenze sul potenziale ruolo dei biomarcatori nella cura dei pazienti, in particolare nel modo in cui essi possano beneficiare di nivolumab in condizioni che presentano diversi livelli di espressione di PD-L1.
A luglio 2014, nivolumab è stato il primo inibitore del checkpoint immunitario PD-1 al mondo ad aver ottenuto l’approvazione dalle Autorità Regolatorie. Attualmente è approvato in più di 65 Paesi, inclusi gli Stati Uniti, l’Unione Europea, il Giappone e la Cina. A ottobre 2015, la combinazione di nivolumab e ipilimumab è stato il primo regime in campo immuno-oncologico a ricevere l’approvazione dalle Autorità Regolatorie per il trattamento del melanoma metastatico ed è attualmente approvata in più di 50 Paesi, inclusi gli Stati Uniti e l’Unione Europea.