Eruzione del Vesuvio e dei Campi Flegrei: nuovi e possibili scenari, “un’apocalisse se non si riorganizza il territorio”

Su Vesuvio e Campi Flegrei, bisogna fare uno studio di fattibilità interdisciplinare e transdisciplinare, sulla resilienza e sostenibilità del territorio napoletano interessato dal rischio vulcanico e dal rischio sismico. Mercoledì 28 Novembre, illustrerò “Vesuvius – Campi Flegrei Pentalogue” con i 5 obiettivi da raggiungere per rendere resiliente l’area napoletana”: lo ha affermato Flavio Dobran, ricercatore, ingegneretermo-fluidodinamico, dunque studioso dei comportamenti dei fluidi, liquidi, e gas nei vulcani, Presidente della GVES, alla vigilia della Conferenza Internazionale sulla Resilienza e la Sostenibilità in città a rischio. Dobran, già docente presso la New York University e numerosi istituti accademici internazionali, è da anni tra i più importanti studiosi di vulcani ed in particolare Vesuvio e Campi Flegrei. Da Lunedì 26 Novembre a Venerdì 30 Novembre, Dobran riunirà a Napoli, più di 50 esperti, per presentare loro gli studi condotti in merito ai nuovi e possibili scenari in caso di un’eruzione vulcanica del Vesuvio e dei Campi Flegrei.

Resilience and Sustainability of Cities in Hazardous Environments – Resilienza e sostenibilità delle città in ambienti pericolosi”, sarà il tema del Conferenza Internazionale che vedrà insieme più di 60 ricercatori provenienti numerosi Paesi. Dagli italiani come il vulcanologo Claudio Scarpati che illustrerà studi sulla Resilienza umana nell’area vulcanica napoletana, Giuliano Panza dell’Università di Trieste ed Accademico dei Lincei, sulla Valutazione del rischio sismico, Concettina Annunziata dell’Università Federico II di Napoli sulla valutazione della pericolosità sismica di Napoli e dintorni, Giuseppe De Natale dell’INGV sulla valutazione del pericolo sismico e mitigazione del rischio sismico nell’isola di Ischia, ma numerosi ricercatori stranieri come Rocio e Maria Ortiz dell’Università di Siviglia che illustrerà uno studi sulla Conservazione preventiva dei Beni Culturali, Andrea Young delBrazilian National Center for Monitoring and Early Warning of Environmental Disasters, São Jose dos Campos Brazil che presenterà uno studio su come realizzare la transizione delle città e pianificazione urbana a cause del cambiamento climatico ed ancora il indiano Rohid Magotra sullo sviluppo urbano sostenibile e resiliente ai disastri per 10 città in India.

Dobran è ricercatore noto a livello internazionale con la pubblicazione di 9 testi ma anche perché docente di importanti Università come la New York University ed è ingegnere termo-fluidodinamico e dunque studia il comportamento dei fluidi, dei gas, dei liquidi e tutti i fenomeni annessi.
I Piani di Evacuazione riguardanti il rischio Vesuvio e Campi Flegrei lavorano in direzione opposta a resilienza e la sostenibilità del territorio napoletano. Bisogna invece creare città resilienti e sostenibili. Costruire città resilienti sui vulcani è un’impresa complessa – ha proseguito Dobran – in cui la valutazione degli scenari di eruzione vulcanica deve essere eseguita con strumenti in grado di simulare in modo affidabile le eruzioni complete. Ho creato un Simulatore Vulcanico Globale il “Global Volcanic Simulator” che è uno strumento in grado di svolgere questo compito e viene continuamente verificato e convalidato per garantirne l’utilità. Si tratta di un modello fisico-matemtico-informatico in grado di ricostruire le passate eruzioni dei vari vulcani, e quindi anche del Vesuvio e dei Campi Flegrei, per valutare quelle future.
Questo simulatore ha potuto studiare il comportamento del magma del complesso vulcanico Somma – Vesuvio, nelle ultime migliaia di anni e dunque la risalita in condotte vulcaniche, le dispersioni di prodotti vulcanici nell’atmosfera, le propagazioni di flussi piroclastici sulle pendici del Vesuvio. In sostanza da questi studi specifici, basati su tale modello informatico possiamo sapere quante persone realmente potrebbero essere interessate dai vari fenomeni come il flusso piroclastico e caduta di ceneri. Sto studiando tutto nei minimi dettagli e presenterò alcuni risultati a Napoli. Tale modello informatico prende in considerazione l’intero complesso vulcanico, la camera magmatica, il condotto vulcanico, l’ambiente del condotto ed anche l’ambiente che si trova al di sopra del vulcano. Ugualmente per i Campi Flegrei dove saremo il 29 Novembre. Ad esempio la fase di propagazione del flusso piroclastico è uno degli scenari più pericolosi di un’eruzione vulcanica esplosiva perché può influenzare notevolmente l’area circostante che circonda la bocca vulcanica. In tale area che potrebbe essere interessata dal flusso piroclastico bisognerebbe proibire tutti gli habitat umani e al di là di questa area l’ambiente costruito dovrebbe essere reso resiliente e sostenibile. Una valutazione dei rischi geologici per le città che sono su vulcani attivi richiede l’utilizzo di strumenti appropriati. Questi rischi devono essere valutati con diversi scenari di eruzione vulcanica che dipendono dalle composizioni chimiche, dalle caratteristiche di conservazione e alimentazione dei magmi all’interno dei vulcani, dalle strutture di edifici vulcanici che possono contenere una varietà di sistemi e acquiferi fratturati e diversi. Le registrazioni storiche delle eruzioni per le città sui vulcani sono incomplete perché sono soggette a diverse interpretazioni delle dinamiche eruttive e possono essere distorte (come nella zona napoletana densamente popolata) a causa degli ambienti costruiti che nascondono alcuni o gran parte di queste testimonianze geologiche.
Il modello informatico creato e che illustrerò a Napoli, ha studiato le passate eruzioni. Per il Vesuvio lo scenario atteso potrebbe essere apocalittico se non si riorganizza il territorio napoletano. Bisogna educare la popolazione iniziando con un’attività capillare nelle scuole napoletane, del napoletano ed anche in quelle della zona flegrea. E’ emerso anche che le eruzioni su media scala, per quanto riguarda il Vesuvio avvengono una volta ogni 4-5 secoli. L’eruzione su media scala, più recente, è quella del 1631, che distrusse gran parte del territorio intorno al vulcano facendo migliaia di morti“.

Venezia è città a forte rischio e potrebbe essere coperta dalle acque anche prima di 100 anni. Parigi è un’altra città che dovrebbe porsi i temi della resilienza e della sostenibilità. Infatti molte centrali nucleari e impianti chimici e biologici si trovano oggi troppo vicini a grandi aree metropolitane come New York, Parigi e Los Angeles con reti di sicurezza discutibili – ha proseguito Dobran – e questo problema si moltiplicherà con la necessità di raddoppiare l’approvvigionamento energetico per l’umanità a metà di questo secolo e creare sviluppo nel continente africano. San Francisco, Istanbul, Tokyo, Rabaul, Città del Messico, come Napoli sono tutte città situate in aree geologiche attive, mentre le città costiere del Nord e del Sud America, Africa Occidentale, Mediterraneo, Golfo del Bengala, Mar Cinese Meridionale sono esposte a tempeste tropicali, uragani, tifoni, inondazioni e tsunami. Il riscaldamento globale aumenterà i potenziali pericoli derivanti dall’innalzamento del livello del mare e dai cambiamenti nelle circolazioni atmosferiche.
Napoli e tutti i comuni della zona rossa ma anche della zona flegrea potrebbero fare network con altre città europee a rischio sismico, idrogeologico o nucleare per elaborare progetti di cooperazione europea finalizzati ad affrontare concretamente due temi importanti: resilienza e sostenibilità”.