Nella gallery sono ritratte le pescatrici di apnea di Toba, che conservano un’antica tradizione: le “Ama” esplorano i fondali marini della baia alla ricerca di perle e abaloni.
Da 12mila sono rimaste ormai solo 2mila in Giappone.
Le Ama si immergono in apnea, senza bombole, con la sola maschera, per pescare a mani nude o al massimo protette da guanti speciali. Un tempo indossavano solo un perizoma (fundoshi) ma oggi indossano la muta (introdotta dal 1964) o una veste di lino bianco (isogi). Hanno un’età compresa fra i 20 e i 70 anni e sono concentrate nella regione di Ise-Shima, lungo la baia di Toba e nelle isole di Toshijima, Sugashima e Kamishima.

L’immersione in apnea, che arriva fino a 30 metri di profondità, dura fino a 2 minuti e quando le pescatrici tornano a galla emettono un suono conosciuto come “ama isobue”, spesso tradotto come “richiamo delle sirene”, un “fischio” prodotto dall’iperventilazione: hanno polmoni molto forti, che iniziano ad allenare fin da bambine. Hanno fisici tonici, forti, capaci di affrontare le acque più fredde, ma sono purtroppo vulnerabili ad artrite e a diminuzione della capacità uditiva dovuta alla pressione dell’acqua.




































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