Missionario ucciso dagli indigeni nelle Andamane: le ultime parole prima della pioggia di frecce, “Gesù vi ama”

Un missionario è sbarcato su un’isola remota, e gli uomini di una tribù, armati di arco e frecce, lo hanno ucciso: è accaduto nell’arcipelago indiano delle Andamane.
Il 27enne John Chau è stato circondato e ucciso dai combattenti tribali che difendono l’isola dove vivono circa 150 persone, un ambiente protetto, al quale nessuno può accedere, allo scopo di proteggere gli indigeni e le loro tradizioni.
Il giovane aveva pagato alcuni pescatori locali per farsi trasportare verso l’isola di North Sentinel, irraggiungibile anche per la Marina indiana: appena è sbarcato è stato raggiunto da una pioggia di frecce. “I pescatori hanno visto gli indigeni che gli legavano una corda al collo e trascinavano il suo corpo,” ha raccontato una fonte anonima all’Afp. “Si sono spaventati e sono scappati, ma il giorno dopo sono tornati e hanno trovato il corpo sulla riva“.

Secondo i media locali l’uomo era un missionario che voleva incontrare la tribù per predicare il cristianesimo.

Andamane North SentinelLe tribù come i sentinellesi, che si ritiene siano circa 150, rifiutano ogni contatto con l’esterno e sono ostili verso chiunque cerchi di avvicinarli.
Dodici anni fa due pescatori indiani avevano gettato l’ancora nelle acque dell’isola per dormire: la catena si è rotta e la barca è finita a riva, e sono stati uccisi dagli indigeni.
I sentinellesi cacciano e raccolgono frutta nella foresta e pescano nelle acque costiere: si ritiene appartengano l’ultima tribù pre-neolitica sulla Terra. Nessuno è mai sbarcato sull’isola North Sentinel dalla fine degli anni ’90. Nel 2004, subito dopo lo tsunami che ha colpito l’Oceano Indiano, un elicottero della Marina indiana tentò un avvicinamento per lanciare viveri e venne ricevuto con arco e frecce.

Chau portava in dono pesci e palloni, secondo quanto emerso dal diario dell’uomo i cui estratti sono pubblicati dalla stampa locale. “Il mio nome è John. Vi amo e Gesù vi ama… Ecco del pesce!” avrebbe gridato il 27enne. Gli indigeni gli hanno risposto lanciandogli contro delle frecce, una della quali ha trapassato la sua Bibbia, e Chau è tornato sulla barca di pescatori che l’aveva portato al largo dell’isola per trascorrere la notte e scrivere il suo diario.
Il giorno dopo è ripartito alla volta dell’isola e non è più tornato.

Potete credere che io sia pazzo, ma penso che valga la pena di dichiarare Gesù a questa gente” aveva scritto l’uomo in una lettera ai genitori. “Per favore non arrabbiatevi con loro o con Dio se vengo ucciso“. “Non vedo l’ora di vederli attorno al trono di Dio venerandolo nella loro lingua come scrive l’Apocalisse 7:9-10“.

Il recupero del corpo è un’incognita che la polizia indiana dovrà affrontare e per il quale ha già consultato esperti sul campo, antrolopologi ed esperti forestali e tribali.
Dobbiamo fare i modo di non disturbare loro o il loro habitat in nessun modo. E’ un’area estremamente sensibile e ci vorrà del tempo,” ha spiegato il capo della polizia locale Dependra Pathak.