Missioni nello spazio profondo: il bioprinting 3D a supporto dei futuri astronauti

Esperti nel settore del bioprinting 3D si sono riuniti nel centro Estec dell’Agenzia Spaziale Europea a Noordwijk, nei Paesi Bassi, per un workshop di due giorni in cui è stato fatto il punto sulle missioni nello spazio profondo, ed in particolare sulle sfide mediche che si dovranno affrontare in futuro. I viaggiatori spaziali, isolati per mesi o anni, lontani dalla Terra, avranno infatti bisogno di un supporto medico senza precedenti.
Gli astronauti potrebbero contare un giorno su trattamenti medici basati sull’utilizzo di pelle e ossa stampati in 3D: l’ESA è a capo di un progetto che sta studiando la possibilità di utilizzare la biostampa 3D per supportare il trattamento medico di spedizioni spaziali di lunga durata e insediamenti planetari (3D Printing of Living Tissue for Space Exploration).
Le biostampanti 3D lavorano con “bioinchiostri” basati su cellule umane e i nutrienti e i materiali necessari per la ricrescita di tessuto corporeo come pelle, ossa e cartilagine: i partecipanti al workshop hanno discusso lo stato attuale della tecnologia e il lavoro ancora da fare per proseguire sulla strada della ricerca di laboratorio fino all’utilizzo pratico, soffermandosi anche gli aspetti normativi e tecnologici.
E’ infatti necessario prendere in considerazione un’ampia gamma di questioni mediche: i problemi a ossa e muscoli già riscontrati negli astronauti in assenza di peso potrebbero diventare ancora più seri trascorrendo lunghi periodi nello spazio. La vita su altri pianeti potrebbe aumentare il rischio di danni alle ossa e alle articolazioni, o di lesioni della pelle dovute a incidenti. Inoltre, avventurarsi oltre lo scudo magnetico di protezione della Terra implica una maggiore esposizione alle radiazioni e il conseguente rischio di cancro.