L’esposizione alla luce blu abbassa la pressione sanguigna, riducendo il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, secondo quanto svelato da un nuovo studio dell’University of Surrey e dall’Heinrich Heine University Dusseldorf. Durante questo studio, pubblicato nella prestigiosa European Journal of Preventative Cardiology, i partecipanti sono stati esposti a 30 minuti di luce blu su tutto il corpo a circa 450 nanometri, una dose paragonabile alla luce solare, seguita dall’esposizione ad una luce di controllo in un giorno differente.
La luce blu visibile, al contrario della luce ultravioletta, non è cancerogena. Per valutare gli effetti, pressione sanguigna, rigidità della arterie, vasodilatazione e livelli di ossido nitrico nel plasma sono stati misurati prima, durante e fino a due ore dopo l’irradiazione con entrambe le luci.

Oltre ad abbassare la pressione, la luce blu migliorava anche altri marcatori del rischio cardiovascolare, come la riduzione della rigidità delle arterie e l‘aumento del rilassamento dei vasi sanguigni. Questo supporta ulteriormente l’idea che la luce possa essere utilizzata per prevenire le malattie cardiovascolari. I ricercatori hanno scoperto anche che l’esposizione alla luce blu aumentava i livelli di ossido nitrico, un importante segnale molecolare che protegge il sistema cardiovascolare. Si ritiene che dopo aver attraversato la pelle, la luce blu raggiunga il flusso sanguigno dove rilassa i vasi sanguigni, aumentando il flusso e riducendo la pressione.
Cristian Heiss, professore di medicina cardiovascolare dell’University of Surrey, ha dichiarato: “L’esposizione alla luce blu fornisce un metodo innovativo per controllare la pressione sanguigna in maniera precisa senza farmaci. Fonti indossabili di luce blu potrebbero produrre un’esposizione continuata alla luce possibile e pratica. Questo sarebbe particolarmente benefico per coloro che fanno fatica a controllare la pressione sanguigna attraverso i farmaci, come le persone più anziane”.