Clima, tempesta di neve precoce getta gli USA nel caos: ecco come i cambiamenti climatici stanno trasformando l’inaspettato in qualcosa di normale

A giudicare dalle immagini e dalle notizie che arrivano dagli Stati Uniti orientali, sembra proprio che i meteorologi non si aspettassero le condizioni che si sono venute a creare. La tempesta di neve e ghiaccio, seppur modesta, ha provocato, infatti, almeno 8 vittime, 44 feriti, migliaia di incidenti stradali ed un’incredibile congestione del traffico e dei servizi pubblici. Meteorologi e autorità locali puntano il dito gli uni contro le altre per tentare di definire la responsabilità di tanto caos e disordine in un’area che dovrebbe essere abituata e ben attrezzata ad affrontare tempeste simili.

Ciò che ha contribuito a far “sottovalutare” la tempesta è stato il periodo dell’anno. Siamo a novembre e tempeste di neve di questa portata a questo punto della stagione hanno pochi precedenti  sulla costa orientale degli Stati Uniti. Il Central Park di New York ha ricevuto oltre 16cm di neve, la più alta quantità giornaliera di neve a novembre degli ultimi 150 anni circa. Eppure i segnali da parte dei modelli c’erano, ma è stato proprio il periodo a far propendere per una tempesta di neve dalla potenza più contenuta. Senza dubbio il ritardo nell’aggiornare gli avvisi con il passare del tempo e la conferma da parte dei modelli ha giocato un importante ruolo nella capacità di reazione delle città, che sono finite letteralmente nel caos.

maltempo neve usaNella città di New York, per esempio, la metà di novembre è troppo presto per pensare ad una potente tempesta di neve. Solitamente l’oceano esercita una grande influenza e le temperature dell’acqua si aggirano intorno ai 10°C. Sono quindi possibili accumuli di neve, ma quasi mai vicino alla costa. E anche quando avvengono, in questo periodo dell’anno le calde strade urbane e le autostrade sciolgono immediatamente la neve al contatto con il suolo. L’esperienza passata, dunque, con ogni probabilità ha influenzato il giudizio dei meteorologi. Probabilmente se i modelli avessero presentato una simile impostazione nel mese di gennaio, le allerte sarebbero state copiose.

Significa forse che i meteorologi devono iniziare ad aspettarsi l’inaspettato? Questa neve precoce, infatti, sembra verificarsi più spesso in quest’area degli USA: questa è stata almeno la terza volta dal 2011 ad oggi. Il 29 ottobre 2011, alcune parti del nord-est degli USA hanno registrato oltre 76cm di neve in quello che è diventato il Nor’easter di Halloween 2011! New York ha ricevuto quasi 7,5cm di neve, la quantità più alta mai registrata ad ottobre ed è stata solo la terza volta dal 1869 in cui c’è stata neve misurabile nel mese di ottobre. L’anno successivo, 60cm di neve sono caduti durante l’uragano Sandy sugli Appalachi. Circa una settimana dopo, il 7-8 novembre 2012, mentre le aree costiere colpite da Sandy iniziavano a raccogliere i pezzi, 30cm di neve imbiancavano la costa del New Jersey. Tornando ancora più indietro nel tempo, agli anni ’80, c’è stata solo una nevicata precoce su New York: il 24 novembre del 1989 quando sono caduti quasi 13cm di neve.

Il punto è che importanti tempeste di neve a New York sono molto rare prima di dicembre, mentre negli ultimi 7 anni se ne sono verificate 3. Quindi si tratta di cambiamento? Possibile che i cambiamenti climatici stiano trasformando l’inaspettato in qualcosa di più comune? Negli ultimi anni, sono aumentate le prove di una corrente a getto, che regola le traiettorie delle tempeste, più imprevedibile e irregolare. Numerosi studi hanno citato le prove dei cambiamenti attuali e futuri nelle traiettorie delle tempeste. E il modello dello scorso inverno ha fornito loro il giusto sostegno con un freddo lungo e brutale sugli USA orientali, seguito da un lungo periodo di caldo. Poi, nel mese di marzo, il nord-est statunitense è stato colpito da 4 Nor’easter in sole 3 settimane, un’incredibile prodigio atmosferico.

Michael Mann, climatologo della Penn State, studia da anni la correlazione tra cambiamenti climatici e corrente a getto e ha formulato una teoria: “Gli studi recenti suggeriscono che i cambiamenti climatici potrebbero favorire questo contrasto termico facendo snodare la corrente a getto in un particolare modello, con una dorsale ad ovest che porta aria calda da sud e una depressione ad est che porta aria fredda dal nord. Alcuni scienziati credono che la drammatica perdita di ghiaccio marino nell’Artico possa favorire questo modello della corrente a getto”. Anche se esiste ancora un certo disaccordo su come i cambiamenti climatici stiano cambiando la corrente a getto, esiste un ampio consenso sul fatto che stanno avendo un effetto e che continueranno a cambiare la corrente a getto anche in futuro.