Vaccini: Dipartimento Salute Puglia, no nuovi casi di morbillo al Pediatrico di Bari

I primi pazienti contagiati dal morbillo a Bari, quelli del Pediatrico, “sono stati tutti dimessi. Adesso abbiamo 3 casi di adulti in osservazione al Policlinico, perché nell’adulto il morbillo va osservato un po’ di più. Per quanto riguarda il Pediatrico, non abbiamo casi nuovi per ora“. Lo dice all’AdnKronos Giancarlo Ruscitti, direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia, a proposito degli 8 casi di morbillo, 5 dei quali hanno coinvolto bambini. Secondo quanto accertato, il caso ‘indice’ avrebbe riguardato una bambina di 10 anni non vaccinata e figlia di genitori contrari alla vaccinazione. Subito dopo si è ammalata la sorellina, sempre di morbillo.
Le due sorelline sono state dimesse e sono a casa“, spiega Ruscitti. “Non abbiamo altri nuovi casi collegati – precisa – Le persone contagiate erano tutte non vaccinate. Purtroppo, nella fase della non obbligatorietà a livello nazionale, soprattutto per quanto concerne il morbillo, abbiamo avuto dei tassi di adesione alla vaccinazione più bassi, intorno al 70%. Con l’obbligatorietà e con le campagne che abbiamo fatto siamo tornati intorno al 95%. Nelle classi più giovani abbiamo raggiunto la cosiddetta ‘immunità di gregge’. Rimangono scoperte alcune generazioni, dai 15-17 ai 30 anni, in cui la vaccinazione non era obbligatoria ed era basso il titolo. Però stiamo cercando di capire se tutti i casi siano ricollegabili alle due sorelline o se invece, visto che c’è la stagionalità, alcuni siano stati contratti indipendentemente da loro. Questo lo saprò tra stasera e domani, anche perché bisogna interrogare le famiglie e le persone. Rimane il fatto che non abbiamo tassi di pericolosità e non c’è stata una diffusione – tranquillizza l’esperto – Dato che il morbillo ha un’incubazione di 10-12 giorni e che le sorelline hanno manifestato il problema a metà ottobre, siamo ben oltre quel momento“.
Al Pediatrico non ci sono casi nuovi “anche perché di solito – evidenzia Ruscitti – il pediatra di libera scelta, quando vede un caso di morbillo, lo isola a casa e fa la denuncia formale di legge. Non lo fa portare in ospedale“.
Il direttore del Dipartimento regionale Salute spiega che, per ricostruire la vicenda, sta “attendendo che l’Asl di Bari e l’Osservatorio regionale finiscano l’indagine epidemiologica“. Sembra che, “quando la prima bambina è arrivata al Pediatrico, aveva una febbre con sintomi e segni del morbillo molto blandi. Quindi, se i colleghi del Pronto soccorso pediatrico hanno deciso di ricoverarla, ci saranno stati dei motivi che non conosco. Non è stata ricoverata per il morbillo, sia chiaro – puntualizza – ma per un sospetto diagnostico diverso. Di solito, al 99%, un caso di morbillo non si ricovera. Io non so dire con precisione perché sia stata ricoverata: ho letto una dichiarazione del professor Cardinale, responsabile del Pronto soccorso, che dice che in quel momento i segni e i sintomi della bambina non propendevano per il morbillo. Probabilmente c’era una febbre elevata e nel dubbio i colleghi l’hanno ricoverata“.
Sta di fatto che le due sorelle non erano vaccinate e i genitori erano contrari alla vaccinazione. “Noi non diamo etichette“, precisa Ruscitti. “Come dirigenti e come medici spingiamo per vaccinare tutti, più volte”, aggiunge, facendo notare come “anche per il primo caso” sia “da evidenziare che comunque la bambina sarebbe andata a scuola perché dopo i 6 anni c’è solo la pena pecuniaria. Stiamo guardando anche nella classe ma non si sono manifestati, a quanto sappia io, casi gravi e complicati“.
Sotto i 6 anni possono essere allontanati da scuola con tutti i problemi che conosciamo – osserva ancora l’esperto – Come Asl e come Regione non abbiamo il potere di vaccinare obbligatoriamente, quindi quella è una scelta dei genitori. Noi cerchiamo di convincerli, il fatto che abbiamo raggiunto il 95% delle classi a rischio dà l’idea del lavoro che abbiamo fatto, però ci sfugge sempre qualcuno che si rifiuta“.