Vulcani, esperto: “La Campania non è pronta a sostenere eventuali eruzioni”

Flavio Dovran, ricercatore, ingegnere termo-fluidodinamico, presidente della Gves e docente della New York University, tra i più importanti studiosi del Vesuvio e dei Campi Flegrei, sarà in Campania questa settimana per il convegno internazionale “Resilienza e sostenibilità delle città in ambienti pericolosi“, organizzato dalla Gves. “Su Vesuvio e Campi Flegrei bisogna fare uno studio di fattibilità interdisciplinare e transdisciplinare, sulla resilienza e sostenibilità del territorio napoletano interessato dal rischio vulcanico e dal rischio sismico,” ha spiegato il ricercatore. “I Piani di Evacuazione riguardanti il rischio Vesuvio e Campi Flegrei lavorano in direzione opposta a resilienza e la sostenibilità del territorio napoletano. Bisogna invece creare città resilienti e sostenibili. Costruire città resilienti sui vulcani è un’impresa complessa – ha proseguito Dobran – in cui la valutazione degli scenari di eruzione vulcanica deve essere eseguita con strumenti in grado di simulare in modo affidabile le eruzioni complete. Ho creato un Simulatore Vulcanico Globale il “Global Volcanic Simulator” che è uno strumento in grado di svolgere questo compito e viene continuamente verificato e convalidato per garantirne l’utilità. Si tratta di un modello fisico-matemtico-informatico in grado di ricostruire le passate eruzioni dei vari vulcani, e quindi anche del Vesuvio e dei Campi Flegrei, per valutare quelle future.
Questo simulatore ha potuto studiare il comportamento del magma del complesso vulcanico Somma – Vesuvio, nelle ultime migliaia di anni e dunque la risalita in condotte vulcaniche, le dispersioni di prodotti vulcanici nell’atmosfera, le propagazioni di flussi piroclastici sulle pendici del Vesuvio. In sostanza da questi studi specifici, basati su tale modello informatico possiamo sapere quante persone realmente potrebbero essere interessate dai vari fenomeni come il flusso piroclastico e caduta di ceneri. Sto studiando tutto nei minimi dettagli e presenterò alcuni risultati a Napoli. Tale modello informatico prende in considerazione l’intero complesso vulcanico, la camera magmatica, il condotto vulcanico, l’ambiente del condotto ed anche l’ambiente che si trova al di sopra del vulcano. Ugualmente per i Campi Flegrei dove saremo il 29 Novembre. Ad esempio la fase di propagazione del flusso piroclastico è uno degli scenari più pericolosi di un’eruzione vulcanica esplosiva perché può influenzare notevolmente l’area circostante che circonda la bocca vulcanica. In tale area che potrebbe essere interessata dal flusso piroclastico bisognerebbe proibire tutti gli habitat umani e al di là di questa area l’ambiente costruito dovrebbe essere reso resiliente e sostenibile. Una valutazione dei rischi geologici per le città che sono su vulcani attivi richiede l’utilizzo di strumenti appropriati. Questi rischi devono essere valutati con diversi scenari di eruzione vulcanica che dipendono dalle composizioni chimiche, dalle caratteristiche di conservazione e alimentazione dei magmi all’interno dei vulcani, dalle strutture di edifici vulcanici che possono contenere una varietà di sistemi e acquiferi fratturati e diversi. Le registrazioni storiche delle eruzioni per le città sui vulcani sono incomplete perché sono soggette a diverse interpretazioni delle dinamiche eruttive e possono essere distorte (come nella zona napoletana densamente popolata) a causa degli ambienti costruiti che nascondono alcuni o gran parte di queste testimonianze geologiche.
Il modello informatico creato e che illustrerò a Napoli, ha studiato le passate eruzioni. Per il Vesuvio lo scenario atteso potrebbe essere apocalittico se non si riorganizza il territorio napoletano. Bisogna educare la popolazione iniziando con un’attività capillare nelle scuole napoletane, del napoletano ed anche in quelle della zona flegrea. E’ emerso anche che le eruzioni su media scala, per quanto riguarda il Vesuvio avvengono una volta ogni 4-5 secoli. L’eruzione su media scala, più recente, è quella del 1631, che distrusse gran parte del territorio intorno al vulcano facendo migliaia di morti“.

napoli vesuvio campi flegreiSecondo l’esperto la Campania non sarebbe pronta a sostenere eventuali eruzioni, perché tutte le attuali strutture del territorio sono disegnate in gran parte o totalmente senza prendere in considerazione i possibili eventi vulcanici o idrogeologici: “Normalmente le strutture si immaginano in base ai probabili tipi di sismicità che si possono verificare, ma se si vuole decidere di abitare in ambienti pericolosi come questo bisognerebbe disegnare le strutture in grado di sostenere la massima portata degli eventi“.
Programmare l’evacuazione per un’eruzione di media scala, come accade oggi, equivale a fare “metà del lavoro perché per esempio quella di Pompei del 79 d.C. sarebbe dieci volte piu’ potente e in quel caso i piani servirebbero a poco“.

Effettuati studi sulla vulnerabilità degli edifici

Sono stato il coordinatore del caso di studio sul Vesuvio nell’ambito dell’azione europea Cost Eu 26 coordinata dal professore Federico Mazzolani e con la collaborazione del Centro Plinius della Federico II. Abbiamo indagato sulla vulnerabilità urbana dell’ambiente vesuviano. Abbiamo preso come caso di studio Torre del Greco. A Torre del Greco – ha dichiarato Maurizio Indirli dell’Enea – abbiamo effettuato un’indagine speditiva su circa 150 edifici, sia della zona residenziale che su alcuni edifici strategici o afferenti al patrimonio storico – artistico. Abbiamo allargato questa indagine ad alcune Ville Vesuviane del Miglio d’Oro. Abbiamo analizzato quali possano essere le combinazioni di carico sugli edifici dovuti ad un’eruzione vulcanica. Abbiamo preso come riferimento un’eruzione sub – pliniana di tipo 1 che è quella considerata dal Piano della Protezione Civile. Abbiamo analizzato la vulnerabilità di questi edifici sia con un metodo speditivo, con una scheda che ha analizzato gli elementi strutturali e non strutturali, poi per alcuni di questi sono stati fatti degli approfondimenti con codici di calcolo strutturali per validare i risultati che venivano dalle indagini speditive. La combinazione di carico sulle strutture ha riguardato terremoti, flussi piroclastici, sia di cenere sulle coperture degli edifici e quindi carichi verticali e sia flussi piroclastici laterali, possibili colate di fango. Abbiamo considerato varie combinazioni di carico ed abbiamo analizzato, sulla base di queste azioni sulle strutture quale era il possibile loro comportamento sia degli elementi strutturali come solai, pareti, sia degli elementi non strutturali come porte e finestre. Il risultato è che siccome questi edifici sono stati progettati con gli elementi ed i codici di progettazione dell’epoca sono praticamente verificati solo per carichi in verticale e dunque non sono in grado di sopportare un’azione di tipo vulcanico. Tutto questo per quanto riguarda la vulnerabilità delle strutture che noi abbiamo visto a Torre del Greco. E’ importante continuare questo tipo di analisi sugli edifici che riguardano tutta la zona del Vesuvio ed allo stesso tempo ampliare questa indagine anche all’area napoletana perché ci sono i Campi Flegrei. Questo Data Base che il Centro Plinius sta portando avanti da tempo potrà essere estremamente utile per poi incominciare a ragionare assieme su quali potranno essere gli interventi sia con tecniche innovative che con tecniche tradizionali possibilmente con costi accettabili per rendere queste strutture più sicure. Ovviamente però bisognerà anche ragionare in quali zone potrà essere fatto questo tipo di intervento ovvero definire nell’area vesuviana un’area di resilienza in cui è accettabile intervenire su questo tipo di strutture, perché sicuramente c’è una zona che noi abbiamo identificato come nucleo di esclusione dove praticamente tutte le strutture non possono essere riparate perché è l’area di maggiore incidenza del rischio vulcanico . Poi una terza zona potrà essere un’area di sostenibilità più lontana dal cratere e dunque concentrare quelle che sono le strutture strategiche in aree che possono essere considerate meno a rischio”.