Allarme test intolleranze alimentari: “sono quasi tutti inattendibili e mettono a rischio la salute”

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I test sulle intolleranze alimentari che in genere vengono somministrati da genetisti, nutrizionisti e altri professionisti del settore si possono quasi considerare delle bufale. In sostanza si tratta di esami che non hanno alcuna valenza scientifica, escluse quelle per l’intolleranza al glutine e al lattosio, e la SIAAC, ovvero la Società Italiana di Allergologia e Immunologia Clinica, ha persino inserito questi test ne Le cinque pratiche a rischio d’inappropriatezza di cui medici e pazienti dovrebbero parlare‘. Sono tanti gli esperti del settore e i professionisti che stanno cercando di portare avanti una ‘battaglia di onestà intellettuale’ in questo senso, soprattutto attraverso il web e i social. Tra questi il dott. Vincenzo Liguori, biologo nutrizionista, che ha affidato ad un post sulla propria pagina Facebook una breve spiegazione in merito.

Voglio porre la vostra attenzione su un tema molto importante e delicato – spiega il biologo –, ovvero quello delle intolleranze alimentari. Ma partiamo con ordine, perché la confusione sull’argomento è tanta e le cose da precisare ancora di più.
Innanzitutto, secondo la SIAAC, ovvero la Società Italiana di Allergologia e Immunologia Clinica, i test genetici effettuati per evidenziare eventuali intolleranze alimentari, sono scientificamente inattendibili. In particolare per quanto riguarda determinate presunte intolleranze, che non siano quelle al lattosio o al glutine, è necessario stare attenti e non lasciarsi confondere. Numerosi medici, farmacisti e anche colleghi biologi effettuano test simili, che però non sono assolutamente considerati validi, e soprattutto non hanno alcuno scopo se non un buon ritorno economico da parte del professionista che li mette in atto. Si tratta di test che la comunità scientifica specializzata ha dichiarato NON ATTENDIBILI ormai da diverso tempo“.

Un chiarimento, dunque, che potrebbe risultare utile per tutti coloro che si affidano a questi test e basano poi la propria alimentazione sui risultati che ne derivano. In particolare il dott. Liguori, fa riferimento al documento della SIAAIC dove vengono indicate ‘Le cinque pratiche a rischio d’inappropriatezza di cui medici e pazienti dovrebbero parlare’. “Al punto 2 di questo documento – scrive Liguori – si richiede esplicitamente ai professionisti di non eseguire i cosiddetti “test per le intolleranze alimentari” (esclusi i test validati per indagare sospetta celiachia o intolleranza al lattosio), specificando che “L’utilizzo di tali metodiche, fornendo risultati inattendibili e non clinicamente correlabili alle problematiche riportate dai pazienti, pone i pazienti stessi a rischio di inappropriate diete potenzialmente dannose per la salute, senza ottenere risoluzione dei sintomi/disagi per i quali tali test vengono effettuati”. I test che in genere vengono effettuati, infatti, 9 volte su 10 risultano positivi per una serie di alimenti – conclude il nutrizionista  -, ma se questi ultimi vengono eliminati dalla dieta del paziente senza alcuna discriminante i danni per la salute potrebbero essere notevoli”.