Clima, Germania: “Addio al carbone entro il 2038”

La Germania si avvierà a rinunciare al carbone per produrre elettricità al più tardi entro il 2038. Lo raccomanda una commissione nominata dal governo di Berlino, stilando una roadmap per contrastare l’inquinamento.

La transizione dovrebbe costare sino a 80 miliardi di euro in 20 anni, metà dei quali andranno alle regioni che chiuderanno centrali elettriche a carbone nell’est e nell’ovest del Paese, secondo il panel. Questo è costituito da politici, esperti di clima, sindacati e industriali delle regioni con miniere, e ha preso la decisione dopo una sessione fiume di 24 ore seguita a mesi di negoziati.

Ora le conclusioni saranno consegnate al governo, che, a meno di sorprese, dovrebbe seguirle. Una riunione tra la cancelliera Angela Merkel, il ministro delle Finanze Olaf Scholz e i presidente delle regioni coinvolte è prevista giovedì prossimo.

Il piano prevede che vari impianti che usano lignite, più inquinante del carbone nero, chiudano entro il 2022. Altri lo saranno entro il 2030, quando solo 17 gigawatt dell’elettricità nazionale deriverà dal carbone, rispetto agli attuali 45 gigawatt. L’ultimo impianto dovrà chiudere al più tardi nel 2038. Le regioni dove si trovano le centrali, con decine di migliaia di posti di lavoro direttamente o intdirettamente legati alla produzione di energia da lignite e carbone nero, riceveranno 40 miliardi di euro in compensazione dei prossimi due decenni. Inoltre, 2 miliardi di euro saranno spesi ogni anno nello stesso periodo per evitare che il costo dell’elettricità salga per gli utenti.

I gruppi per la protezione ambientale hanno fatto pressione per la chiusura degli oltre cento impianti a carbone entro il 2030, con l’obiettivo di far diventare il Paese ‘carbon neutral’ entro il 2050. Gli oppositori sostengono invece che ridurre troppo velocemente l’uso di carbone metterebbe a rischio la catena energetica e farebbe crescere il costo dell’elettricità.

Nonostante la sua reputazione, la Germania resta pesantemente dipendente dal più inquinante dei combustibili fossili, in parte per la decisione della cancelliera Angela Merkel di escludere l’energia nucleare entro il 2020, in risposta al disastro di Fukushima del 2011. Il carbone ha costituito oltre il 30% del mix energetico nel 2018, vicino alle energie rinnovabili come solare e del vento. Lo scorso anno Berlino ha ammesso che mancherà l’obiettivo del 2020 di tagliare le emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990. Ora si aspetta di ridurla del 32% appena, uno smacco per la cancelliera come capofila dei sostenitori dell’accordo sul clima di Parigi.