L’Etna, il terremoto e la gente dimenticata: case inagibili e rischio sciacalaggio, chi si occupa della Sicilia?

MeteoWeb

L’Etna non ha ancora smesso di farsi sentire. Dopo le scosse importanti causate nelle scorse settimane, la terra continua periodicamente a tremare con scosse di magnitudo inferiore a 3 gradi. ‘Scossette’ che passano quasi ormai inosservate, ma che vanno però a inasprire una già precaria situazione, ovvero quella dei comuni che sorgono intorno al vulcano siciliano. Da ieri si osservano emissioni di cenere, anche dal cratere Bocca Nuova (il più grande dei crateri sommitali etnei). “E’ già da più di due settimane che il Cratere di Nord-Est – il più alto (3326 m) dei crateri sommitali dell’Etna – sta emettendo cenere in maniera intermittente“: spiega attraverso un post su Facebook il vulcanologo INGV Boris Behncke. “Questa attività non ha niente a che vedere con i terremoti sui fianchi dell’Etna. L’attività sismica è attualmente piuttosto bassa e su livelli completamente normali“.

Gli esperti, più volte, hanno confermato che si attendono eventi importanti dal vulcano, il quale deve ancora scaricare l’energia accumulata nel corso dell’ultimo periodo. Ma nel frattempo per i cittadini che vivono in quelle zone, oltre al timore delle eruzioni, vi è anche quella del terremoto, che ha già causato numerosi danni, nonostante le scosse di lieve entità. Come aveva spiegato qualche giorno fa Michele Alì ai microfoni di MeteoWeb: “Non ci sono state vittime, quindi se ne parla poco, ma la situazione è grave, ci sono tante case inagibili. La mia è stata interdetta all’uso e all’accesso per diverso tempo“. Alì, che abita in una frazione di Acireale, Pennisi, ha spiegato che la situazione non è semplice e i rischi sono tanti. “Il terremoto si è sentito poco e niente, è stato molto profondo, ma i danni sono stati tanti e tantissimi sono gli sfollati. Su 1600 abitanti, almeno la metà si sono ritrovati per strada. Io e mia moglie abbiamo scelto di stare in camper. Saremmo potuti andare via subito, ma ci sono altri rischi, come quello dello sciacallaggio e dunque molti decidono di rimanere, alloggiando da parenti, amici, o in alloggi di fortuna. Siamo ancora traumatizzati. Qua a Pennisi viene periodicamente lo psicologo per dare supporto ai terremotati“.

Una situazione critica, dunque, che è letteralmente passata in sordina, soprattutto sui media nazionali. Il fatto che non ci siano stati morti ha declassato questi paesi, e questi eventi, a fenomeni di serie B.La chiesa è stata chiusa, gli anziani non possono andare a messa; le attività commerciali hanno numerosi problemi, con le strade interrotte per diverso tempo è stato difficile raggiungerle; il benzinaio del paese, non essendo più di passaggio, lavora poco e nulla. Io comprendo – spiega Alì – che è necessario tenere conto dei tempi burocratici, perché prima si pensa ai soccorsi in caso di pericolo per le vite umane, poi arrivano i vigili del fuoco per il controllo delle strutture, e infine si svolge la seconda fase che vede i vigili impegnati nella messa in sicurezza, ma nel frattempo le nostre vite vengono messe in stand-by“.

Ma ovviamente non tutto verrà controllato subito, non tutto potrà essere messo in sicurezza: “Ma intanto la terra continua a tremare – ci racconta ancora Michele Alì –. La scuola è un altro tasto dolente: è inagibile, deve essere demolita e non sarà più ricostruita perché sorge proprio sulla faglia, la stessa che scende fino ad Acireale, attraversando l’autostrada. Passerà tanto tempo prima di poter vedere una normalizzazione, ma anche se circoscritti i danni sono tanti“. E in tutta questa disperazione uno spiraglio di luce arriva dagli stessi cittadini, dalla loro solidarietà, dal loro cuore e dal loro supportarsi a vicenda: “C’è tanta umanità, ma troppa incertezza” conclude Alì.