E’ morta la scrittrice Judith Rich Harris, autrice di “Non è colpa dei genitori”

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La psicologa statunitense Judith Rich Harris, che fece scalpore con il suo libro “Non è colpa dei genitori” (Mondadori, 1999), è morta all’età di 80 anni a Middletown Township, nel New Jersey. L’annuncio della scomparsa, via Twitter, è stato dato dall’amico Steven Arthur Pinker, professore di psicologia cognitiva all’Università di Harvard. Nel 1994 Harris formulò una nuova teoria sull’educazione, sostenendo che i figli imparano più dai coetanei che dalla famiglia, illustrata l’anno dopo in un articolo sulla “Psychological Review“, che ottenne il premio dell’American Psychological Association, suscitando vasto clamore mediatico e dibattito accademico. Nel 1998 ha pubblicato il suo libro più noto “The Nurture Assumption” (letteralmente “L’assunto dell’allevamento”, tradotto in italiano con il più accattivante titolo “Non è colpa dei genitori), che è stato ripubblicato in una versione rivista nel 2009. Non è colpa dei genitori se i figli sono delinquenti e non è loro merito se invece crescono come ragazzi modello. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio del libro di Judith Rich Harris che suscitò un controverso dibattito negli Stati Uniti ancor prima della sua pubblicazione integrale, rovesciando le tradizionali teorie psicologiche sull’evoluzione e la crescita del bambino.

I genitori non contano o contano fino a un certo punto, sostiene la Harris, la personalità del bambino è determinata solo al cinquanta per cento dai caratteri genetici della famiglia biologica, mentre per l’altra metà è influenzata dai compagni di gioco, destinati a plasmarne il comportamento e le scelte assai più dell’educazione paterna e materna. Harris ha messo in dubbio il dogma psicologico, ampiamente accettato, che i genitori abbiano un ruolo centrale nello sviluppo sociale e nella costruzione della personalità dei figli, come attestano studi psicoanalitici considerati ormai classici e la psicologia comportamentistica. L’eco suscitato nel 1995 dal suo articolo apparso sulla prestigiosa “Psychological Review” fu notevole: qualche consenso ma soprattutto molte critiche da esponenti autorevoli del mondo accademico. Il successo, poi, del libro fu enorme, guadagnando anche la copertina del settimanale “Newsweek”, pur continuando a dividere la comunità scientifica.