Acerrimi avversari per anni, diversi e opposti, divisi da storie, posizioni culturali e politiche, ma alla fine uniti da un’ultima battaglia. Così Vittorio Agnoletto, politico, medico e attivista no global, pioniere dell’associativismo nel campo dell’Aids, sintetizza all’AdnKronos Salute il suo rapporto “difficile e sempre estremamente complesso” con Fernando Aiuti, morto oggi al Policlinico Gemelli di Roma.
Una profonda distanza che si è poi successivamente ridotta, grazie alla battaglia comune che ha unito i due nella denuncia contro la sperimentazione del vaccino italiano anti-Aids. “Alla fine degli anni ’80 e per tutti gli anni ’90 – ricorda Agnoletto – io ero il presidente della Lega italiana lotta all’Aids (Lila) e lui era il presidente dell’Anlaids, che erano le principali associazioni legate alla malattia. Ci univa l’impegno nella lotta contro quella che era definita all’epoca la ‘peste del secolo’ e ci univa e ci ha unito la richiesta ai governi italiani a superare falsi integralismi e moralismi e a mettere al primo posto la prevenzione. Insieme – afferma – abbiamo condotto battaglie perché in Italia si parlasse apertamente della necessità dell’uso del profilattico. Ci ha invece diviso, come persone e come associazioni, il rapporto con il mondo del farmaco, con le aziende farmaceutiche”.
E’ rimasta storica “la sera del 25 giugno del ’96 quando, per denunciare il business dell’Aids, io interruppi clamorosamente, insieme agli attivisti della Lila, la diretta in prima serata di Raiuno ‘Life Aids’, in piazza Navona, davanti a 9 milioni di telespettatori, per denunciare gli intrecci tra le case farmaceutiche e alcuni professori italiani, e non solo, che lavoravano nel campo dell’Aids. Aiuti mi denunciò – racconta Agnoletto – Ci fu un processo, ma dopo diversi anni lui stesso scelse di ritirare la denuncia”.
Nonostante le nostre “diverse visioni del mondo e dei rapporti con Big pharma – prosegue Vittorio Agnoletto – ci siamo ritrovati in quella che è stata probabilmente la sua ultima battaglia. La sorte ha voluto che, per strade diverse, arrivassimo ambedue a denunciare quello che io ho definito ‘lo scandalo del vaccino italiano dell’Aids’, ovvero la sperimentazione condotta dalla dottoressa Barbara Ensoli all’Istituto superiore di sanità.
Per le sue affermazioni e le richieste di chiarimenti Aiutifu denunciato, mentre io pubblicavo nel 2012 con Feltrinelli il libro ‘Lo scandalo del vaccino dell’Aids’, alla stesura del quale però contribuì in modo significativo lo stesso professor Aiuti, che partecipò poi alla presentazione. Per quel libro io fui denunciato, ma il magistrato diede il non luogo a procedere”.
“In questi ultimi anni – conclude – siamo rimasti in contatto per continuare quella battaglia contro un progetto di ricerca che ritenevamo uno sperpero di denaro pubblico. Qualche anno fa siamo stati chiamati insieme alla Commissione Sanità del Senato a parlare di questa vicenda: ricordo ancora la faccia stupefatta dei senatori quando ascoltarono dalla nostre voci parole molti simili e una denuncia comune. A lui faceva riferimento l’ala destra a me l’ala sinistra, ma parlavamo della stessa cosa. E credo che quell’audizione fu un contributo al successivo commissariamento dell’Iss”.
