Altro che epurazioni naziste: la schedatura degli scienziati del Movimento 5 Stelle riporta l’Italia alla condanna di Galilei e di Giordano Bruno

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L’Unione Sovietica e il comunismo della Guerra Fredda; il Fascismo italiano degli anni ’20 e ’30; le epurazioni naziste della Germania del Terzo Reich. Insomma, alle ultime mosse del Governo sono state affibbiate tante similitudini, ma forse nessuna di queste è davvero azzeccata. Perché quando si parla di scienza e di ingiustizie nei confronti degli scienziati ‘condannati’ per le loro idee, il primo che viene in mente è lo scienziato per eccellenza: Galileo Galilei, condannato per eresia nel 1633. La sua colpa, agli occhi della rigida Chiesa dell’epoca, era stata quella di aver sostenuto la teoria copernicana, secondo la quale la Terra gira intorno al Sole, una teoria osteggiata dal clero e a causa della quale già Giordano Bruno era stato condannato al rogo.

Giulia Grillo
Fabio Cimaglia/LaPresse

E’ di questi giorni, invece, e non di quasi quattrocento anni fa, la bufera sul caso della ‘schedatura‘ da parte del ministero della Salute di alcuni componenti del Consiglio superiore di sanità (Css), sulla base dei loro orientamenti politici, ma anche di quelli di alcuni loro familiari. Il caso è stato sollevato dal quotidiano ‘la Repubblica‘, secondo i cui redattori 30 membri del Css sarebbero stati allontanati dallo stesso Consiglio dopo essere stati ‘schedati‘ con informazioni sulle loro attività politiche e giornalistiche. La schedatura sarebbe avvenuta in un dossier interno al ministero e richiesto dal ministro della Salute Giulia Grillo alla capogruppo della commissione Sanità alla Camera. Il dossier segnalerebbe in particolare sei membri del Css: il vicepresidente del Consiglio superiore, Adelfio Elio Cardinale, il professor Francesco Bove, il professor Placido Bramanti, il professor Antonio Colombo, la professoressa Gabriella Fabbrocini e il dottor Giuseppe Segreto.

AFP/LaPresse

Ora che tutto è emerso il ministro Grillo ha confermato che le richieste sono state effettivamente fatte, ma, si è giustificata, non si tratta di schedatura bensì di non ben specificate ‘informazioni’. Sulla propria pagina Facebook la ministra pentastellata ha spiegato: “Il documento cui si fa riferimento non è stato sollecitato da me prima di decidere la revoca delle nomine dei membri non di diritto del Css, ma costituisce un appunto del tutto informale che ho chiesto in chat ai miei colleghi parlamentari dopo aver sciolto la commissione – precisa Giulia Grillo -. Perché l’ho fatto? Perché a seguito dello scioglimento del Css da più parti, in primis dalle dichiarazioni della ex presidente Siliquini, si chiedeva di agire separando la politica dalla scienza. Semplicemente nel corso di normali interlocuzioni, ho chiesto ai colleghi se avevano notizie di attività politica da parte degli ormai ex membri“. “Vi sembra un dossier?“, chiede ancora con foga Grillo. “Non ho mai avviato dossieraggi (e mai lo farò), figuriamoci via chat! Il MoVimento 5 Stelle è per la trasparenza, per cui mi interessava semplicemente capire in vista di nuove nomine, qualche nota di rilievo pubblica di cui non ero a conoscenza. Ho dichiarato che alcuni ex componenti avrebbero potuto essere rinominati, mi interessava avere qualche informazione. Sottolineo che dal testo non vi sono demeriti: nessuno è così folle da pensare che aver operato un ex presidente del Consiglio possa costituire una nota negativa o che avere una moglie che ha collaborato con un esponente politico dell’opposizione possa costituire un vulnus“.

I luminari di cui si parla nel dossier, dal canto loro, non accettano questo ‘ridimensionamento’ di ciò che considerano una grave e colpevole schedatura . “Questa è rabdomanzia politica – dice all’Adnkronos Salute Adelfio Elio Cardinale -. Sono valutazioni politiche estranee alla questione, che dovrebbe essere prettamente scientifica. E anche anomale, perché io sono stato un sottosegretario alla Salute tecnico del governo Monti, e il ministro Grillo ha scelto come capo di Gabinetto il dottor Carpani, che era capo di gabinetto anche allora con il ministro Balduzzi, quando ero sottosegretario“. Nel caso dell’ex sottosegretario Cardinale, il dossier ‘a 5 stelle’ parla persino della moglie, un magistrato, che però, “al contrario di quanto riporta il documento – spiega l’ex vicepresidente del Css – non è stata responsabile tecnico dell’ufficio di Gabinetto di Schifani quando era ministro, bensì quando era presidente del Senato. In ogni caso esaminare l’origine e lo schieramento di parenti e congiunti non serve, quando bisogna fare una valutazione rigorosamente tecnico-scientifica dei componenti del Css“.

E ancora più controverso è il caso di Francesco Bove, citato anch’egli nel dossier come giornalista pubblicista: “Non riesco a capire il motivo di questa cosa, anche se leggerla mi ha lasciato una sensazione da asilo infantile. Realmente non ho capito quale sia il motivo per cui si segnala che io avrei collaborato con ‘La Repubblica’. Cosa non vera, anche se per me sarebbe un complimento. In gioventù – spiega Bove – ho scritto per alcuni giornali e ho ottenuto il tesserino da giornalista pubblicista. Scrivevo per ‘Paese Sera’ e per il ‘Secolo XIX’, ma mai per ‘La Repubblica’. Non ho capito per quale motivo si siano fatte valutazioni di questo genere“. Eclatante, invece, il motivo della ‘schedatura’ del chirurgo Antonio Colombo, che sarebbe stato segnalato come medico che ha operato l’ex premier Silvio Berlusconi: “Non ho mai avuto problemi a dichiarare sia il pubblico che il privato. Non ho segreti e sono abituato che mi si chieda anche il conto in banca, non c’è nessun problema. Quanto ai dati che sarebbero stati raccolti su di me, preciso che non ho mai operato Silvio Berlusconi, e lo faccio per dovere di informazione – spiega il medico -. Perché non è certo una cosa negativa averlo operato. Non ho seguito quell’intervento, il ministro dovrebbe informarsi meglio. Non l’avrei operato in ogni caso, perché non faccio il cardiochirurgo. Fare un intervento a chicchessia non qualifica la matrice politica“.

Gli scienziati, come è ovvio che sia, non ci stanno. E anche se il ministro Grillo continua a parlare della critiche alla sua ‘richiesta di informazioni‘ come di fesserie, il fatto resta obiettivamente grave: la libertà di idee, di pensiero e di parola è la base fondante della nostra democrazia, e sebbene qualcuno cerchi di dimostrare che questa benedetta democrazia non tutti la meritiamo, viviamo in un Paese che ha versato sangue e sacrificato suoi figli per raggiungerla. E dunque a noi tocca tenercela stretta, lottando con le unghie e con i denti.

La scienza è super partes; la scienza che voglia definirsi tale non può avere colore politico o religioso; la scienza sbaglia, a volte, ma è il futuro e la base su cui poggia la nostra stessa evoluzione: dalla scoperta del fuoco e dall’invenzione della ruota, fino alle onde gravitazionali e all’intelligenza artificiale, la scienza ci ha permesso di uscire dalle caverne e di diventare ciò che siamo oggi, nel bene o nel male. E sebbene alcune volte vorremmo tornarci, in quelle caverne, l’evoluzione ci impone di proseguire in questa impresa titanica che è lo sviluppo umano. E non c’è ministro o partito di passaggio che tenga: gli scienziati, finché rispettano l’etica professionale, devono essere lasciati liberi di agire a prescindere dal loro credo politico e dalle loro idee più o meno condivisibili.