Si discute spesso sul fatto che il successo evolutivo dell’uomo sia radicato in capacità e motivazioni sociali specializzate che determinano decisioni razionali, cooperative e sociali. Una manifestazione dell’”ultra socialità” umana è la tendenza al confronto sociale. Mentre solitamente gli studi sul confronto sociale si concentrano sul comportamento cooperativo ed enfatizzano le preoccupazioni per l’uguaglianza e la correttezza, alcuni ricercatori tedeschi e americani hanno voluto analizzare la dimensione competitiva del confronto sociale: la preferenza ad ottenere più degli altri, espressa nella volontà di massimizzare il profitto relativo a scapito del profitto assoluto.
Rispetto agli scimpanzé, che sono i nostri “parenti” più stretti, gli uomini mostrano una serie di motivazioni e capacità socio-cognitive uniche della nostra specie. L’emergenza evolutiva di queste tendenze cosiddette ultra-sociali è stata collegata al fatto che gli umani vivono non solo in gruppi sociali altamente complessi, come molti altri animali, ma anche in gruppi culturali. L’emergenza di queste motivazioni e abilità sociali rende gli umani, tra le altre cose, comunicatori più flessibili e cooperatori più stabili rispetto agli scimpanzé. Una delle sfide chiave per sostenere la cooperazione sta nel distribuire le risorse acquisite in maniera collaborativa in modo che tutti siano soddisfatti e motivati a collaborare in futuro. Si ritiene che la sensibilità umana all’equità supporti la risoluzione di certi conflitti d’interesse attraverso la distribuzione.
Nello studio, condotto da Esther Herrmann, Lou M. Haux , Henriette Zeidler e Jan M. Engelmann, 96 bambini del Kenya di età compresa tra 5 e 10 anni dovevano sedersi di fronte ad un coetaneo e davanti a due vassoi di pasticcini: uno permetteva ad un partecipante di prendere 2 dolci e alla controparte solo 1; l’altro permetteva ad uno di prendere 3 pasticcini e all’altro 6. Allo stesso esperimento sono stati sottoposti 15 scimpanzé.
I risultati dello studio hanno dimostrato che i bambini più piccoli e gli scimpanzé si comportavano in maniera razionale, scegliendo l’opzione 3-6 che massimizzava il profitto assoluto, poiché entrambe le parti avevano la possibilità di mangiare di più. I bambini più grandi, invece, agivano in maniera irrazionale, accettando di mangiare di meno purché i coetanei non mangiassero molto più di loro, scegliendo quindi la soluzione meno vantaggiosa per loro stessi. I risultati secondo cui i bambini più grandi avevano una forte preferenza per il vantaggio relativo rispetto ai più piccoli è in linea con studi precedenti che dimostrano che le preoccupazioni circa il confronto sociale si intensificano quando i bambini passano dalla prima alla media infanzia.
I risultati dello studio dimostrano le prove secondo cui gli scimpanzé sono “massimizzatori” razionali per quanto riguarda la distribuzione delle risorse. Mentre questa idea è stata prevalentemente collegata all’assenza di preoccupazioni per l’uguaglianza e l’equità negli scimpanzé, i risultati di questo studio dimostrano che le motivazioni come il confronto sociale possono essere un’arma a doppio taglio perché influenzano il comportamento umano non solo in contesti di cooperazione ma anche in quelli di competizione. Questo per dire che mentre il confronto sociale è alla base dell’equità, allo stesso tempo si manifesta in emozioni più negative, come invidia e la cosiddetta gioia maligna (dal termine tedesco Schadenfreude, che significa “piacere provocato dalla sfortuna” altrui). Mentre i bambini tra 9 e 10 anni mostravano la volontà di ridurre il proprio profitto e quello del partner semplicemente per avere la meglio, le decisioni degli scimpanzé massimizzavano sia i loro profitti che quelli del partner, sfatando il concetto secondo cui una maggiore socialità è sempre associata ad una maggiore prosocialità.


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