Spagna, bimbo caduto nel pozzo: gli ultimi aggiornamenti, sul posto compagnia che salvò minatori cileni

Proseguono senza sosta le operazioni dei soccorritori che tentano di recuperare Julen, il bimbo di 2 anni caduto domenica scorsa in un pozzo nel sud della Spagna, vicino Malaga: il Paese rimane con il fiato sospeso.

Sul posto è giunta anche la Stockholm Precision Tools AB, la compagnia svedese che riuscì a localizzare 33 minatori cileni bloccati per 69 giorni sotto terra dopo una frana.

Julen Rosello è caduto in un pozzo di prospezione non segnalato, largo 25 cm e profondo oltre 100 metri, mentre giocava, non lontano dai genitori, in un terreno nella città di Totalan.
I soccorritori non sono riusciti a raggiungere direttamente il punto in cui ritengono si trovi il bambino perché uno strato di terra, sabbia e pietre è stato trascinato giù dallo stesso Julen durante la caduta, creando un blocco a circa 71 metri di profondità.
Il piano iniziale di realizzare un tunnel orizzontale al pozzo di prospezione è stato sospeso per l’instabilità del terreno, secondo quanto ha spiegato oggi Angel Garcia, rappresentante dell’Ordine dei Minatori di Malaga, consulente delle operazioni. Si prevede “di cominciare oggi a mezzogiorno o nelle prime ore del pomeriggio” la perforazione del primo di due condotti verticali e paralleli al pozzo di prospezione, per raggiungere il bambino attraverso piccole gallerie orizzontali. Il portavoce non ha escluso che il salvataggio non possa essere portato a termine prima di lunedì.

Nella cavità sono stati trovati dei capelli e le analisi del DNA hanno confermato che Julen si trova nel pozzo.

Nonostante i problemi tecnici stiano rallentando le operazioni di soccorso, c’è la convinzione (e la speranza) che il piccolo sia vivo. Maria Gamez, rappresentante del governo spagnolo nella provincia di Malaga, ha promesso che le ricerche continueranno fino a quando il piccolo non sarà salvato. “Non abbiamo intenzione di fermarci neppure un minuto”, ha detto aggiungendo che “nessuno nella squadra dei soccorritori mette in dubbio che lo tireremo fuori. Siamo tutti fiduciosi che è vivo”.

La vicenda ricorda il caso italiano, del 1981, di Alfredino Rampi a Vermicino, che si era concluso tragicamente.