Parte dalla città di Messina un forte e incisivo no alla paventata abolizione del numero chiuso per le facoltà scientifiche come medicina e odontoiatria: il presidente della CAO (Commissione Albo Odontoiatri) Giuseppe Renzo, già presidente nazionale dei dentisti, contesta in toto la riforma che mesi fa il Governo aveva immaginato e che in questi giorni sta mettendo a punto.
Renzo sostiene che il problema della carenza dei medici, previsto nei prossimi anni, debba essere risolto con una programmazione corretta in base alle definite capacità formative dei corsi di laurea e ai posti delle successive specializzazioni: “Il diritto allo studio non può esitare in disoccupazione e sottoccupazione certa. Si creerà un parcheggio in attesa che il laureato e abilitato si possa specializzare e ciò comporterà un’emigrazione all’estero con la fuga di cervelli, cui ormai siamo abituati.
Il “Prodotto Finito”, che richiede sostanziosi investimenti
economici per la collettività e per i giovani da parte dello Stato ma soprattutto delle famiglie e degli stessi studenti, finirà per arricchire paesi terzi. Migliaia di medici saranno costretti ad emigrare per mettere a frutto le proprie conoscenze”. Inoltre in un quadro più complessivo e internazionale, qualunque riforma si metta in campo per i prossimi decenni deve tenere conto della medicina del futuro: si parla già di “medici digitali”, grazie alla velocità con cui la tecnologia dei paesi più all’avanguardia sforna prodotti dirompenti, interessanti, rischiosi per certi versi, assolutamente innovativi.
Cose che forse 50 anni fa neppure nei film riuscivamo ad immaginare stanno diventando importanti e imprescindibili realtà: da qui l’idea di Renzo di inviare una lettera ad alcuni direttori di quotidiani nazionali, chiedendo un aiuto da parte della stampa alla diffusione di argomenti e novità che, in un futuro non troppo lontano, potranno riguardare tutti noi e approfondento proprio il tema de “Lo strano caso del dr. Watson, medico abusivo o futuro della medicina?”. Qui di seguito il testo integrale.
Gentile direttore,
in questi giorni si sta discutendo su quale sarà la soluzione migliore alla
paventata carenza di medici che si verificherà nel prossimo futuro, ma nel
dibattito appare del tutto assente il prorompente sviluppo tecnologico e le sue
implicazioni in un futuro ormai prossimo. Facciamo un passo
indietro: è noto che alcuni fondi di investimento nel 2007 furono in grado di
prevedere la devastante crisi dei subprime con anticipo, e di ricavarne lauti
guadagni, analizzando l’andamento del mercato dentale nei mesi precedenti. Ci
riuscirono perché negli Usa, già allora, la gestione dello studio odontoiatrico
era affidato a programmi gestionali basati sul cloud. Usando tecniche di
profilazione molto meno sofisticate di quelle disponibili oggi, fu possibile
per alcuni prevedere quella crisi del credito che portò alla più devastante
crisi economica del dopoguerra.
Trascorso più di un decennio, i dati che quotidianamente riversiamo nella rete
sono enormemente aumentati, e comincia a diventare evidente che il
loro possesso e la loro interpretazione sono le miniere d’oro del 21° secolo.
La transizione verso il digitale dei dati sanitari sta aumentando in modo
esponenziale, e aumenterà ancora di più quando saranno alla portata di tutti i
dispositivi indossabili come gli smartwatch che già oggi sono in grado di
registrare la nostra attività fisica e il nostro consumo calorico, e in un
molto prossimo futuro altri dati come glicemia e parametri
cardiovascolari.
La profilazione di un paziente con dati che provengano dalle cartelle cliniche,
così come dalla sensoristica indossabile e ambientale, consentirà
l’elaborazione di una cura personalizzata, riducendo anche il rischio clinico e
l’impiego di risorse non necessarie. Questi dati potranno essere
utilizzati anche per un’analisi prospettica, utilizzando il machine
learning per conoscere meglio una popolazione e supportare il medico
nella fase decisionale.
Grazie al machine learning, ad esempio, un iPhone è in grado di riconoscere
cellule tumorali all’interno di un campione di tessuti organici; uno smartwatch
è in grado di rilevare aritmie cardiache e avvisarti di un infarto in corso – o
in arrivo – e salvarti la vita.
Uno dei progetti che stanno supportando le equipe mediche nella diagnosi e nel
predisporre trattamenti efficaci e personalizzati è ‘DeepMind’ di Google, una
piattaforma in grado di elaborare centinaia di migliaia di informazioni mediche
in pochi minuti. Ibm ha creato Watson, una piattaforma in grado di comprendere
il linguaggio naturale ed è entrata stabilmente nelle corsie degli ospedali,
lanciando il progetto ‘WatsonPaths’, in collaborazione con la Cleveland Clinic
Lerner College of Medicine of Case Western Reserve University, che prevede
l’uso di tecnologie informatiche cognitive che possono essere adottate da
Watson.
Queste permettono ai medici di prendere decisioni informate e accurate in modo
più rapido e di raccogliere dati dalle cartelle cliniche elettroniche. Ibm ha
inoltre sviluppato, in collaborazione con Pathway Genomics, una ‘app’ che
analizzando la storia clinica e le informazioni genetiche del paziente è in
grado di valutare il rischio di sviluppare una patologia nel prossimo futuro.
Anche la chirurgia verrà rivoluzionata da queste tecnologie: in fase
d’intervento per ovviare ai limiti umani, la ricerca va nella direzione di
aumentare l’autonomia del robot. Il sistema da Vinci, è un esempio di ausilio
robotico in sala operatoria composto di due parti principali: quella che esegue
materialmente l’intervento sul paziente, e quella che grazie a uno schermo in
3D consente al chirurgo di guidare i bracci sui quali sono montati gli
strumenti. Ma già sono stati eseguiti (recentissimo, il caso di un
impianto dentale) interventi completamente automatizzati, in cui l’opera
dell’uomo è limitata alla sola supervisione.
L’esercizio della medicina sarà investita in pieno dal big bang delle nuove
tecnologie, e la riprova è l’interesse dei più grandi gruppi nello sviluppo di
applicazioni in area sanitaria. A breve, questo porterà a una ridefinizione del
medico, del suo ruolo, delle sue competenze e del suo percorso formativo.
Inevitabilmente anche la programmazione dei fabbisogni di nuovi operatori ne
verrà influenzata, e non tenerne conto sarebbe, ancora una volta, manifestazione
di miopia e abdicazione della politica che quando fa correttamente il proprio
dovere indirizza i fenomeni, e non li insegue.
Dott. Giuseppe Renzo
Presidente CAO Messina
