Ieri a Roma 110 ricercatori italiani, di cui molti esperti in informatica e discipline ad essa annesse, hanno fatto un appello per la messa al bando dei sistemi di arma letale autonomi dette anche ‘Laws‘, dall’acronimo inglese, o ‘killer robots‘. La notizia è stata diffusa in una nota dalla Rete Italiana per il Disarmo e si colloca nell’ambito della campagna internazionale ‘Stop Killer Robots’.
“Lo sviluppo delle ARMI autonome – si legge nell’appello – costituisce una grave minaccia per il rispetto delle leggi umanitarie in guerra; può interrompere la catena di comando e controllo, la quale consente di individuare i soggetti responsabili per eventuali crimini di guerra; dà a delle macchine la possibilità di decidere della vita o della morte di un essere umano”. Inoltre, prosegue il testo, l’uso di questi sistemi d’arma “impedisce alle potenziali vittime di fare appello all’umanità condivisa degli avversari”.
“Pensare di lasciare le decisioni sulla scelta dei bersagli e sul loro abbattimento a macchine – commenta Diego Latella, Segretario Nazionale dell’Unione Scienziati per il Disarmo e ricercatore in metodi formali per l’informatica presso il Cnr di Pisa – è innanzitutto eticamente ingiustificabile e pone dei seri problemi dal punto di vista del Diritto Internazionale.” Dal punto di vista tecnico, “è importante capire che le dinamiche dettagliate di tale operazione di ottimizzazione sono spesso sconosciute, perfino a chi ha progettato il programma” sottolinea Latella.
Inoltre, “questo programma è, come tutto il software (e l’hardware) vulnerabile ad attacchi cyber generici e ad alcuni attacchi specifici”. “La comunità internazionale ha il dovere – aggiunge Guglielmo Tamburrini, professore di Logica e Filosofia della Scienza all’Università degli Studi di Napoli Federico II – di porre un argine agli usi militari dell’intelligenza artificiale, sancendo in modo chiaro ed inequivocabile che le ARMI devono essere soggette sempre e comunque ad un controllo umano significativo, adottando a questo scopo un protocollo aggiuntivo alla Convenzione sulle ARMI convenzionali”.
L’appello, che ora sarà aperto a nuove firme, chiede “che il Governo e il Parlamento italiani assumano una decisa posizione contro le ARMIautonome nelle sedi politiche nazionali e negli opportuni forum diplomatici internazionali”.
L’iniziativa degli scienziati è stata anche l’occasione per diffondere alcuni dati elaborati sull’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo in merito alla posizione degli italiani rispetto ai ‘killer robots’: “La contrarietà degli italiani alle ARMI autonome è netta, e raggiunge il 70% – afferma Fabrizio Battistelli, presidente dell’organizzazione – questa contrarietà è massima fra le donne che, con quasi 3/4 di contrarie, confermano questa volta un positivo gender gap, ovvero il saggio scetticismo verso ARMI e guerre condiviso dal genere femminile un po’ in tutto il mondo”.
