Gli Champs-Elysées sono deserti. Devastati. Sacchettiati. All’ombra dell’Arco di Trionfo si sente soltanto il suono delle sirene di ambulanze e forze di polizia dopo ore di guerriglia urbana nel cuore di Parigi nel 18° atto delle proteste dei “Gilet Gialli”, degenerate oggi in disordini senza precedenti. Complessivamente 237 persone sono state arrestate per violenze mentre 60 persone sono rimaste ferite, tra cui 17 membri delle forze di sicurezza e un pompiere. Complessivamente oggi 32.300 persone sono scese in piazza in tutta la Francia, di cui 10.000 a Parigi.
Un assalto al cuore della Francia che ha costretto il presidente Emmanuel Macron a interrompere la vacanza nella stazione sciistica di La Mongie per far rientro in serata a Parigi. Una decisione dettata anche dalle critiche piovute dall’opposizione di destra: “Mentre Parigi brucia, Macron sta sciando“, tuona Lydia Guirous, portavoce dei Republicain.
La data del 16 marzo è stata indicata da tempo da alcuni portavoce del movimento come simbolica. Non solo per l’anniversario (le prime proteste sono iniziate il 17 novembre) ma anche perché arriva all’indomani della fine del periodo del ‘Grand Débat’ che si è concluso venerdì. Ora il governo dovrà dire quali, tra le tante rivendicazioni popolari, accetterà di trasformare in leggi, Macron non ha neppure escluso di organizzare un referendum su alcune riforme istituzionali. Ma sabato 16 marzo, insieme ai manifestanti di sempre sono arrivati in ‘soccorso’ migliaia di ‘casseur’. Vestiti di nero, con cappucci ed elmetti in testa, hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine che hanno risposto sparando gas lacrimogeni e idranti. Lungo gli Champs-Elysees, hanno distrutto vetrine e saccheggiato edicole e molti negozi di lusso, da Hugo Boss a Bulgari, incluso il ristorante Fouquet’s a cui è stato dato fuoco. Incendiata anche una banca in boulevard Roosevelt: in breve tempo le fiamme si sono propagate in tutto l’edificio costringendo i vigili del fuoco ad evacuare lo stabile. Almeno 11 le persone rimaste lievemente ferite; salvo per miracolo un bambino. “Le persone che hanno commesso questo atto non sono né manifestanti né dei rivoltosi: sono degli assassini”, sbotta su Twitter il ministro dell’Interno, Christophe Castaner mentre il premier Edouard Philippe si scaglia contro “chi giustifica o incoraggi” tali atti di violenza. Così “si rende complice”, spiega il primo ministro che per la prima volta da dicembre è sceso in piazza a incoraggiare e stringere la mano agli agenti impegnati negli scontri.












































































































































































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