Incidente aereo Ethiopian Airlines: a bordo anche l’archeologo Sebastiano Tusa

Il CEO di Ethiopian Airlines Tewolde Gebremariam ed il ministro dei trasporti del Kenya James Macharia hanno confermato ai media locali la presenza di 8 italiani a bordo del Boeing 737 precipitato questa mattina a Bishoftu, a 47 chilometri a sud di Addis Abeba.
Le autorità hanno confermato la presenza sul velivolo di 32 kenioti, 18 canadesi, 9 etiopi, 8 cinesi, 8 statunitensi, 7 inglesi, 7 francesi, 6 egiziani, 5 olandesi, 4 indiani, 4 slovacchi e 2 persone la cui nazionalità non è ancora nota.

L’aereo, decollato dall’aeroporto internazionale della capitale etiope e diretto alla capitale keniota Nairobi, è precipitato a soli 6 minuti dal decollo con a bordo 157 passeggeri, di cui 8 membri dell’equipaggio. Nessuno è sopravvissuto.

Nella lista dei passeggeri figura anche l’assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, Sovrintendente del Mare della Regione.
Tusa era diretto in Kenya, per un progetto dell’Unesco, che ha espresso interesse a fare campo a Malindi per farne il centro di interesse storico e di recupero delle tradizioni e della cultura di tutto il Paese. Il professor Sebastiano Tusa, Soprintendente del mare della Regione siciliana, era stato interpellato in virtù della sua competenza nel settore dell’archeologia marina. Le ricerche di Tusa e del suo staff, di concerto con il direttore del Museo Nazionale di Malindi Caesar Bita, hanno evidenziato grosse potenzialità nell’ambito dei ritrovamenti sotto la superficie dell’oceano indiano, al largo di Malindi.
Tusa era anche docente di Paletnologia all’Università Suor Orsola Benincasa di Napol e ha curato diversi “scavi” e ritrovamenti, a Pantelleria e a Mozia. Ha fatto parte anche dell’ufficio Unesco di Venezia e si è occupato della realizzazione dei siti archeologici in Albania. Nel 2018 era stato chiamato a ricoprire l’incarico di assessore regionale ai Beni culturali, al posto del critico d’arte Vittorio Sgarbi.

Lo storico e critico d’arte Vittorio Sgarbi ha ricordato l’archeologo con queste parole: “Resta il suo pensiero, l’intelligenza, la disponibilità ad ascoltare, la gentilezza, e tanti studi, tante ricerche sospese, tanti sospiri di conoscenza. In pochi casi l’archeologo, lo scienziato si era fatto politico con tanta naturalezza, continuando a vedere le cose, la storia e il mondo senza calcoli e strategia, per amore della bellezza, per la certezza che il mondo antico in Sicilia era ancora vivo.Potevano risorgere sculture, rinascere kouroi, uscire Venere dall’acqua. E come vive la storia con noi, vive anche lui oltre la sua apparente fine“.