Gli alimenti “Fodmap”, ovvero quelli ad alta capacità fermentativa, sono tra quelli che è maggiormente necessario evitare in caso di gonfiore addominale e quando si vuole raggiungere l’obiettivo di una pancia piatta. Secondo gli studi effettuati da Enrico Stefano Corazziari (UOC Gastroenterologia A, Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche – La Sapienza di Roma) si registra un 40% in meno di giorni di pancia gonfia dopo un solo mese di dieta. Valore che cresce se si mantiene la dieta. Lo studio è stato condotto per circa 2 anni su persone con intestino irritabile, ma il tipo di alimentazione proposta è consigliabile per tutti coloro che hanno problemi di pancia gonfia (il 20% della popolazione italiana, circa 12 milioni di persone), arrivando a comprometterne la qualità di vita per l’evidente problema estetico e per il fastidio e il dolore che può causare.
I cibi da evitare sono quelli contenenti oligosaccaridi, come i legumi, alcune verdure (come carciofi, broccoli, aglio), alcuni frutti (cachi e anguria) e cereali (frumento e segale), alcuni elementi come fruttosio (mela, pere, pesche, mango), lattosio (latte e formaggi morbidi e freschi), e infine polioli, contenuti in alcuni frutti (ciliegie, susine), verdure (come cavolfiori, funghi) e dolcificanti (mannitolo, sorbitolo e xilitolo). Nei soggetti predisposti, la fermentazione dei cibi causa un accumulo di gas che, insieme a un concomitante maggior afflusso di acqua, causano una distensione del lume intestinale. Tutto ciò, anche per via dell’ipersensibilità che caratterizza tali soggetti, causa distensione e dolore addominale.


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