Rapporto annuale WMO: tutti i DATI sul clima e gli eventi meteo estremi del 2018 tra ondate di caldo e freddo, incendi, cicloni e tempeste

Ecco cosa evidenzia il “WMO Annual Statement on the Status of the Global Climate in 2018”: è stato un anno molto intenso sia dal punto di vista delle temperature globali che degli eventi meteo estremi che hanno interessato il pianeta
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Ogni anno, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) pubblica la “WMO Annual Statement on the Status of the Global Climate” attraverso i dati forniti dai Servizi Nazionali Meteorologici e Idrologici e altre organizzazioni nazionali e internazionali. Da oltre 20 anni, questi rapporti vengono pubblicato per informare i governi, le agenzie internazionali e altri partner della WMO e il pubblico generale sul clima globale e le importanti tendenze sul clima e sul meteo. Ecco allora cosa evidenzia il “WMO Annual Statement on the Status of the Global Climate in 2018”.

Temperature globali

Il 2018 è stato il 4° anno più caldo mai registrato e gli anni dal 2015 al 2018 sono anche i 4 più caldi nella serie. Al contrario degli ultimi 2 anni più caldi, il 2018 è iniziato con deboli condizioni di La Niña fino a marzo, tipicamente associate a temperature globali inferiori. I 20 anni più caldi si sono tutti verificati negli ultimi 22 anni. Lo speciale rapporto dell’IPCC sul riscaldamento globale di 1,5°C ha riportato che la temperatura media globale per il periodo 2006-2015 è stata di 0,87°C sopra i livelli pre-industriali. In confronto, l’aumento medio rispetto allo stesso riferimento per il decennio 2009-2018 è stato di 0.93±0.07°C e l’aumento medio degli ultimi 5 anni (2014-2018) è stata di 1.04±0.09°C.

Gas serra

anidride carbonica cambiamenti climaticiI crescenti livelli di gas serra nell’atmosfera sono i fattori chiave dei cambiamenti climatici. Nel 2017, le concentrazioni di anidride carbonica hanno raggiunto 405.5±0.1 parti per milione (146% rispetto ai livelli pre-industriali), il metano 1859±2 parti per miliardo (257%) e il protossido d’azoto 329.9±0.1 parti per miliardo (122%). Le stime globali per il 2018 non saranno disponibili che alla fine del 2019, ma i dati in tempo reale da una serie di località specifiche, come Hawaii e Tasmania, indicano che i livelli di questi 3 gas hanno continuato a salire anche nel 2018. Il rapporto dell’IPCC ha svelato che limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali implica raggiungere zero emissioni di anidride carbonica in tutto il mondo entro il 2050 e le parallele riduzioni delle emissioni di forzanti come il metano.

Contenuto di calore dell’oceano e acidificazione

Oltre il 90% dell’energia intrappolata dai gas serra va negli oceani. Il contenuto di calore dell’oceano fornisce una misura diretta dell’energia che si accumula negli strati superiori dell’oceano. Per ogni periodo di 3 mesi nel 2018, il contenuto di calore nei primi 700m e nei primi 2000m è stato il più alto o il secondo più alto mai registrato. In ogni caso, quando il 2018 era al secondo posto, il primo era occupato dal 2017. Negli ultimi 10 anni, gli oceani hanno assorbito circa il 25% delle emissioni di CO? di natura antropogenica. La CO? assorbita reagisce con l’acqua del mare e cambia il pH dell’oceano. Questo processo è noto come acidificazione dell’oceano. Le osservazioni dell’oceano aperto negli ultimi 30 anni hanno dimostrato una chiara tendenza di pH in riduzione. Tali cambiamenti possono influenzare l’abilità degli organismi marini, come molluschi e coralli, di costruire e mantenere i gusci e il materiale scheletrico.

Ghiaccio marino

pinguino-antartide-riscaldamento-globaleL’estensione del ghiaccio marino artico è stata ben al di sotto della media in tutto il 2018 con livelli bassi record nei primi 2 mesi dell’anno. Il massimo annuale si è verificato nella metà di marzo e l’estensione mensile di marzo è stata di 14,48 milioni di km², la 3ª più bassa mai registrata e circa il 7% sotto la media 1981-2010. L’estensione ha poi raggiunto il suo minimo nel mese di settembre (4,62 milioni di km²). Il volume del ghiaccio è stato leggermente maggiore rispetto al 2017, ma il 6° più basso mai registrato.

Anche l’estensione del ghiaccio antartico è stata ben al di sotto della media nel 2018. Da febbraio ad agosto, l’estensione mensile si è classificata tra le minori 10 mai registrate. Ha raggiunto il suo massimo annuale tra fine settembre e inizio ottobre.

Eventi ad alto impatto del 2018

Dei Paesi che forniscono informazioni per questo rapporto, oltre 1.600 morti sono stati associati ad ondate di caldo e oltre 100 con gli incendi in Grecia e California. Le condizioni secche in Europa hanno portato a pesanti perdite agricole in molti Pesi e perdite di produzione per miliardi di euro. Le condizioni secche dell’Argentina hanno provocato pesanti perdite nelle colture estive con perdite agricole stimate in 3,9 miliardi di dollari. La provincia del Capo del Sudafrica ha vissuto acute carenze idriche nella prima metà del 2018 come conseguenza delle scarse precipitazioni nei 3 anni precedenti, soprattutto nel 2017.

Tempeste tropicali

AFP/LaPresse

Nel 2018 c’è stata un’attiva stagione dei cicloni tropicali nell’emisfero nord. Il numero dei cicloni tropicali è stato sopra la media in tutti e 4 i bacini dell’emisfero nord. L’attività nell’emisfero sud è stata vicina alla media. 2 dei cicloni più forti dell’anno sono stati Mangkhut e Yutu nel Pacifico nordoccidentale.

Mangkhut ha attraversato le Filippine settentrionali a metà settembre, poi è passato a sud di Hong Kong prima di toccare terra in Cina. Ha colpito oltre 2,4 milioni di persone e provocato 134 morti. Ad Hong Kong, il livello del mare è salito di 2,35m al Victoria Harbour, il livello più alto dal 1954. Yutu ha attraversato le isole Marianne nel mese di ottobre, portando danni estesi. Jebi, che ha toccato terra vicino Kobe il 4 settembre, ha provocato il landfall più forte in Giappone dal 1993. Ci sono state diffuse inondazioni a causa dell’innalzamento del livello del mare e delle esondazioni dei fiumi. Son-Tihn nel mese di luglio ha causato estese alluvioni in Vietnam e Laos, dove ha contribuito al crollo di una diga che ha provocato almeno 36 vittime. Soulik alla fine di agosto ha attraversato la penisola coreana e contribuito a gravi alluvioni e ad almeno 86 vite spezzate.

casa resiste uragano michael mexico beachCi sono stati due importanti landfall di uragani negli Stati Uniti nel 2018, entrambi associati a danni di enorme portata. Florence si è indebolito dalla categoria 4 alla 1 prima di toccare terra in North Carolina nel mese di settembre, ma ha comunque causato precipitazioni estreme e importanti inondazioni, soprattutto sulle aree costiere. Alcuni fiumi hanno raggiunto i loro livelli più alti dopo il passaggio della tempesta, prolungandone gli effetti. Poi Michael nel mese di ottobre ha toccato terra in Florida come un sistema di 4ª categoria e una pressione centrale di 919hPa, il landfall conosciuto più intenso in questa area e il più intenso sugli USA continentali dal 1969 sulla base della pressione minima centrale, con gravi danni a causa del vento e dell’innalzamento del livello del mare. Almeno 50 morti sono associati a Florence e 45 a Michael.

3 dei 5 cicloni dell’India settentrionale hanno colpito lo Yemen: Sogar e Mekunu a maggio e Luban ad ottobre. Il più intenso è stato Mekunu, che ha toccato terra vicino Salalah, in Oman, provocando almeno 24 morti. Titli ha toccato terra l’11 ottobre nell’Andhra Pradesh, sulla costa orientale dell’India, provocando almeno 85 vittime associate alle inondazioni. 2 cicloni tropicali hanno invece colpito la costa orientale del Madagascar all’inizio del 2018: Ava a gennaio ed Eliakim a marzo. Entrambi sono stati associati a forti inondazioni e importanti perdite di vite umane.

Alluvioni, precipitazioni estreme e tempeste extratropicali

alluvioni terremoti tifoni giapponeNel mese di agosto, lo stato del Kerala (India sudoccidentale) ha ricevuto importanti alluvioni, le peggiori dal 1924, come conseguenza di persistenti piogge monsoniche. Le precipitazioni per lo stato nel mese di agosto sono state del 96% sopra la media a lungo termine. Oltre 5,4 milioni di persone sono state colpite dal maltempo, che ha provocato 223 vittime e perdite economiche totali stimate in 4,3 miliardi di dollari.

Ampie zone del Giappone occidentale hanno vissuto alluvioni devastanti tra la fine di giugno e l’inizio di luglio come conseguenza di piogge persistenti a causa di un fronte quasi stazionario. Le precipitazioni totali a Yanasa, sull’isola di Shihoku, hanno raggiunto i 1.025mm in 48 ore e un totale di 1.853mm dal 28 giugno all’8 luglio. In totale, sono state riportate almeno 230 vittime e 6.695 case distrutte.

Le alluvioni hanno interessato molti parti dell’Africa orientale nei mesi di marzo e aprile, tra cui Kenya e Somalia, precedentemente colpite da una grave siccità, Etiopia e Tanzania centrale e settentrionale. Le piogge da marzo a maggio sono state almeno il doppio della media su gran parte di Kenya e nord della Tanzania. Almeno 87 vittime attribuite alle alluvioni in Kenya e 14 in Tanzania.

Ondate di caldo e siccità

AFP/LaPresse

Ampie zone dell’Europa hanno vissuto caldo e siccità eccezionali tra la fine della primavera e l’estate 2018. Le temperature sono state ben al di sopra della media e le precipitazioni ben al di sotto da aprile in poi in gran parte dell’Europa settentrionale e occidentale. Le condizioni più anormali hanno colpito il Nord Europa da maggio a luglio. Questo periodo è stato il più secco e caldo mai registrato in molte parti del centro e del sud della Scandinavia: le precipitazioni da maggio a luglio nel sud della Svezia sono state solo la metà rispetto ai record più bassi registrati in precedenza. Questo è culminato in una prolungata ondata di caldo dalla fine di luglio all’inizio di agosto, che ha incluso numerosi record di temperature massime a nord del Circolo Polare Artico e lunghi periodi record di temperature alte, inclusi 25 giorni consecutivi sopra i +25°C a Helsinki-Vantaa (Finlandia) e 8 giorni consecutivi sopra i +30°C a Lääne-Nigula (Estonia). Periodo eccezionalmente caldo anche in Irlanda e Regno Unito.

siccità germania fiumiLe condizioni in queste aree si sono moderate dalla metà di agosto, ma sono rimaste eccezionalmente calde e secche più a sud. Siccità persistente soprattutto in Germania, dove il periodo aprile-settembre è stato il 2° più secco mai registrato e nella Svizzera orientale (aprile-ottobre al 2° posto del periodo più secco di sempre), con Polonia occidentale e Repubblica Ceca (con i suoi mesi da gennaio ad agosto più secchi di sempre), Olanda e Francia nordorientale tra le aree più colpite. L’ondata di caldo più significativa sull’Europa centrale c’è stata tra fine luglio e inizio agosto, con circa 1.500 morti. In Germania, alcuni siti nell’area di Francoforte hanno avuto 18 giorni consecutivi oltre +30°C dal 23 luglio al 9 agosto. Più a sud, una breve ma intensa ondata di caldo ha colpito Spagna e Portogallo all’inizio di agosto. In Portogallo, il 4 agosto è stata la giornata più calda del XXI secolo con il 40% delle stazioni che ha stabilito nuovi record.

Gli incendi in Svezia hanno raggiunto un’estensione senza precedenti con oltre 25.000 ettari inceneriti, mentre un’anormale attività degli incendi colpiva Lettonia, Norvegia, Germania, Regno Unito e Irlanda. Le condizioni secche hanno portato anche molti fiumi a livelli bassissimi nell’Europa centrale, con il Reno che ha raggiunto un record negativo a metà ottobre che ha seriamente alterato i trasporti fluviali.

caldo record giapponeGrave siccità anche per l’Australia orientale, con le aree più colpite nel Nuovo Galles del Sud e nel Queensland meridionale che hanno ricevuto meno della metà delle loro precipitazioni medie da gennaio a settembre. Condizioni eccezionalmente secche anche nelle aree costiere dello stato di Victoria e nella costa orientale intorno a Sydney. La siccità si è estesa a parti dell’Indonesia a metà anno. Grave siccità anche in Uruguay e Argentina centrale e settentrionale tra fine 2017 e inizio 2018.

Una storica ondata di caldo ha colpito parti dell’Asia orientale tra fine luglio e inizio agosto. L’area più interessata è stata il Giappone, dopo le gravi alluvioni di inizio luglio. Il 23 luglio è stato stabilito il record nazionale di +41,1°C a Kumagaya. In totale, oltre 150 morti sono state collegate al caldo, in quella che è stata l’estate più calda mai registrata per il Giappone orientale. Anche la penisola coreana è stata colpita, stabilendo il record nazionale di +41°C a Hongcheon e il record per la città di Seul (+39,6°C).

Temperature eccezionalmente alte in molte parti del Medio Oriente e del Nord Africa tra fine giugno e inizi luglio. Il 26 giugno, la temperatura notturna a Quriyat (Oman) è stata di ben +42,6°C, tra le più alte mai registrate. All’inizio di luglio, il caldo si è esteso al Nord Africa, con record stabiliti in numerose località in Algeria, il più alto dei quali sono stati i +51,3°C di Ouargla.

Freddo e neve

Una delle più importanti ondate di freddo degli ultimi anni ha colpito l’Europa tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. Il freddo si è inizialmente stabilito nel nord-est del continente, dove il periodo dal 21 al 28 febbraio è stato il secondo più freddo mai registrato in Estonia. Irlanda e sud della Francia hanno ricevuto nevicate anormali, con la neve che in Italia ha raggiunto anche Roma e Napoli. Pesanti nevicate anche sulle elevazioni maggiori dell’Algeria. Un raro evento di pioggia congelantesi anche in Portogallo. La massima di -4,7°C dell’1 marzo a Tredegar (Galles) è stata un record per il mese di marzo nel Regno Unito. Ancora prima nell’inverno 2018, c’erano state insolite nevicate in alcune aree desertiche del Marocco. Un inverno molto umido su gran parte delle Alpi ha prodotto pesanti accumuli di neve sulle elevazioni maggiori: ad Arosa (1.880m, in Svizzera) durante l’inverno 2017-18 si sono accumulati ben 5,3m di neve, per il 2° record più alto di sempre.

Violente tempeste

Un intenso sistema di bassa pressione nel Mediterraneo alla fine di ottobre ha portato alluvioni e forti venti in diversi Paesi. L’Italia è stata la più colpita: 30 vittime, raffica di 179km/h sul Monte Cimone il 29 ottobre e di 148km/h a Capo Carbonara. Si sono verificate anche precipitazioni estreme con totali nell’arco di 24 ore di 406mm nelle colline alpine nordoccidentali e di 308mm in Liguria. I totali di 3 giorni hanno superato i 400mm anche nel sud della Svizzera e in Austria.

La stagione del forte maltempo negli USA ha avuto un’attività al di sotto della media, con 876 tornado riportati fino alla fine di settembre (nessuno di intensità EF4 o EF5). Tuttavia, distruttive tempeste di grandine hanno colpito la regione Dallas-Fort Worth il 6 giugno e il corridoio Denver-Boulder-Fort Collins il 18-19 giugno, causando rispettivamente danni per 1 miliardo e 2,1 miliardi di dollari.

Incendi

Grandi incendi hanno interessato l’area intorno ad Atene il 23 luglio. Le fiamme si sono diffuse rapidamente sotto i forti venti, insoliti per il periodo dell’anno, con raffiche massime di 124km/h a nord di Atene e importanti perdite di vite umane.

Gli incendi più gravi della stagione negli USA si sono verificati nel nord della California tra la fine di luglio e il mese di agosto. L’incendio rinominato Mendocino Complex è stato il più grande della storia californiana con un’area totale di 185.800 ettari, mentre il Carr Fire ha portato alla perdita di 1.604 strutture e 8 vite. L’incendio a nord di San Francisco, rinominato Camp Fire, divampato nel mese di novembre, è il più mortale in oltre un secolo per gli USA e in termini di proprietà distrutte, è il più distruttivo mai registrato in California.

Grave stagione degli incendi anche nel Canada occidentale, con la Columbia Britannica che ha infranto il record per la più grande area incendiata in una sola stagione per il secondo anno consecutivo: 1,35 milioni di ettari.

Agire contro i cambiamenti climatici

Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ha scritto nel rapporto: “Questi dati confermano l’urgenza di un’azione climatica. Questo è sottolineato anche dal recente rapporto speciale dell’IPCC sugli effetti di un riscaldamento globale di 1,5°C. L’IPCC ha svelato che limitare il riscaldamento globale a 1,5°C richiederà transizioni rapide e di vasta portata nella terra, nell’energia, nell’industria, negli edifici, nel trasporto e nelle città e che le emissioni di anidride carbonica globali nette causate dall’uomo calino di circa il 45% dai livelli del 2010 entro il 2030, raggiungendo lo zero netto intorno al 2050. Non c’è più tempo per rimandare”.

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