Eseguito un difficile trapianto di fegato senza trasfusione di sangue: la paziente, Testimone di Geova, è ora in buono stato di salute

All’Ospedale di Borgo Trento di Verona è stato eseguito uno dei più difficoltosi interventi chirurgici, ovvero un trapianto di fegato senza trasfusioni di sangue, su una paziente di sessanta anni. Si tratta del primo intervento “bloodless” eseguito nel Triveneto, svolto dall’equipe del Centro Trapianti di Fegato diretta da Umberto Tedeschi. Riuscire a portare a termine un intervento così complesso e soprattutto soggetto ad importanti perdite ematiche, senza il ricorso a emotrasfusioni, è stata la più grande peculiarità dell’operazione. L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona da tempo rappresenta un punto di riferimento a livello regionale e nazionale per chi, per motivi religiosi o di altro genere, desidera essere operato senza emotrasfusioni. Proprio come in questo caso in cui lo staff medico ha voluto rispettare la volontà della paziente, testimone di Geova, malgrado le condizioni cliniche prima dell’operazione presentassero delle criticità: la signora aveva una policistosi epatorenale che contribuiva all’anemia e che richiedeva un intervento d’urgenza.

Il trapianto è stato eseguito alla fine del 2018, ma l’Azienda Ospedaliera di Verona lo ha ufficializzato solo ora, ovvero al termine del protocollo previsto in questi casi, in accordo anche con la comunità dei Testimoni di Geova. La paziente, sottoposta a un intervento di cinque ore eseguito dall’equipe di Tedeschi, assieme alla collaborazione dell’anestesista, dottor Zanatta, ora è in buono stato di salute. “Questo tipo di intervento – ha spiegato Tedeschi – costituisce un ambito piuttosto complesso dove diverse problematiche, non solo tecniche ma anche etiche, richiedono non solo il rispetto religioso dei pazienti testimoni di Geova, ma anche il profondo rispetto dell’atto donativo e della finalità terapeutica del trapianto stesso, che non può risultare pertanto fallace. Al fine di garantire una dinamica dove intercorrono più protagonisti – ha aggiunto – sono state messe in atto tecnologie atte a finalizzare il risparmio del consumo di sangue, ad esempio la reinfusione in circolo del sangue stesso del malato, ed altre strategie atte a garantire l’ottimizzazione della gestione del paziente senza la necessità di trasfusioni. Comunque, di per sé il trapianto di fegato rimane un intervento di complessità e gestione eccezionali: proprio per questo deve essere valutato con estrema ratio e gestito in un bilancio complessivo di fattibilità chirurgica prima della decisione finale di iscrizione in lista definitiva per il trapianto” ha concluso Tedeschi.

Non è la prima volta che un intervento chirurgico così complesso viene effettuato senza sangue: oltre a Verona, in Italia sono una decina finora i trapianti di fegato “bloodless“, a riprova dei grandi progressi della chirurgia che ormai ha reso possibile eseguire anche le operazioni più complesse senza l’impiego di emotrasfusioni. E anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha espresso su Twitter la propria soddisfazione in merito: “All’ospedale di Borgo Trento di Verona è stato eseguito uno dei più impegnativi interventi della pratica chirurgica, unico al momento nel Triveneto: un trapianto di fegato senza trasfusioni di sangue su una paziente di 60 anni“.