Amianto: la fibra killer, in un silenzio assordante, è ancora responsabile di 6 mila decessi l’anno in Italia

Un problema spesso sottovalutato ma tristemente attuale quello dell'amianto: la fibra killer espone ancora al rischio di tumori 125 milioni di lavoratori italiani

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Domani in occasione della “Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto” si proverà a sensibilizzare le persone e le istituzioni sul problema, che porta via ancora troppe vite nel nostro Paese.

L’amianto in Italia provoca 6 mila decessi l’anno e sono circa 125 milioni i lavoratori che ancora oggi sono esposti alla fibra killer, questi i dati che arrivano dall’Osservatorio nazionale amianto (ONA).
Secondo stime dell’OMS, nel mondo l’amianto provoca non meno di 107.000 decessi ogni anno ed è per questo che secondo l’ONA, la guerra al “killer silenzioso” non può essere vinta senza il coinvolgimento di tutti i Paesi del mondo. La Cina in assoluto è il maggiore consumatore di amianto, seguita da Russia, India, Kazakhstan, Brasile, Indonesia, Tailandia, Vietnam, e Ucraina.

Messo al bando nel 1992, l’amianto continua ad uccidere, perché si trasforma in fibre invisibili che, inalate ed ingerite, causano mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, dello stomaco e del colon. Per non parlare dei danni respiratori che causa, anche quando non insorge il cancro (placche pleuriche, ispessimenti pleurici, asbestosi e complicanze cardiocircolatorie). Si stima che un picco di mesoteliomi e di altre patologie correlate si verificherà tra il 2025 e il 2030.

In Italia, ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, di cui 33 milioni compatto e 8 milioni friabile. Ci sono un milione di siti contaminati, di cui almeno 50 mila industriali, e 40 mila siti di interesse nazionale.
L’ONA, inoltre stima la presenza di amianto in 250 ospedali, 1.000 biblioteche e 2.400 scuole dove sono esposti più di 352.000 alunni e 50.000 del personale docente e non docente. Anche la nostra rete idrica non ne è esente coma rivela presenza di amianto per ben 300.000 km di tubature (stima ONA).

Evitare nuove esposizioni alla fibra killer, è essenziale secondo l’ONA avviando urgentemente una bonifica globale con la messa in sicurezza di tutti i siti contaminati, un piano di prevenzione primaria, la sorveglianza sanitaria con dei controlli periodici e la ricerca scientifica, per una maggiore efficacia delle terapie e cure. Devono essere intensificate anche le tutele previdenziali e risarcitorie per permettere oltre al ristoro dei danni, anche di valutare l’esatta portata di questa strage.