Astronomia, il futuro è già qui: “Lo spazio non è poi così lontano”, parola di Samantha Cristoforetti

"Se lo Spazio ci sembra lontano è perché c'è tutta una serie di servizi forniti dai satelliti che funzionano talmente bene che non ci pensiamo neanche più che siano delle applicazioni spaziali"

“Se lo Spazio ci sembra lontano è perché c’è tutta una serie di servizi forniti dai satelliti che funzionano talmente bene che non ci pensiamo neanche più che siano delle applicazioni spaziali; se guardiamo un’Olimpiade dall’altra parte del mondo in tempo reale o se il Gps del cellulare ci porta sulla porta di un ristorante è grazie ai satelliti”: parola di Samantha Cristoforetti, che di spazio se ne intende.

L’astronauta, insieme all’amministratore delegato di Avio Giulio Ranzo e al responsabile lanciatori Esa Stefano Bianchi, ha partecipato a Milano a un evento, organizzato in occasione della Design Week dal settimanale F di Cairo editore, dal titolo non causale: ‘Space is closer: lo Spazio che ti migliora la vita‘.

Non solo buchi neri e pianeti più o meno lontani, quindi. Per quanto, la prima ‘fotografia’ di un buco nero è “davvero qualcosa di eccezionale per tutti gli esseri umani, fanno parte dell’immaginario di tutti e riuscire in qualche modo a visualizzare qualcosa di così lontano e che abbiamo sempre immaginato come invisibile è eccezionale“, rimarca AstroSamantha, che nello Spazio ha trascorso 199 giorni.

“Paura mentre ero lassù? No, siamo addestrati e selezionati perchè adatti a fare quello. L’emozione più grande è stata quando mi è apparsa la Stazione spaziale internazionale e mi è scappato un ‘Oh, my God’“, racconta, sulla Iss “mi sono portata i miei libri preferiti, ‘Palomar’ di Calvino, Saint-Exupéry e ‘Guida galattica per gli autostoppisti’ e ascoltavo ‘Bartali’ di Paolo Conte mentre mi facevo la doccia”.

Il prossimo obiettivo è la costruzione di una base spaziale cislunare. Il primo lancio è previsto per il 2022. Il ritorno sulla superficie della Luna, previsto per il 2028, potrebbe essere anticipato al 2024, anno in cui l’amministrazione americana vorrebbe far atterrare due astronauti. “Ovviamente mi piacerebbe andare sulla Luna, ma credo che l’amministrazione Usa stia pensando ad astronauti americani”, spiega Cristoforetti. Quanto ai satelliti, i campi di utilizzo sono tantissimi e dai molteplici utilizzi: dal meteo alle telecomunicazioni e ai trasporti, per fare solo alcuni esempi. In questo il nostro Paese è un’eccellenza, anche grazie ad Avio e al suo lanciatore Vega.

“È un’icona italiana che rappresenta la capacità e l’estro creativo dell’Italia, che ha guidato un team europeo. Dimostra la capacità italiana di progettare e anche di leadership”, rimarca Ranzo. “Una settimana fa – spiega il ceo – abbiamo lanciato il satellite Prisma, un progetto tutto italiano per il monitoraggio dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici che consente immagini più accurate che in precedenza. Con la tecnologia radar è possibile guardare attraverso le nuvole e avere informazioni più precise”.

Ad agosto Avio lancerà poi satelliti canadesi per il monitoraggio dei gas serra, mentre con il programma Copernicus è possibile fare rilevazioni sullo stato della Terra. “Nel corso dei prossimi dodici mesi lanceremo nello Spazio per la prima volta la nuova versione del lanciatore Vega, che si chiama Vega C, il cui sviluppo è quasi alla fine, e stiamo già preparando anche la sua nuova versione per il 2024/2025, Vega E, per rendere questo prodotto sempre più efficiente e ridurre del 50% il costo di ogni kg trasportato”.

C’è poi Space Rider, che consiste nel portare a bordo di Vega una piccola navicella in grado di andare nello Spazio e poi rientrare atterrando su una pista aeroportuale. “Riportare indietro gli oggetti non solo contribuisce a ridurre la spazzatura aerospaziale, ma è un cambio di prospettiva”, spiega Ranzo, “abbiamo raggiunto mercati che non credevamo possibili, la Corea del Sud, il Perù, Paesi che non hanno la nostra tecnologia e per cui abbiamo di fronte una grande prospettiva di crescita”.