Lo spazio è l’ultima frontiera, il primo posto in cui non siamo più sulla Terra. Ormai abbiamo accesso allo spazio da diversi decenni ma non l’abbiamo esplorato che in minima parte. Ci sono ancora moltissime cose che non sappiamo su tutto quello che c’è lì fuori e molto dipende dalle limitazioni di tempo, denaro, tecnologia e anche dal corpo umano.
Quando ci si trova nello spazio, oltre l’atmosfera e la gravità della Terra, niente funziona più allo stesso modo. Il corpo umano finisce sotto torchio e continuiamo a scoprire nuovi problemi e nuovi modi per adattarci ad essi. Lo spazio è davvero molto strano e questo significa che una volta lì, accadranno cose strane e affascinanti, alcune belle e divertenti, altre potenzialmente letali. Se astronauti e scienziati spaziali non sapessero quello che stanno facendo, sarebbe molto difficile raggiungere lo spazio perché il viaggio sarebbe pressoché impossibile. Ecco allora alcune delle cose più strane e sorprendenti che accadono al corpo umano quando abbandona la Terra e raggiunge lo spazio.
Dimenticare la gravità
La mente umana si abitua alle cose che avvengono in un certo modo. Per esempio, il cervello è abituato all’idea che se si lascia un oggetto, esso cade al suolo. Il problema quando si arriva nello spazio è che questo non vale più. Se si lascia un oggetto, inizierà a fluttuare delicatamente poiché la gravità nello spazio non esiste. Probabilmente serve un po’ di tempo per abituarsi all’assenza di gravità, ma anche per riabituarsi ad essa di ritorno sulla Terra. Molti astronauti che sono rimasti nello spazio per molto tempo hanno riportato un problema una volta a terra. Il Magazine Air and Space ha riportato la storia dell’astronauta Joe Edwards, che si stava sottoponendo ad un esame medico dopo essere ritornato da una settimana in orbita. Un dottore gli aveva dato una tazza di limonata e poi gli aveva chiesto di togliersi le scarpe. Risultato? Edwards ha semplicemente lasciato andare la tazza che ovviamente soggetta alla gravità è caduta per terra. Dopo una settimana nello spazio, Edwards aveva dimenticato l’esistenza della gravità sul nostro pianeta.
Mal di spazio
Il mal di spazio sembra qualcosa tratto da un film di fantascienza, ma in realtà è il nome colloquiale per una serie di sintomi che sono abbastanza comuni negli astronauti. Non avendo vissuto l’esperienza dell’assenza di gravità, è difficile comprendere la sensazione, ma gli astronauti la descrivono come un mix di chinetosi (disturbo neurologico a seguito di spostamenti del corpo durante un moto, come i viaggi sui mezzi di trasporto) e disorientamento. Il mal di spazio è stato un problema fin da subito ed è stato aggravato dal fatto che i primi astronauti non volevano riportare i sintomi. Stare male li avrebbe lasciati a terra, fuori dalla missione e c’era anche una questione di virilità coinvolta nel voler tenere per sé la sensazione dello stomaco in subbuglio.
Oltre metà degli astronauti ne soffre gli effetti, esacerbati da qualsiasi movimento, soprattutto quelli della testa. Non si conosce l’intero meccanismo che porta al mal di spazio. La chinetosi ha sicuramente un ruolo centrale ma è aggravata dagli effetti fisiologici dell’assenza di gravità, come l’accumulo di fluidi nella testa. D’altra parte, è una condizione di breve durata e gli astronauti si adattano nel giro di pochi giorni.
Lo spazio cambia un po’ i geni

Nel 2018, i giornali riportavano che il DNA dell’astronauta Scott Kelly fosse stato alterato del 7%. Kelly aveva trascorso un anno sulla stazione spaziale. Uno dei motivi di questa lunga missione era determinare quanto possiamo adattarci a vivere a lungo termine nello spazio, che sarà molto importante se mai riusciremo a raggiungere Marte. Kelly ha un fratello gemello, di nome Mark, che ha reso Scott un eccellente soggetto di test per la possibilità di poterlo confrontare geneticamente con il fratello e notare gli eventuali cambiamenti. La NASA ha notato che i geni di Scott erano cambiati in qualche modo. In realtà non era il DNA ad essere cambiato, ma i suoi geni. I geni regolano il modo in cui lavorano le cellule e sono soggetti a tutti i tipi di alterazioni e influenze esterne, parte di come si formano i tumori, per esempio. I geni di Scott erano modificati in modi relativi alla riparazione del DNA, al sistema immunitario e ad altri aspetti. La NASA ha anche notato che il tutto non era molto diverso da quello che si prevede a causa dello stress da immersione subacquea o da alpinismo. Questo significa che nello spazio ci adattiamo anche a livello genetico.
Lo spazio cambia la forma del cervello
Quando si tratta del cervello, nemmeno gli scienziati hanno una conoscenza al 100% del suo totale funzionamento. Le risonanze magnetiche dei cervelli degli astronauti mostrano un significativo cambiamento nel volume della loro materia grigia. Alcune parti del cervello si espandono, mentre altre si contraggono, il che potrebbe essere dovuto ad una ridistribuzione del fluido cerebrospinale in un ambiente in assenza di gravità. In poche parole, nello spazio cambia la forma del cervello. Gli astronauti che trascorrono più tempo nello spazio mostrano cambiamenti significativi. Questi cambiamenti sono più evidenti nelle parti del cervello che governano la funzione motoria della parte inferiore del corpo e delle gambe, ma anche della percezione sensoriale proveniente da quelle aree. Si ritiene che sia un’indicazione del cervello che impara ad adattarsi al movimento in assenza di gravità.
Si può soffrire di euforia spaziale
Anche se il termine euforia può significare semplicemente un senso di benessere, viene spesso utilizzato in termini medici legati all’esperienza di uso di droghe o di vari sintomi di malattie mentali. Quindi sentir parlare di euforia spaziale, dovrebbe far pensare a qualcosa di piuttosto insolito. A questo proposito risulta utile la storia della passeggiata spaziale dell’astronauta Ed White, che risale al 1965. White è stato il primo americano a fare una passeggiata spaziale, legato al veicolo ma prevalentemente libero nell’immensità dello spazio. White è stato la prima persona a sperimentare l’euforia spaziale. Nelle registrazioni della passeggiata, si sente la difficoltà della base di controllo di comunicare a White di rientrare. L’astronauta era euforico e mostrava una certa riluttanza ad eseguire l’ordine, sostenendo che si trattava della miglior esperienza della sua vita. Quando finalmente sono riusciti a comunicargli di terminare la passeggiata, lui ha affermato che è stato il momento più triste della sua vita e che avrebbe voluto rimanere lì fuori per sempre.
Lo spazio può rovinare la vista
Ci sono diverse cose che gli astronauti sperano di avere sempre a disposizione dello spazio: ossigeno, cibo e propellente a sufficienza, nessun foro nel veicolo spaziale e altre cose simili. Ma a livello fisico, un fattore molto importante è la vista. Finché non ci evolveremo al punto in cui anche le persone con problemi di vista potranno vivere e lavorare comodamente nello spazio, dovremo fare affidamento a persone con una vista perfetta. Ma il tempo prolungato nello spazio danneggia anche gli occhi: succede quasi ad ogni astronauta che trascorre più di 6 mesi in orbita. L’American Academy of Ophthalmology spiega come l’occhio umano si appiattisca nello spazio. Anche la retina e il nervo ottico soffrono qualche alterazione. Anche se questi problemi possono sparire, per alcuni astronauti rimangono per anni dopo il ritorno sulla Terra.
Il 23% degli astronauti impegnati in missioni bravi e il 49% degli astronauti impegnati in missioni lunghe riportano cambiamenti alla vista. La paura è che in una missione di più anni verso Marte, un astronauta possa diventare cieco e che il danno sia irreparabile. La causa? Potenziali cambi di pressione nel cervello e nel fluido spinale, anche se la NASA non è ancora sicura di tutto questo.
Il sistema immunitario non sa gestire lo spazio
Quando funziona adeguatamente, il sistema immunitario umano ci mantiene in salute, combattendo tutti i virus e i batteri che potrebbero danneggiarci. A volte però non ci riesce e andando nello spazio le cose di certo non migliorano. Per ragioni non ancora pienamente comprese, lo spazio “calpesta” il sistema immunitario degli astronauti. Dopo un certo tempo nello spazio, parte dell’attività cellulare si indebolisce notevolmente, a volte al punto da risvegliare virus latenti come la varicella, anche senza sintomi. Non è insolito che gli astronauti soffrano anche di eruzioni cutanee e sintomi allergici aggressivi. Le ragioni dietro tutto questo sono ancora oggetto di dibattito, ma alcuni esperti credono di sapere cosa succede. Space.com spiega che fattori come l’esposizione alla radiazione, lo stress estremo, i microbi, il sonno alterato e gli effetti dell’assenza di gravità possano avere un ruolo nel caos vissuto dal sistema immunitario nello spazio. Questo significa che è certamente una delle cose da studiare attentamente prima di qualsiasi lungo viaggio verso altri pianeti. Non vorremmo di certo che l’intero equipaggio diretto su Marte venisse messo fuori gioco dalla varicella spaziale.
Nello spazio si rischia di perdere le unghie

Poche cose sono più spiacevoli di un’unghia strappata. Immaginate quanto sarebbe orribile se si verificasse nello spazio. Come spiega National Geographic, far funzionare i guanti nello spazio è un problema di vecchia data: devono isolare ma allo stesso tempo permettere una buona funzione motoria. Il risultato sono stati diversi traumi alla mano per gli astronauti. Il 47% di 352 problemi riportati era legato alle mani. I problemi spesso nascevano dai rigidi ditali all’interno dei guanti che in alcuni casi provocano il completo distacco dell’unghia dal letto ungueale. Dei 232 membri di equipaggio che hanno riportato ferite, 22 avevano almeno un caso di unghia completamente staccata. Questo in aggiunta a tutta una serie di altri problemi legati alle mani causati dai guanti, come la formazione di vesciche e infezioni a causa del fatto che devono essere pressurizzati per proteggere dalle temperature dello spazio.
Si perde densità ossea
Si conosce l’importanza di calcio e vitamina D per avere ossa forti, ma le cose non sono così semplici nello spazio, dove gli astronauti possono perdere fino al 2% della loro densità ossea al mese. I problemi della perdita di densità ossea non possono essere sottovalutati, considerando che gli effetti sugli astronauti quando tornano sulla Terra sono molto seri. 13 astronauti che hanno trascorso 6 mesi sulla stazione spaziale ha sofferto una perdita del 14% di densità ossea, secondo Space.com. 3 di loro hanno perso il 30%, il che li mette sullo stesso piano di un paziente anziano che soffre di osteoporosi. Questo significa anche che gli astronauti si espongono al rischio di fratture con l’avanzare dell’età. Le ossa soffrono nello spazio perché, senza la gravità, il corpo non incontra alcuna resistenza e niente gli impedisce letteralmente di consumarsi. Gli astronauti devono allenarsi per diverse ore al giorno per combattere il problema o rischiano una grande perdita ossea e muscolare.
Aumenta l’altezza
Lo spazio rende più alti! Una persona che è alta circa 180cm può attendersi un aumento di circa 5cm in altezza. Stare nello spazio senza il vincolo della gravità che ci costringe a stare al suolo consente alle vertebre di espandersi. Come spiega la NASA, la colonna vertebrale è come una molla: deve permetterci tutta una varietà di movimenti senza farci rompere come tanti grissini. Nello spazio, lo spazio tra le singole vertebre ha la possibilità di rilassarsi e distanziarsi, ma è qualcosa di temporaneo. Una volta tornati alla gravità, l’altezza ritorna quella di prima. Un divertente effetto collaterale di tutto questo è che la NASA deve tenerne conto nei suoi progetti. Le tute devono essere abbastanza grandi da tenere conto di questi centimetri in più. I primi astronauti nello spazio saranno stati un po’ scomodi prima che gli esperti ne venissero a conoscenza.
La grande domanda del vivere nello spazio è: quanto possiamo vivere nello spazio? Non nella stazione spaziale o in uno shuttle, ma proprio nel vuoto dello spazio senza alcuna protezione. Quello che accadrebbe sarebbe l’esaurimento dell’ossigeno nel sangue nell’arco di pochi secondi, che però non ci ucciderebbe subito. Potremmo ancora vivere per un paio di minuti, come se stessimo annegando, ma tentare di trattenere il respiro sarebbe inutile perché nello spazio questo farebbe esplodere i polmoni. I liquidi sotto la pelle evaporerebbero e causerebbero un’espansione, che però potrebbe essere annullata. Saremmo anche esposti alla radiazione non filtrata dello spazio e questo brucerebbe la pelle. Letteralmente, niente che si voglia sperimentare sulla propria pelle.


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