Gli stereotipi generati da una societa’ maschilista portano il cervello a percepire una donna svestita non piu’ come un essere umano, ma come un oggetto. Lo stesso non avviene col corpo maschile. Lo indica, sulla rivista Scientific reports, una ricerca condotta dall’universita’ di Trento. I ricercatori hanno misurato l’attivita’ cerebrale con l’elettroencefalogramma, osservando che un oggetto (in questo caso un avatar di una donna) si nota meno quando e’ in mezzo a donne in intimo o costume da bagno.
“Abbiamo visto che l’area del cervello che usiamo per capire chi e’ una persona, quella della corteccia cerebrale, era meno attiva”, ha osservato il coordinatore della ricerca, Jeroen Vaes. Questo fenomeno, aggiunge, avviene nello stesso modo negli uomini e nelle donne, “senza differenze significative tra cervello femminile e maschile”. Una possibile spiegazione, secondo il ricercatore, e’ nel fatto che “se si mette piu’ enfasi su come la donna appare anziche’ sulla sua personalita’, la sua percezione come oggetto non e’ piu’ solo una metafora, ma una realta'”.
Vale a dire che il cervello tende a riconoscere un grado di umanita’ minore (e quindi una piu’ marcata somiglianza a un oggetto) in una donna che in un uomo svestito. “Entrambi i sessi perpetuano questo pregiudizio verso le donne. Alla base di questa oggettivazione nei maschi c’e’ il desiderio sessuale, nelle donne invece – rileva – puo’ dipendere dal fatto che o non si identificano con questa rappresentazione femminile”. Se un essere umano “viene messo alla pari di un oggetto, tutte le cose che facciamo con un oggetto, come violarne l’integrita’ fisica o usarlo come premio, possono essere percepiti come meno gravi e giustificabili”.
