Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è all’Altare della Patria a Roma dove sta rendendo omaggio ai caduti per la libertà. Con lui il premier Giuseppe Conte, il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta e le più alte cariche dello Stato. Dopo aver deposto una corona di fiori accanto al sacello del Milite Ignoto, il Capo dello Stato ha ascoltato l’Inno nazionale intonato dalla banda delle Forze armate ed ha reso omaggio alla bandiera.
“Festeggiare il 25 aprile – giorno anche di San Marco – significa celebrare il ritorno dell’Italia alla libertà e alla democrazia, dopo vent’anni di dittatura, di privazione delle liberta’ fondamentali, di oppressione e di persecuzioni. Significa ricordare la fine di una guerra ingiusta, tragicamente combattuta a fianco di Hitler. Una guerra scatenata per affermare tirannide, volonta’ di dominio, superiorita’ della razza, sterminio sistematico”. Lo afferma il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di Vittorio Veneto.
“Se oggi, in tanti, ci troviamo qui e in tutte le piazza italiane – prosegue Mattarella – è perché non possiamo, e non vogliamo, dimenticare il sacrificio di migliaia di italiani, caduti per assicurare la libertà di tutti gli altri. La libertà nostra e delle future generazioni. A chiamarci a questa celebrazione sono i martiri delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema e di tanti altri luoghi d’Italia; di Cefalonia, dei partigiani e dei militari caduti in montagna o nelle città, dei deportati nei campi di sterminio, dei soldati di Paesi lontani che hanno fornito un grande prezioso contributo e sono morti in Italia per la libertà”.
“Sbaglia chi non fa festa” ricordando una celebrazione come il 25 aprile e “non bisogna mai dare per scontati i valori di chi è morto per la libertà”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte in una intervista a Repubblica. “Questa data – ha detto – nonostante ricordi la liberazione dal nazifascismo e sia quindi per la nostra Nazione, l’anniversario della riconquistata libertà, continua ad essere da taluni percepita, a torto, come la celebrazione della vittoria di una parte degli italiani sull’altra. E’ una festa che in parte suscita echi di conflitti ideologici., forse perchè quella che abbiamo vissuto è stata la guerra divisiva per eccellenza, una guerra civile” ha spiegato il premier. Poi ha aggiunto: ” Penso che questa giornata non debba essere vissuta riproponendo antiche divisioni o vecchi pregiudizi. E’ il giorno in cui abbiamo riconquistato la nostra indipendenza, che ha avviato la rinascita della nazione e nel quale possiamo tutti rinvenire le radici del nostro patto costituzionale”.
