India, allarme per la perdita di boschi e foreste ma gli indiani replicano: “non è vero, stanno crescendo”

India, guerra dei dati sulle foreste: sono in calo o in aumento?

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E’ scontro sui dati che fotografano lo stato di salute delle foreste in India. Secondo un recente studio del Global Forest Watch, una sezione del WRI, il World Resources Institute, un centro di ricerca internazionale no profit, in diciassette anni il paese avrebbe perso foreste per una superficie pari a 1.6 milioni di ettari, quattro volte l’intera area di Goa. Il rapporto afferma che dal 2000 al 2010, il territorio coperto da boschi e foreste e’ passato dal 12 per cento all’8,9 per cento dell’area geografica totale. Non solo: il 50% della perdita totale si registrerebbe in cinque stati del nord est, il Nagaland, Tripura, Meghalaya, Mizoram e Manipur, paradossalmente le aree in cui vivono le popolazioni tribali, la cui esistenza e’ strettamente connessa con quella dei boschi, che i tribali curano, ripiantano, seguono quotidianamente. Subhash Asutosh, direttore generale del FSI, il Forest Survey of India, l’organismo istituzionale incaricato del controllo delle aree boschive, contesta il quadro del Wri: “Il mio istituto ha riscontrato una crescita graduale: secondo il nostro State of the Forest Report, dal 2005 al 2017 le aree indiane coperte da boschi e foreste sono passate da 91.663 a 93.815 km quadrati, e nell’ultimo anno sono aumentate dell’uno per cento. Anche un rapporto della NASA afferma che India e Cina stanno incrementando la riforestazione globale”. Secondo il quotidiano Hindustan Times, la differenza sarebbe imputabile alle diverse metodologie di raccolta dei dati: gli indiani registrano come boschive tutte le aree in cui siano presenti alberi sopra i due metri di altezza, includendo quindi le piante giovani curate dalle popolazioni tribali nei loro territori, mentre il Global Forest Watch definisce boschi solo i terreni con alberi di altezza superiori ai cinque metri.