Infarti ed ictus danneggiano la qualità della vita: come prevenirli con controllo della pressione e del colesterolo

Il grave costo degli eventi come infarti ed ictus: anche i casi meno gravi comportano una perdita della qualità della vita, l'importanza della prevenzione

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Purtroppo numerosissimi sono gli episodi di infarto ed ictus nel nostro Paese, questi eventi comportano un grave costo da pagare quantificabile sia nel calo della qualità della vita, ma anche su bilanci economici della spesa medica e dei pazienti stessi.

Qual è il “costo” di un infarto o un ictus? E’ stato calcolato nel doppio rispetto alle sole spese mediche, perché vanno sempre aggiunte quelle legate alle giornate di lavoro perso, sia dal paziente che dal personale medico.

Questo è quanto indica una ricerca pubblicata sull’European Journal of Preventive Cardiology, la rivista della European Society of Cardiology (Esc) che sottolinea anche come le vittime di infarto e ictus che ritornano al lavoro siano il 25% meno produttive nel primo anno.

E’ stato verificato che a seguito di un infarto, i pazienti cardiopatici perdono 59 giorni lavorativi e coloro che li assistono le perdono 11 giorni, con un costo medio di 13.953 euro, che vanno da 6.641 euro a 23.160 euro a seconda del Paese. E nel caso di un ictus, vengono persi rispettivamente 56 e 12 giorni lavorativi, per una media di 13.773 euro, che vanno da 10.469 a 20.215 euro.

L’autrice della ricerca Kornelia Kotseva, dell’Imperial College di Londra, nel Regno Unito, afferma che “i pazienti inclusi nel nostro studio sono comunque tornati al lavoro, il che significa che i loro eventi sono stati relativamente miti; alcuni hanno dovuto cambiare lavoro o carriera, o lavorare di meno. Mentre non sono stati considerati quelli con eventi più gravi, che smettono del tutto di lavorare e presumibilmente hanno bisogno ancora di più di aiuto da familiari e amici“.

Nello studio sono stati osservati 394 pazienti provenienti da 7 Paesi europei – 196 con sindrome coronarica acuta (86% di infarto, 14% dolore toracico instabile) e 198 con ictus – che sono tornati a lavorare 3-12 mesi dopo l’evento. I pazienti hanno compilato un questionario durante una visita da un cardiologo o un neurologo. Le ore di lavoro perse sono state valutate in base al costo del lavoro nel Paese nel 2018. L’età media di questi pazienti era di 53 anni.

Tramite le stime pubblicate per l’Europa, queste spese mediche dirette della sindrome coronarica acuta sono incluse fra 1.547 e 18.642 euro e fra 5.575 e 31.274 per l’ictus. Aggiungendo i giorni persi di lavoro da parte di pazienti e del personale sanitario insieme, la cifra è risultata 80 per la sindrome coronarica acuta e 73 per l’ictus, con un costo rispettivamente di 16.061 e 14.942 euro.

La perdita di produttività associata a eventi cardiovascolari è notevole e non riguarda solo il paziente“, conclude la Kotseva. Prevenire la sindrome coronarica acuta e l’ictus è la chiave per migliorare la Salute e la longevità – aggiunge – ed evitare la miriade di costi che ne derivano. La vera tragedia è infatti che molti infarti e ictus potrebbero essere evitati non fumando, essendo fisicamente attivi, mangiando in modo sano e controllando la pressione sanguigna e il colesterolo“.