6 Aprile, Carbonara Day: oggi si celebra una delle ricette più amate, per i puristi esistono solo 5 ingredienti

Carbonara Day: oggi si celebra la ricetta italiana più amata al Mondo, ed anche la più controversa

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Oggi 6 aprile è il Carbonara Day: l’evento ideato dai pastai di Unione Italiana Food (già Aidepi) e IPO (International Pasta Organisation) si apre ufficialmente dalle 10 del mattino. Basterà seguire gli hashtag #CarbonaraDay e #CarbonaraChallenge per partecipare a un evento virtuale che vedrà blogger, food influencer, giornalisti e chef condividere opinioni, foto e consigli su Twitter, facebook e Instagram a proposito di questo piatto e, più in generale, sul rapporto tra tradizione e contaminazione in cucina.

UNA RICETTA FAMOSA MA CONTROVERSA

Guanciale sì, pancetta no e neanche bacon. Pecorino sì, parmigiano no. L’olio va messo? E l’albume? Aglio e cipolla vanno aggiunti? La pasta alla carbonara è la ricetta italiana più amata al Mondo ma è anche la più controversa. Per i puristi italiani esiste solo una maniera per farla e 5 ingredienti: guanciale, pecorino, uovo, sale e pepe. I più innovatori invece credono che essendo la pasta un piatto versatile, non debbano esserci limiti all’interpretazione culinaria di questa ricetta.

LA CARBONARA NELLA STORIA: UN PIATTO DALLE ORIGINI INCERTE

A dispetto del suo essere radicato nelle abitudini alimentari, è un piatto più recente di quanto si creda. La prima ipotesi prevede un’origine americana. La nascita della pasta alla carbonara risiederebbe nella ‘Razione K’ che Ancel Keys, biologo e fisiologo statunitense, inventò nel 1942 per garantire una dieta adeguata alle truppe alleate. I soldati americani accompagnavano la ‘Razione K’, nello specifico il tuorlo d’uovo in polvere e il bacon con gli spaghetti per aumentare la dose di carboidrati. La seconda ipotesi è che il piatto sarebbe stato ‘inventato’ dai carbonai appenninici (carbonari in romanesco), i quali lo preparavano usando ingredienti di facile reperibilità e conservazione. La carbonara in questo caso sarebbe l’evoluzione del piatto detto ‘cacio e ova’, di origini laziali e abruzzesi. Un’ultima ipotesi ricondurrebbe l‘origine della ricetta alla cucina napoletana. Questa tesi individua in alcune ricette presenti nel trattato del 1837 Cucina teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti una possibile origine della pietanza.

… COME È INCERTA L’ETIMOLOGIA

Invenzione di un cuoco di Carbonia, in Sardegna, trasferitosi a Roma? Modo di condire la pasta tipico dei carbonai dei boschi umbri o degli affiliati alla segreta carboneria? O magari quel carbone si riferisce all’abbondante pepe nero che la ricopre come fosse polvere delle miniere?

UNA COSA È CERTA: I MILLENNIALS ITALIANI LA AMANO

Oggi non c’è nessuna ricetta che accende così tanto la passione culinaria degli italiani come la pasta alla carbonara, ieri ricetta tipica del Centro Italia, oggi fenomeno nazionale. Secondo una ricerca Doxa-Aidepi, la Carbonara (insieme a pasta al forno e spaghetti al pomodoro) è tra le 3 ricette del cuore dei 15-35enni e la preferita in assoluto dal 18% degli italiani (soprattutto uomini) e nel Nord ovest.

PER I PURISTI ESISTONO SOLO 5 INGREDIENTI: GUANCIALE, PECORINO, UOVO, SALE E PEPE

Del resto la tradizione nuda e pura ci dice che gli ingredienti “storici” per il condimento della carbonara sono: guanciale, pecorino, uovo, sale e pepe. E basta. Ognuno poi, se crede, può aggiungere quel che vuole. Le rielaborazioni non sono vietate. Ma chi pretende di fare la vera carbonara cosi come tramandata dai libri di cucina dovrebbe usare solo queste materie: la tradizione è un ingrediente come gli altri. Nemmeno l’olio sarebbe contemplato nella carbonara. E’ Il guanciale, infatti, tagliato a tocchetti e per metà grasso, che si scioglie sul fuoco e che costituisce l’olio di una volta.

I 5 ERRORI DA NON COMMETTERE MAI

Partiamo dall’ingrediente principe: il guanciale. Preferiamolo sempre, laddove possibile, ma non disperiamoci se ogni tanto capita di utilizzare la pancetta stesa al suo posto. Del resto nel Midwest americano o nell’altopiano siberiano non è cosi facile reperire il guanciale. A seguire abbiamo l’uovo: meglio utilizzare solo il tuorlo ma non è un delitto aggiungere un po’ di albume. La cosa da evitare è farlo diventare una frittata cuocendolo in padella. Ma veniamo agli errori più gravi, da 4 in pagella. Il primo è sostituire il pecorino con il parmigiano. La tradizione della carbonara nasce tra Lazio e Abruzzo e qui di casa è il pecorino. Ma l’errore più marchiano, particolarmente diffuso fuori dai nostri confini, è quello di aggiungere la panna. Questo ingrediente non fa altro che aumentare l’untuosità della carbonara, oltre che appiattirne il gusto. Infine vanno evitati aglio e cipolla, un’aggiunta inutile perché la carbonara è piatto già dai sapori forte.

LE INTEPRETAZIONI PIU’ DISTORTE?  IN FRANCIA, GERMANIA E GIAPPONE

Al di fuori dell’Italia poi avvengono le interpretazioni più fantasiose: in Francia e Germania, ad esempio, sono in vendita addirittura preparati liofilizzati al gusto di carbonara. In Inghilterra l’uovo è sostituito dalla besciamella, mentre in Giappone solitamente viene aggiunta la panna e tolto il pecorino. Si sa che all’estero la preparazione della pasta difficilmente avverrà secondo la tradizione, ma con la carbonara si sfiora davvero la fantascienza culinaria.

QUAL È IL FORMATO DI PASTA IL MIGLIORE PER LA CARBONARA?

Alle rivisitazioni, più o meno lecite, si aggiungono poi i gusti personali e le abitudini familiari. Che riguadano il formato di pasta da utilizzare. Meglio corta o lunga? Diciamo subito che vanno bene entrambe. Se per molti ‘alla carbonara’ si lega indissolubilmente al termine spaghetti, per molti altri la pasta alla carbonara per eccellenza è il rigatone, romanissimo (rigatoni con la pajata, alla gricia, col sugo di coda alla vaccinara ecc.). Al massimo si possono utilizzare le mezze maniche.

PER GLI INNOVATORI LA CUCINA È UN ATTO CREATIVO E NESSUNA INNOVAZIONE È SBAGLIATA

Tra alcuni opinionisti del food, c’è anche chi pensa che le interpretazioni a base di pasta non dovrebbero avere limiti. Come il giornalista americano Adam Gopnik del New Yorker, che lo scorso anno ha posto l’attenzione sul fatto che molte ricette tipiche della tradizione contadina sono nate per pura improvvisazione, su quello che era disponibile in frigo e non seguendo una precisa ricetta. Il suo punto di vista è che non bisogna mettere dei paletti imposti dalla tradizione ma cucinare in un contesto di “mancanza” di ingredienti proprio per stimolare la creatività.