Perchè le Previsioni Meteo per Pasqua e Pasquetta sono le più difficili e complicate dell’anno

Previsioni Meteo, come ogni anno per Pasqua e Pasquetta è molto difficile leggere correttamente la tendenza in anticipo. Ecco perchè

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Le Previsioni Meteo per Pasqua e Pasquetta sono ogni anno un vero e proprio rebus: ma perché prevedere il tempo che fa per questa festa è ogni anno così complicato? C’è una spiegazione scientifica molto precisa, anzi, prettamente meteorologica. Innanzitutto bisogna ribadire che la meteorologia rimane tuttora una scienza imperfetta, dove nulla è scontato, in quanto si basa principalmente su complessi calcoli probabilistici. E’ doveroso ricordare, infatti, che nessun meteorologo è mai riuscito ad elaborare la tanto sospirata previsione perfetta, azzeccata al 100%. Per questo occorre diffidare da chi propone delle previsioni infallibili su ogni singola località del nostro territorio, ora per ora, comune per comune, addirittura a lungo termine: si tratta di vendere fumo negli occhi. Vi prendono in giro. 

Previsioni Meteo MeteorologiaNelle Previsioni Meteo c’è sempre una certa flessibilità, non per impreparazione dei meteorologi, disattenzioni o negligenze (che possono anche capitare), ma tutto dipende dalle miriadi di variabili che entrano in gioco in uno spazio temporale piuttosto limitato, capovolgendo in poche ore un dettaglio previsionale appena elaborato. Insomma, quello del meteorologo non è affatto un compito facile, differentemente di quanto si possa erroneamente immaginare. Weekend di sole poi rovinati da improvvisi scrosci di pioggia o temporali (nel periodo tardo primaverile estivo), devastanti grandinate impreviste che cagionano danni ingentissimi alle coltivazioni (con danni economici non indifferenti), rappresentano gli imprevisti più temuti per un meteorologo di professione.

Ma se a ciò aggiungiamo la presenza di un territorio dall’orografia tormentata e complessa come quella del nostro Paese, l’elaborazione di una accurata previsione richiede enormi quantità di tempo e fatica. In Italia il mestiere del meteorologo, differentemente dagli altri paesi d’Europa e del mondo, è irto di insidie, ostacoli che alle volte impediscono di poter formulare un ottimo prodotto verso i media e la cittadinanza. Per i meteorologi inglesi, norvegesi e tedeschi non è molto difficile poter seguire il transito di una perturbazione, dato che queste provenendo direttamente dall’Atlantico, in assenza di imponenti catene montuose lungo la loro traiettoria, mantengono la loro forma originaria, evolvendo naturalmente verso est o nord-est, lungo il bordo degli anticicloni mobili (“Centri d’Azione”). Basta tenere d’occhio i “Centri d’Azione” in questione per calcolare la futura traiettoria di un sistema frontale o una depressione oceanica. In Italia non è cosi semplice. Elaborare le previsioni del tempo in un paese cosi complesso, sotto l’aspetto puramente orografico, può diventare un vero dilemma in determinate situazioni. Questo perché l’Italia è una penisola che si estende di latitudine sul bacino centrale del mar Mediterraneo, rappresentando una sorta di ponte naturale fra Europa e Africa.

Difatti vanta un posizionamento geografico piuttosto strategico. Distendendosi di latitudini, in un mare interno piuttosto vasto che presenta notevoli differenze (temperature delle acque superficiali, evaporazione, salinità) con il vicino oceano Atlantico, fra due vaste aree continentali, fra Africa settentrionale ed Europa centro-orientale, il nostro paese risente dell’influenza di vari e differenti regimi climatici. Ma quello che salta più all’occhio è la peculiare conformazione orografica. In questa posizione l’Italia è circondata da molteplici catene montuose e rilievi imponenti che con la loro mole sono in grado di “deflettere” la normale circolazione atmosferica nella media e bassa troposfera, riuscendo a far deviare i fronti perturbati e i sistemi frontali che s’inseriscono sul Mediterraneo centrale. Il riferimento non è tanto alle nostre Alpi e ai nostri Appennini, quanto ai rilievi che caratterizzano l’entroterra spagnolo, l’imponente catena montuosa dell’Atlante algerino, che spesso agevola lo sviluppo di profonde circolazioni depressionarie (forti avvezioni di vorticità positiva sottovento alla catena montuosa nord-africana) che puntano le isole maggiori, e i monti dell’area balcanica, che hanno un influenza strategica nella stagione invernale, durante le ondate di freddo continentali provenienti da nord-est.

Questi rilievi molte volte possono fungere da blocco ai fronti e alle aree nuvolose che provengono dal vicino Atlantico. Altre volte le perturbazioni possono subire importanti spostamenti o deviazioni, rispetto la traiettoria originaria, al punto da invalidare le tendenze proposte dai vari centri di calcolo internazionali. Se di già con il tradizionale flusso atlantico si riscontrano delle piccole difficoltà, le cose cominciano a complicarsi quando il tradizionale flusso perturbato occidentale, proveniente dall’Atlantico, comincia a rallentare per lo sviluppo di un imponente blocco anticiclonico che dal vicino Atlantico si estende verso la Scandinavia e la Russia europea, instaurando la cosiddetta circolazione antizonale (molto comune in inverno quando sopra le vaste distese Sarmatiche si affacciano le propaggini più occidentali dell’anticiclone termico “russo-siberiano” che si legano con gli elementi più settentrionali dell’anticiclone delle Azzorre distesi verso la Scandinavia o il Baltico), con venti prevalenti da NE ed E-NE, sia nei bassi strati che nella media troposfera.

In questi casi le perturbazioni e i fronti nuvolosi si spostano da est verso ovest, transitando sopra le grandi distese continentali dell’Europa orientale, dove sono presenti importanti catene montuose, come i Carpazi e i rilievi balcanici. L’interazione con questi rilievi può produrre effetti molto complessi, non facilmente prognosticabili dai modelli matematici,  prima che il fronte o la perturbazione raggiunga il territorio italiano, riversandosi sull’Adriatico, dove poi acquisisce maggiore umidità, con l’introduzione di intensi e rafficosi venti di bora, molto forti sul golfo di Trieste e lungo le coste della Dalmazia, dove si superano i 100-120 km/h con estrema facilità.

L’introduzione di masse d’aria molto fredde ma più secche, di origine continentale, complica ulteriormente la situazione, rendendo le precipitazioni associate a questi fronti piuttosto discontinue, con accumuli più significativi solo sui versanti sopravento dell’Appennino orientale. A ciò bisogna aggiungere pure le complicanze nostrane, legate al “caos” dei tanti microclimi locali che caratterizzano ogni regione del Bel Paese, dalla Valle d’Aosta alla Puglia. Quella dei microclimi italiani è una questione molto complessa, ci vorrebbero giorni per elencarli tutti. In regioni dalla particolare conformazione orografica, come l’Emilia-Romagna, la Sicilia o la Basilicata, ne possiamo contare diversi, a pochi chilometri di distanza. Ogni area risponde diversamente al tipo di regime dei venti al suolo e in quota. Di certo chi sa interpretare tutte queste variabili, appena elencate nel caso italiano, è in grado di poter formulare le migliori previsioni del tempo in ogni angolo del nostro pianeta.

previsioni meteo pasquaLa situazione si complica ulteriormente nei delicati momenti di transizione stagionale, come appunto nel mese di Aprile, quando si verifica il definitivo passaggio di consegne tra l’Inverno e la Primavera. Pasqua cade sempre in un momento molto delicato, di spiccata variabilità con una continua alternanza tra fasi marcatamente perturbate e invece passaggi di alta pressione che regalano scenari simil-estivi, stabili, soleggiati e miti. Ecco perché anche quest’anno la Previsione per Pasqua e Pasquetta ci farà sudare molto: non arrabbiatevi se arriveremo a pochi giorni dalle feste e le informazioni saranno ancora poco chiare e contrastanti. Saremo arrovellati molto più di voi a decifrare correttamente i messaggi della natura e le indicazioni bariche per leggere in modo preciso che tempo che farà. Come sempre, al vostro servizio.