Svelata la prima FOTO di un buco nero: l’inizio di una nuova fisica, “una pietra miliare dell’astronomia gravitazionale”

Svelata la prima prova visiva diretta di un buco nero supermassiccio e della sua ombra. La scoperta rivoluzionaria è stata annunciata oggi

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L’EHT (Event Horizon Telescope) – una schiera di otto radiotelescopi dislocati su tutta la Terra, costruiti attraverso una collaborazione internazionale – è stato progettato per catturare l’immagine dei buchi neri. Oggi, in varie conferenze stampa coordinate in tutto il mondo, i ricercatori dell’EHT rivelano il loro primo successo, svelando la prima prova visiva diretta di un buco nero supermassiccio e della sua ombra.

La scoperta rivoluzionaria è stata annunciata oggi con una serie di sei articoli, pubblicati in un numero speciale di The Astrophysical Journal Letters. L’immagine rivela il buco nero al centro di Messier 87, una massiccia galassia nel vicino ammasso di galassie della Vergine. Il buco nero si trova a 55 milioni di anni luce dalla Terra e ha una massa pari a 6,5 ??miliardi di volte quella del Sole.

Una pietra miliare della astrofisica moderna, e un formidabile esempio di cooperazione globale“: lo ha dichiarato il presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica, Nichi D’Amico.

Oggi si apre la “prima pagina di un libro nel quale e’ possibile fare osservazioni sempre piu’ accurate di questi oggetti, previsti un secolo fa da Albert Einstein“, ha dichiarato all’ANSA Luciano Rezzolla, direttore dell’INFN di Francoforte e membro del comitato scientifico della collaborazione Eht.

L’Event Horizon Telescope (EHT) ha fotografato il buco nero supermassiccio al centro della galassia Messier 87 e la sua ombra. Il confine del buco nero – tecnicamente orizzonte degli eventi – è circa 2,5 volte più piccolo dell’ombra che proietta e misura poco meno di 40 miliardi di km. Questo anello ha una lunghezza di circa 40 microarcsecondi – l’equivalente della lunghezza di una carta di credito sulla superficie della Luna. Crediti: Collaborazione EHT

Le nostre osservazioni forniscono una prova diretta della presenza di buchi neri supermassicci nei centri di galassie e dei meccanismo centrale dei nuclei galattici attivi,” ha spiegato all’ANSA Mariafelicia Delaurentiis, astronoma e astrofisica dell’Universita’ di Napoli Federico II e della sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), che come membro della collaborazione Eht ha coordinato il gruppo di analisi teorica dell’esperimento. Le nuove osservazioni “costituiscono un nuovo strumento di indagine per esplorare la gravita’ nel suo limite estremo e su una scala di massa che finora non e’ stata accessibile“. Un approccio che “e’ uno strumento formidabile per confermare o escludere le varie teorie relativistiche della gravitazione formulate accanto alla Relativita’ Generale“. Questo significa che “la teoria di Einstein potrebbe non essere la teoria finale dell’universo“. La prima foto di un buco nero “e’ un altro passo in avanti nel nostro modo di comprendere i grandi misteri dell’universo“, oltre ad essere il frutto di “un bellissimo esempio di collaborazione e cooperazione internazionale“. E’ “un momento d’oro per gli scienziati che sondano i segreti del cosmo, e’ l’inizio di una nuova fisica, stiamo guardando qualcosa di assolutamente nuovo. Questo risultato e’ una delle pietre miliari dell’astronomia gravitazionale. D’ora in poi, la classificazione di questi oggetti cambiera’ la nostra visione dell’universo“.

“E’ un risultato che segna una nuova epoca anche per le incredibili innovazioni a 360 gradi che sono state raggiunte”, ha dichiarato all’ANSA Elisabetta Liuzzo, dell’Istituto di Radioastronomia dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e del Centro regionale del radiotelescopio Alma dell’Osservatorio Europeo Australe (Eso). “I buchi neri sono dei laboratori fisici unici” e avere ottenuto una loro immagine permette di studiare per la prima volta le condizioni estreme dello spaziotempo nei dintorni del buco nero, finora “inaccessibili dagli esistenti strumenti astronomici“: ciò “permettera’ di testare le leggi fondamentali che spiegano come l’Universo funzioni su piccole e grandi scale, per esempio per la fisica quantistica e la teoria della relativita’ generale di Einstein, e costituira’ la base per poter creare e validare cio’ che ancora manca, ovvero una unica singola teoria che sia universale“.

Astrofisica, l’esperto: “prossimo passo osservare il buco nero della via Lattea”

Un lungo applauso accoglie a Roma, nella sede centrale dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), l’annuncio della prima foto di un buco nero. Emozione e incredulita’ si diffondono in sala. Il risultato, mostrato in contemporanea anche a Bruxelles, Washington, Santiago del Cile, Shanghai, Tokyo e Taipei, e’ stato ottenuto dal progetto Event Horizon Telescope (Eht), e pubblicato in sei articoli sulla rivista The Astrophysical Journal Letters. L’Italia partecipa con l’Inaf e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). “Siamo di fronte ad una scoperta epocale, la prima prova diretta dell’esistenza di un buco nero: e’ un momento d’oro per l’astrofisica”, ha commentato a caldo il presidente dell’Inaf, Nichi D’Amico. “Ancora una volta Einstein ha visto giusto. La foto e’ molto intrigante: i buchi neri affascinano molto, perche’ sono tra gli oggetti piu’ misteriosi dell’universo”, ha aggiunto. Il progetto Eht conta piu’ di 200 persone ed e’ stato finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) con 14 milioni di euro. Per Elisabetta Liuzzo, dell’Inaf di Bologna, “e’ uno dei risultati che cambiano la prospettiva della fisica, aprendo opportunita’ nuove per lo studio dei buchi neri. Sono ancora incredula – ha detto – Non ci aspettavamo questo risultato. Quando ho visto per la prima volta la foto, sono rimasta senza parole e ho pensato fosse una simulazione”, ha aggiunto. Dopo che nel 2016 le onde gravitazionali hanno dimostrato l’esistenza dei buchi neri, arriva adesso la loro prima foto reale. “L’immagine non assomiglia, pero’, a quella che abbiamo visto nel film Interstellar”, ha spiegato Ciriaco Goddi, responsabile scientifico di BlackHoleCam, parte del consorzio Eht. “Nell’immagine si vede plasma incandescente che orbita intorno al buco nero. La parte interessante – ha aggiunto – e’ il disco centrale opaco, che mostra la materia inghiottita dal buco nero. Adesso – ha concluso – vogliamo osservare anche il buco nero al centro della Via Lattea, Sagittarius A*, e siamo sicuri che riusciremo a vederlo”.

La commissione UE: “risultato vincente”

L’orgoglio di una scoperta tutta europea, non solo per i finanziamenti, ma per il modo di lavorare mettendo insieme persone di tutto il mondo. Una formula vincente che dimostra quanto sia importante la liberta’ della scienza e la validita’ delle sue intuizioni. Cosi’ Carlos Moedas, commissario europeo alla Ricerca, scienza e innovazione, ha commentato l’annuncio della prima immagine di un buco nero. “Questa incredibile scoperta – ha detto – dimostra ancora come lavorare insieme con partner in tutto il mondo, possa portare al raggiungimento di orizzonti impensabili per la nostra conoscenza”. I buchi neri per molto tempo hanno alimentato “i nostri sogni e curiosita’. Oggi, grazie al contribuito di ricercatori europei, la loro esistenza non e’ piu’ solo un concetto teorico. Crediamo nell’intuizione della scienza, nella sua liberta’. Sono gli scienziati quelli che fanno le scelte”, ha aggiunto. Il tempo, secondo Moedas, “sara’ diviso prima e dopo questa immagine. Sono fiero dell’Europa, perche’ ha investito tanto in questi progetti”. I finanziamenti europei, attraverso il Consiglio europeo di ricerca (Erc), hanno dato un supporto cruciale a questa scoperta, soprattutto sostenendo il lavoro dei tre coordinatori della ricerca e del loro gruppo di lavoro con risorse per 14 milioni di euro. Nel prossimo futuro, ha concluso Moedas, si continuera’ a lavorare cosi’, probabilmente con l’ingresso di nuovi paesi nell’Eso, ma la particolarita’ dei programmi europei “e’ che non sono solo europei, ma che si mettono insieme persone di tutto il mondo a lavorare insieme. E’ un posto unico”.